I decreti contro la diffusione del coronavirus hanno provocato la chiusura di mostre e musei. Per questo i più grandi musei mondiali si sono attivati online per mantenere viva l’arte.

In periodi come questi, in cui la noia potrebbe governare le nostre giornate, non dobbiamo dimenticare di affidarci alla cultura. Proprio per questo i musei più importanti del mondo hanno dato la possibilità di visitare le opere esposte virtualmente. Tra queste analizzeremo il “Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti” di Andrea Mantegna conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano.
Musei aperti online
Dalla Pinacoteca di Brera ai Musei Vaticani, Dal Met di New York all’Hermitage di San Pietroburgo, le gallerie più prestigiose del mondo aprono visite virtuali per rispondere all’emergenza Covid-19. I decreti emanati in Italia hanno messo in allarme tutti i Paesi, vista ormai l’imminente diffusione del virus a livello mondiale. Oltre a commercianti e ristoratori, anche i musei sono stati penalizzati dalle posizioni prese dal governo. Musei che però, oltre a conservare e proteggere la cultura, hanno anche il dovere di diffonderla. E proprio spinte da questo messaggio sono state le iniziative che hanno portato alla possibilità di essere vicini all’arte anche se chiusi in casa. Le visite virtuali messe a disposizione possono essere un modo differente per passare un pomeriggio presi dalla monotonia che aleggia.
La Pinacoteca di Brera è uno dei musei che per primi si sono attivati per combattere il virus. La Pinacoteca di Brera venne ufficialmente istituita nel 1809, sebbene una prima eterogenea raccolta di opere fosse già presente a partire dal 1776, con finalità didattiche, a fianco dell’Accademia di Belle Arti voluta da Maria Teresa d’Austria. Il corpus doveva infatti costituire una collezione di opere esemplari, destinate alla formazione degli studenti. Quando Milano divenne capitale del Regno d’Italia la raccolta, per volontà di Napoleone, si trasformò in un museo che intendeva esporre i dipinti più significativi provenienti da tutti i territori conquistati dalle armate francesi. Brera quindi, a differenza di altri grandi musei italiani, come gli Uffizi ad esempio, non nasce dal collezionismo privato dei principi e dell’aristocrazia ma da quello politico e di stato.
Andrea Mantegna
Andrea Mantegna nacque intorno al 1430. Già all’età di 10 anni si trasferì con la famiglia a Padova dove entra nella bottega di Francesco Squarcione. Padova a quei tempi era una città piena di sbocchi culturali e artistici, era la città dove circolavano pittori come Donatello e Filippo Lippi. Nel 1448 viene chiamato a far parte della squadra di artisti che decoravano la cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani a Padova, e già dalle prime opere è possibile osservare il carattere dell’opera di Mantegna. Utilizza un disegno incisivo dando alle forme un profilo angoloso che si staglia nettamente sul fondo, la prospettiva viene usata per dare monumentalità alle scene e ai personaggi che le animano. Nel 1460 fu invitato da Ludovico Gonzaga a Mantova dove diventerà artista di corte. Qui si dedica alla decorazione della Camera degli sposi nel palazzo ducale, per la quale idea una serie di grandi scene con punto di vista unico coincidente con il centro della stanza e una fonte di luce che corrisponde a quella reale. Gli affreschi per la camera degli sposi vengono terminati probabilmente nel 1474 mentre sempre a questo periodo appartengono il Cristo morto di Brera famoso per lo scorcio piuttosto ardito e il San Sebastiano del Museo del Louvre. Nel 1506, a Mantova, l’artista fu colto dalla morte senza riuscire a completare la Favola del dio Como.
Cristo morto nel sepolcro e tre dolenti

L’opera è senza dubbio uno dei simboli più noti del Rinascimento italiano. L’iconografia rappresentata è il compianto sul Cristo defunto che prevede la presenza di figure dolenti al fianco del corpo pronto per la sepoltura. Il Cristo è sdraiato su una pietra semicoperta dal sudario, la presenza del vasetto in alto a destra dimostra che è già stato cosparso di profumi. Mantegna strutturò la composizione per produrre un inedito impatto emotivo, il corpo di Cristo è vicinissimo al punto di vista dello spettatore che, guardandolo, è trascinato al centro del dramma. Le linee rappresentate dall’artista sono finalizzate a incentrare lo sguardo di chi osserva l’opera verso i dettagli più terribili: le membra irrigidite dal rigor mortis e le ferite ostentatamente presentate in primo piano come stabilito dalla tradizione di questo genere d’immagine.

A sinistra, compresse in un angolo, si trovano tre figure dolenti: la Vergine Maria che si asciuga le lacrime con un fazzoletto, San Giovanni che piange e tiene le mani unite e, in ombra sullo sfondo, la figura di una donna che si dispera, in tutta probabilità Maria Maddalena. Ma è la madre di Cristo la figura più famosa del dipinto. Il dettaglio delle lacrime è la dimostrazione della grandezza di Mantegna come pittore, della capacità di trasmettere il dramma e suscitare nient’altro che disperazione. Gli occhi dell’osservatore non possono che essere rapiti dalle emozioni delle sembianze al fianco del Redentore.