Il Superuovo

La pittura di Pasolini, che rivoluzionò letteratura e cinema, si apre ai visitatori in Friuli

La pittura di Pasolini, che rivoluzionò letteratura e cinema, si apre ai visitatori in Friuli

Uno studio friulano permette di godere dell’arte pittorica pasolinana, letterato eclettico e sceneggiatore che cambiò il volto del cinema italiano.

Pellicola.

Pier Paolo Pasolini, noto come regista di film ispirati ora al Neorealismo, ora alla classicità della letteratura italiana, non finisce mai di stupire nel suo immenso eclettismo.

Pier Paolo Pasolini artista

Grazie ad un’operazione di restauro importante, viene fuori uno dei tanti talenti del letterato eclettico Pier Paolo Pasolini. Sono stati restaurati diciannove quadri d’ispirazione avanguardista che dipinse negli anni di studi universitari: fu infatti allievo dello storico dell’arte Roberto Longhi. Questi verranno esposti nella Pinacoteca dedicata in Casarsa della Delizia, in provincia di Pordenone, dove egli trascorse alcuni anni della sua adolescenza con la famiglia. I disegni a china, a tempera, ad olio e a tecnica mista, furono infatti per lui di grande ispirazione per le scenografie dei suoi film, nonostante questo suo talento sia così poco conosciuto. Dopo un intervento di pulizia e restauro realizzato mediante il sostegno di un bando della “Fondazione Friuli”, a breve i quadri saranno esposti nella sala “Academiuta di lenga furlana”, nella quale sarà possibile osservare anche una scelta di quadri degli artisti friulani con cui Pasolini sviluppò un sodalizio amicale ed artistico: Giuseppe Zigaina, Federico De Rocco, Virgilio Tramontin, Anzil e Renzo Tubaro. Fonte: https://www.ansa.it/canale_viaggiart/it/regione/friuliveneziagiulia/2020/12/28/nasce-la-pinacoteca-pasolini-con-19-quadri-dellartista_92fd2c8b-6b91-454f-83fd-bca47cb353ac.html

Pasolini e la madre.

Pasolini, letterato cosmopolita

L’affascinante eclettismo del Pasolini è dunque non solo il risultato dei suoi studi umanistici, ma anche della sua vita che si espresse nel cosmopolitismo  nell’interculturalità. Nato a Bologna nel 1922 da un ufficiale di fanteria ed una maestra, il Pasolini fu costretto fin dall’infanzia a continui trasferimenti a causa degli incarichi militari del padre. Un soggiorno assai significativo per la sua ispirazione letteraria fu quello nel sobborgo contadino di Casarsa, in Friuli, dove la famiglia soleva trascorrere l’estate. Stabilitosi a Bologna, frequentò il liceo e l’Università di Lettere moderne, luogo che gli consentì di mantenere dei contatti interessanti con Ungaretti, Montale e gli ermetici, ma anche la collaborazione con alcuni giornali. Tra il 1941 ed il 1942 compose la sua prima raccolta poetica :”Poesie a Casarsa”. Partecipe della vita politica, si iscrisse presto al PCI, ma venne ben presto espulso a causa delle accuse che si attirò per la sua omosessualità. Trasferitosi a Roma con la madre, ebbe modo di interloquire con autori come Caproni e Bassani, che gli procurarono alcuni incarichi editoriali. Tra i suoi scritti spiccano “Antologia della poesia dialettale del Novecento” ed il “Canzoniere italiano”. Iniziò a lavorare nella Rai come sceneggiatore. Il romanzo “Ragazzi di vita” segna la sua notorietà letteraria, sollevando anche accese polemiche politiche. Nel 1955 fondò la rivista “Officina” di stampo marxista e nel 1961 girò il suo primo film: “Accattone”. Dopo aver compiuto numerosi viaggi in giro per il mondo, scritto numerose opere e girato altri film, venne ucciso nel 1975 nelle campagne di Ostia in circostanze poco chiare.

