La produzione sociale dell’ignoranza: tha Supreme e la spettacolarizzazione della pubblicità

Il rapper tha Supreme ha pubblicizzato l’uscita dell’album “23 6451” mediante due statue poste a Milano e Roma. La musica è diventata solo spettacolarizzazione?

La statua di tha Supreme comparsa in questi giorni nelle stazioni di Roma (Termini) e Milano (Centrale) per sponsorizzare il nuovo album “23 6451”

Il diciottenne rapper di Fiumicino tha Supreme è in cima alla classifica FIMI con “blun7 a swishland”: i temi trattati sono bilanciati con l’impatto mediatico che la pubblicità ha portato con sé? Guy Debord e il mondo della sociologia dei nuovi media possono venirci in aiuto per rispondere a questo interrogativo.

L’industria dello spettacolo

“L’industria dello spettacolo” è un libro di Guy Debord che possiamo a tutti gli effetti definire profetico: già negli anni ’60, Debord immagina che lo spettacolo, in quanto mise en relief  di eventi di un personaggio, possa entrare in stretto collegamento con il mondo e la sfera della politica. Se allarghiamo questa visione al mondo di oggi, possiamo dire che Debord aveva proprio centrato il punto: oggigiorno il mercato è quanto di più gerarchizzato esista. Le motivazioni alla base di questa “profezia”, che tanto astrusa poi non è, sono da ricercare nei grandi investimenti compiuti dalla Seconda rivoluzione industriale in poi: cinema, radio, tv e poi, cronologicamente per ultimo, internet. L’informazione, oggi, passa mediante questi quattro principali canali e vettori, che a loro volta puntano le loro ricchezze sulla pubblicità che acquisisce sempre più potere. La persuasione è un aspetto fondamentale del mondo in cui viviamo e Debord ha anticipato anche la svolta che avviene nel mondo della pubblicità e dell’informazione: la veridicità, il cosiddetto “fact checking” non è più una cosa così fondamentale. Largo spazio ed interesse all’importanza dell’evento in sé, anche (e, purtroppo, soprattutto) se posto ad un confine labile tra verità e fake news.

Il frontespizio di una delle prime edizioni de “La società dello spettacolo”, capolavoro profetico del sociologo e filosofo francese Guy Debord

Élite tha Supreme

Tutto sta nel comprendere il titolo: “23 6451”. “Le basi”. tha Supreme introduce l’ascoltatore a sentire le sue basi, non solo nel senso di beat musicali, ma soprattutto ideologicamente parlando. Nel linguaggio codificato “leet”, “23 6451” è il corrispondente, per l’appunto, della parola “le basi”, in un alfabeto aperto e in continua evoluzione e mutamento, come appunto quello del “leet”. Consequenzialmente, quest’ultima parola è una storpiatura di “élite”. tha Supreme, quindi, lo mette ben in chiaro fin da subito: l’album con il quale vi approccerete è per pochi eletti, solo chi è capace di comprendere le mie parole, i miei testi (e anche il mio titolo) può capirmi. Il rapper romano parla ad una nicchia ristretta di pubblico, quello che a tutti i costi vuole fare suo: le nuove generazioni. E ci riesce, benissimo. 13.005.922 stream in un giorno, piazzandosi al secondo posto come risultato globale. 7 tracce nella chart Top 200 Global di Spotify e tutti i 20 brani nelle prime 21 posizioni della Top 50 Italia. Seppur giovane, è un successo annunciato, benché costruito nel tempo, per un lavoro, “23 6451”, che si avvale di collaborazioni importanti: da Salmo a Marracash, passando per Fabri Fibra, Mahmood e Gemitaiz (solo per citarne alcuni). Ma entriamo più nel dettaglio: come si fa a costruire un successo annunciato? Perché anche se a parole sembra facile, lo studio e la pianificazione dietro una vittoria scontata è pur sempre frutto di duro lavoro… non esclusivamente di tha Supreme.

tha Supreme, pseudonimo di Davide Mattei, è classe 2001, ma ha già infranto numerosi record musicali. Può essere considerato il nuovo predestinato del rap?

La produzione sociale dell’ignoranza

Zygmunt Bauman parlando di “Vita Liquida” e consensualmente di “società liquida”, ci parla di un ambiente comunicativo oramai privo di filtri e punti di riferimento: oggi, nella baraonda generale dei nuovi media, possiamo trovarci di fronte il nuovo tha Supreme, potenzialmente, ogni giorno. Basta che sia la pubblicità e la moda del momento a volerlo. È cosa sufficiente, allora, mettere un’enorme statua che ti raffiguri al centro di due stazioni per essere certi del successo. Fa riflettere come questa manovra di marketing sia stata studiata nel dettaglio per funzionare non solo tra i ragazzi e le ragazze delle nuove generazioni. La statua, infatti, è posta in una stazione, dove transitano un numero di esseri umani immenso e variegato: dal pendolare al giovane adulto, dall’uomo di mezz’età all’adolescente, quest’ultimo magari arrivato sino a Termini o Centrale proprio per potersi fare una foto con una statua, la statua che rappresenta il suo idolo del momento. tha Supreme e i suoi manager del marketing hanno colto a pieno il mondo dei media di oggi: la pubblicità online e a cavallo tra due storie Instagram è già questione superata. Bisogna che i “followers”, ma anche, e soprattutto (!), chi non conosca il diciottenne rapper di Fiumicino, si trovi dinanzi ad un qualcosa di più tangibile, messo in bella vista e, al contempo, che esalti il suo nome e con il quale si possa interagire facilmente. La statua è il valore perfetto per incarnare questo tipo di idea ed è proprio da qui che si gettano le basi per questo successo costruito. Non ci spaventiamo troppo se poi i giovanissimi volano sul pianeta swishland con un blun7 tra le dita, perché è il loro idolo a cantarlo e la mente dei giovani, si sa, è facilmente plasmabile.

“Bling Blaow” ed il gioco è fatto.

 

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