Nuovo caso di manipolazione di dati (e di menti) per uno degli argomenti scientifici più discussi e (im)popolari dei nostri giorni: i vaccini.

L’episodio.

Negli ultimi giorni, venuta alla luce la totale infondatezza basata su dati errati, si è parlato di un’idea che è stata partorita da due ricercatori dell’Università della British Columbia (Canada), Christopher Shaw e Lucija Tomljenovic: l’idea secondo cui l’alluminio usato come adiuvante per alcuni vaccini provochi, nei topi, sintomi simili a quelli dell’autismo. I Sali di alluminio infatti sono presenti in piccoli dosi poiché pare aumentino la capacità di protezione nella risposta immunitaria in alcuni vaccini utilizzati in età pediatrica. La pubblicazione risale al 5 settembre 2018, ma la sua ritrattazione avverrà solo tra qualche giorno. Shaw si è difeso affermando che i dati, a sua insaputa, sono stati manipolati prima della pubblicazione, ma non è nuovo a questo genere di eventi: già nel 2012 prima, e nel 2014 poi, le sue pubblicazioni erano state ritrattate, esattamente come quella dello scorso settembre. Per chiarire, ritrattare una pubblicazione consiste nel ritirare quello studio da ogni banca dati, piattaforma, riviste scientifiche disponibili. Pare infatti che gli studi fossero condotti con metodi sbagliati, con dosi (sperimentali, quelle usate su cavie) diverse da quelle usate in età pediatrica e, come evidenziato nell’ultima pubblicazione, c’erano finanziamenti per circa 900mila dollari – che gli interessati percepivano direttamente – da parte di associazioni che sono contro l’utilizzo dei vaccini e cercavano quindi dati per poter suffragare le loro tesi in merito. Ovviamente tutte tesi smentite successivamente.

Il mercurio prima dell’alluminio.

Ma non sono questi gli unici casi che hanno molto diviso l’opinione pubblica e fatto triplicare le forze ai ricercatori in materia per poter smentire o confermare altri dati. Infatti, sempre nel 2014, il Tribunale di Milano sentenziò che venisse risarcita, tramite assegni bimestrali, la famiglia di un bambino diventato autistico dopo la somministrazione del vaccino esavalente. La comunità scientifica, dal canto suo, si espose anche in quell’occasione riconfermando il fatto che non esiste alcuna correlazione tra l’autismo e i vaccini. Secondo il giudice, infatti, “un disinfettante a base di mercurio” presente nel vaccino era stato responsabile dell’insorgenza della sindrome. Per essere più specifici, la sostanza presente è il Tiomersale, un sale contenente mercurio che viene usato come conservante. Strano, comunque: è dal 2000 infatti che il mercurio non viene più usato nei vaccini e infatti non viene riportato nella scheda tecnica del farmaco. E, se anche si trattasse di un caso di un lotto contaminato, la scienza non ha mai dimostrato correlazioni tra la sostanza utilizzata e l’autismo. Il derivato, infatti, non provoca danni al Sistema Nervoso ma “per evitare di cadere in ansie e dubbi inutili, si è deciso comunque di eliminarlo dalle normali composizioni usate per i vaccini.” Queste le parole riportate da Stefania Salmaso, direttrice del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute (Cnesps) presso l’Istituto superiore di sanità (Iss).

Gli interessi economici.

Andando ancora a ritroso, nel 1998, un medico britannico, Andrew Wakefield, manipolò volontariamente i dati sui vaccini somministrati a 12 bambini coinvolti in un studio per poter confermare il nesso di causalità tra l’Autismo e il vaccino trivalente (Morbillo, Parotite, Rosolia). I risultati vennero successivamente pubblicati sulla rivista scientifica Lancet. Solo molti anni dopo si seppe che il medico era stato pagato profumatamente da uno studio legale che stava seguendo il caso di alcuni di quei bambini coinvolti nello studio e che aveva necessità di dimostrare il rapporto “causa-effetto” (vaccino -> autismo). Anche parte dei suoi colleghi confessò il misfatto e il Sig. Andrew, nel 2010, fu radiato dall’Ordine dei Medici e la sua pubblicazione fu ritrattata.

I rischi reali.

Chiariamo: nessuno spaccia i vaccini per elisir di lunga vita. I vaccini, infatti, come ogni farmaco, hanno degli effetti collaterali – cioè delle complicanze legate strettamente al principio attivo interessato – le cui percentuali, in rapporto al beneficio che essi comportano, diventano trascurabili. Infatti, per i danni associati al SNC come la Meningite o l’Encefalite, è stimato un rapporto di 1 caso ogni milione di somministrazioni. L’insorgenza della febbre, per citare uno degli esempi di effetto collaterale “tipico” dopo l’inoculazione del farmaco, e che viene spesso interpretata come un sintomo prodromico di qualche malattia strana, rara, è una normalissima reazione allo stimolo: è infatti risaputo che l’innalzamento della temperatura corporea è un meccanismo di difesa naturale contro i patogeni provenienti dall’interno o dall’esterno per evitare che questi possano replicarsi ulteriormente nel nostro organismo. L’insorgenza di reazioni anafilattiche post-inoculazione è sovrapponibile a quella delle complicanze legate al SNC. Tra le altre cose, i rischi-benefici legati alla popolazione pediatrica sono uguali a quelli per la popolazione adulta. Proprio per questo, anche l’Unicef tempo fa ha preso una posizione netta sui vaccini affermando che sono uno dei più efficaci strumenti di tutela della salute infantile.

Francesco Fascia

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