 

“Ragazzi di vita” portatore di  scandalo e realismo

Dato l’evidente sperimentalismo ed eclettismo pasoliniano, non risulta possibile trattare l’artista in ogni suo aspetto in questo luogo, ma proverò a riassumerne alcune caratteristiche in maniera sineddotica. Il romanzo che diede avvio alla fama dello scrittore fu “Ragazzi di vita”, a motivo dello scandalo etico e politico che gli diede una siffatta risonanza. Esso conobbe un lungo processo di elaborazione durato cinque anni. All’arrivo nella capitale italiana, Pasolini rimane folgorato dal degrado dell’indigenza nelle periferie e comincia a comporre una serie di racconti sull’argomento, in una prosa mista di italiano e dialetto. Nel 1953 Garzanti editore accetta di pubblicare l’opera, ma solo a seguito di un cospicuo lavoro di censura che eliminò il turpiloquio ed i dettagli più scabrosi: il romanzo avrebbe costituito una novità radicale nel panorama letterario, cui l’opinione pubblica non era affatto preparata. Proprio a causa dello scandaloso e minuzioso realismo, l’opera venne bocciata sia al Premio Strega, che al Premio Viareggio, ma anche dagli intellettuali marxisti. Le prime recensioni positive giunsero dagli amici Contini e Bertolucci.

Titolo e struttura del romanzo

Nel titolo del romanzo sono posti in evidenza i due nuclei poetici fondamentali dell’opera omnia pasoliniana: il concetto di gioventù e quello di vita. La locuzione del titolo sta però ad indicare i giovani che appartengono al mondo della malavita. La struttura del romanzo è corale e consiste in una serie di racconti autonomi che s’intrecciano l’un l’altro, che trattano degli espedienti con i quali questi ragazzi riescono a sopravvivere.

 

Riccetto, protagonista del romanzo corale

All’interno di questo quadro complesso, emerge quello che lo stesso Pasolini definisce un “personaggio-pretesto”, ovvero una sorta di “fil rouge”: il Riccetto. Esso è il rappresentante di un intero universo. La storia di questo personaggio si dipana attraverso alcuni eventi cruciali. A seguito della morte della madre, egli si trasferisce dal quartiere “Donna Olimpia” al “Triburtino”, ancora più degradato del precedente. A seguito dell’arresto per aver compiuto alcuni furti, trascorre degli anni in riformatorio: la rieducazione lo aiuterà a diventare un operaio onesto, ma dall’altra parte lo renderà preda di un egoismo sfrenato, che gli impedirà di aiutare un vecchio compagno che morirà affogato dinnanzi ai suoi occhi. Il romanzo potrebbe apparire un “Bildungsroman”, ma non può esserlo: la maturazione del personaggio non avviene in maniera perfettamente coerente, ma una cappa di egoismo lo divora nel clima di crudo realismo che l’autore non risparmia ai propri lettori.

Il luoghi simbolici del romanzo

Il realismo dell’autore viene però contaminato da artifici letterari e cinematografici, i quali rendono la dimensione romanzesca. Le molteplici vicende avvengono tutte in primavera o in estate: il caldo e la luce descritti amplificano la percezione dei sensi. L’ambientazione è spesso notturna ed il tempo risulta immobile ed incantato: tutto si compie nel presente assoluto in cui questi membri del “sottoproletariato” tentano di sopravvivere. I luoghi sono dunque aperti, e ciò galvanizza il rude incontro fra i “loci amoeni” della campagna e quelli rozzi , poveri e sporchi delle borgate di quell’esistenza selvaggia. Ad amplificare il realismo concorre la contaminazione linguistica fra: italiano, dialetto romanesco e gergo della malavita. Insomma, un realismo d’ispirazione verghiana che mette in luce gli aspetti tristi e scandalosi della vita cittadina, per questo tacciato di “oscenità”.

 

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