Le immagini del passato di Mameli e di Pascoli ci portano alla scoperta della nostalgia

Alla scoperta della nostalgia: un viaggio che guidano Mameli con l’album “Amarcord” e Pascoli con la poesia “La Tessitrice”.Quello della nostalgia è uno stato d’animo rivolto ad un passato di cui si rimpiangono condizioni, momenti o persone che lo hanno segnato. È fatta di continue rievocazioni, la nostalgia, e queste possono strappare un sorriso, suscitare il risveglio di un dolore o far sorgere il dubbio del “chissà come sarebbe stato”. Interamente volto alla nostalgia è il primo disco del cantautore Mameli, pubblicato lo scorso venerdì: Amarcord.

“Amarcord” è il primo album di Mameli

Mameli ci ha messo un po’ prima di pubblicare il suo disco ma “parlare di se stessi è forse una delle cose più difficili“. Così ha presentato l’album, ai fan che da tempo lo sollecitavano sui social. In copertina il suo volto, su sfondo bianco. Niente sovrastrutture, solo tante emozioni che scorrono sulle note di brani che raccontano immagini e scorci di realtà. Amarcord vuol dire “io mi ricordo”, ed è un titolo che rispecchia perfettamente il contenuto del disco. In continua rievocazione del passato si susseguono tutta una serie di immagini che emergono in superficie dal profondo mare dei pensieri. “Come quando hai una lampadina in testa che ogni tanto si accende e ti ricorda una persona, una storia. E tu la vedi, e dici: cavolo, sarebbe potuto essere…ma no che dico, ormai è fatta” – ha scritto l’artista sui social.

Mameli

“La tessitrice” di Giovanni Pascoli

I ricordi emergono mediante immagini, che in pochi attimi si fanno vive tra tutti gli altri pensieri e li sovrastano. Così esce fuori “La tessitrice” di Giovanni Pascoli, nell’omonima poesia, mediante il fantasma della donna protagonista, che il poeta ha amato e che è scomparsa immaturamente. Nella poesia, contenuta nella sezione “Il ritorno a San Mauro” che chiude i Canti di Castelvecchio, l’autore la immagina sedere con lui, sulla panchetta del telaio. È un’immagine surreale, perché la donna non c’è più, e l’autore lo sa bene: “Io non son viva che nel tuo cuore”, scrive.

Mi son seduto su la panchetta
come una volta… quanti anni fa?
Ella, come una volta, s’è stretta
su la panchetta.

E non il suono d’una parola;
solo un sorriso tutta pietà.
La bianca mano lascia la spola.

Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d’un cenno muto:
Come hai potuto?

Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sé.
Muta la spola passa e ripassa.

Piango, e le chiedo: Perché non suona
dunque l’arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perché non suona?

E piange, e piange – Mio dolce amore
non t’hanno detto? Non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.

Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so;
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò. –

Nostalgici perché fragili?

C’è chi è nostalgico tutto l’anno e chi invece prova questo sentimento solo quando emerge un ricordo. Ma cosa succede, quando un momento del passato emerge tra tutti i pensieri e li sovrasta? “La cosa che più fa male sono i ricordi, le immagini che abbiamo già in testa, che ogni tanto vengono in superficie e ti cambiano la giornata“, scrive Mameli. Qualcuno lo descriverebbe come un forte dolore in mezzo al petto, qualcuno come una nuvoletta passeggera che oscura una giornata di sole. A volte sembra che un’emozione si faccia viva solo nella nostalgia del ricordo, perché nel momento in cui viene vissuta è difficile averne piena consapevolezza. “Si chiama nostalgia, e serve a ricordarci che, per fortuna, siamo anche fragili” – scriveva Cesare Pavese.

 

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