La bellezza è terrore: “Dio di illusioni” e “Le regole del delitto perfetto” ce lo dimostrano

Inganni, apparenza ed egoismo sono il mix perfetto per due storie di omicidi, il romanzo “Dio di illusioni” e la serie tv “Le regole del delitto perfetto”. Entrambe hanno come protagonista la bellezza che risiede nel male. Vediamo perchè.

Il romanzo Dio di illusioni si può aggiungere al filone dei romanzi ambientati nei college. Quest’ultimo nasce come “genere” intorno agli anni ’50, quando le società del dopoguerra istituivano dibattiti culturali all’interno dei campus universitari. Questi erano una critica alla vita nei campus, alla superiorità di cui si vestivano i professori e al tentativo di indottrinare negli studenti il loro punto di vista. Romanzi come questo hanno ispirato penne di altri autori e registi regalandoci serie televisive come How to geta way with a murder (le regole del delitto perfetto).

Dio di illusioni, Donna Tartt (1992)

The secret history (titolo originale) può essere definito il romanzo d’esordio dell’autrice statunitense Donna Tartt che, alcuni anni dopo, le farà guadagnare il premio Pulitzer. È stato scritto, probabilmente, nel periodo in cui frequentava l’università di Bennington. Il romanzo segue le vicende di sei studenti di materie classiche nell’università del New England. Ricchi e viziati i colleghi universitari dello squattrinato protagonista Richard Papen, si lasciano incoraggiare e sedurre spiritualmente dal loro insegnante di greco antico. Lentamente nei weekend si abbandoneranno alla pigrizia, all’alcool, droghe, a giochi erotici. Sin da subito l’autrice ci mette a conoscenza dell’omicidio che i giovani stanno cercando di nascondere attraverso la voce narrante in prima persona, che spiega l’accaduto solo anni dopo. Il tutto, oltre allo scopo letterario di disorientare il lettore, ha la capacità di unire il passato ed il presente con una catena di motivazioni che si paleseranno poco a poco. Le motivazioni sì, ma non l’identità dell’assassino. Tutto ciò ha ovviamente il movente di esplorare le idee dei personaggi del suo romanzo, andando per una vastità che abbraccia la tragedia greca. L’autrice si focalizza sui dibattiti letterari e culturali tra i suoi personaggi, proprio come i suoi predecessori fecero negli anni ’50 ( Mary McCarthy ad esempio, con I boschetti di Academe), per penetrare a fondo nel ruolo della cultura e dell’identità, ma anche del genere sessuale.

Il genere del romanzo

Non può essere definito romanzo giallo dato che mancano l’indagine, il dubbio, gli indizi. Non può essere catalogato come thriller dato che ne manca l’azione tipica di questo genere e non è nemmeno un romanzo di formazione. Non è detto che tenga il lettore attaccato alle pagine dal momento in cui diluisce le informazioni nello scorrere delle pagine. Non può essere definito un romanzo in cui sia presente adorazione ai classici, seppur lo studio della lingua greca e il mondo classico accentrano qualunque emozione dei personaggi. È un romanzo di narrativa, molto denso, con un’impronta noir. Ciò che mette in moto le vicende è il carisma del professore Julian Marlow che indottrina i suoi studenti con il culto del bello, del sublime e di Dioniso, il dio di illusioni, di estasi ebbrezza e liberazione dei sensi. Non è difficile pensare che l’adorazione di un dio di illusioni spinga a vedere il mondo come non è. La vera domanda nel romanzo è perché usiamo il passato letterario nel presente?

La linea sottile tra bene e male

È quanto accade ai nostri personaggi, la letteratura greca diventa così tanto presente che, per assaporarla si danno, in un certo senso, ad una vita dionisiaca. Il culto instillato da Julian finisce male, tant’è che nel loro momento di estasi dionisiaca fanno a pezzi un contadino. Più tardi uccideranno però un componente del gruppo Bunny, perché troppo pieno di se inizierà a ricattarli. Ma Henry, il leader, più tardi si suiciderà per “purificarsi”. Il professore li abbandonerà ai loro tristi, colpevoli destini e tutto comincerà a traballare. Ma proprio su questa infida e pacata nemica, la colpa, che continuerà a svolgersi il romanzo. La Tartt ci mette in mostra il centro del romanzo a poco a poco, così come metterà in chiaro che non è di Dioniso che si parla ma di come Richard comprenderà in realtà quanto il profondo marciume delle cose risieda in tutto ciò gli appare come bene. Un omicidio filosofico, si potrebbe dire, perché commesso alla luce dell’idea filosofica che la morte è la madre della bellezza. Dietro la sua scrittura c’è la libertà per noi lettori di giudicare l’omicidio come il voler seguire inconsapevolmente la teoria filosofica o di criticare quest’ultima.

I personaggi

I personaggi sono la chiave del confronto iniziale con la serie televisiva le regole del delitto perfetto.Partiamo da Richard, la voce narrante e protagonista. Il membro più “insignificante” del gruppo, con una vita passata inventata, ma soprattutto non appartenente a quel mondo. Si lascia coinvolgere dai suoi compagni di corso e si introduce nella loro cerchia. Julian il professore di greco naviga nella sua superbia ed è dedito al mondo classico e alla bellezza sterile e superficiale, un professore che insegnava le apparenze a giovani in età influenzabile. Henry, classicista, sostenuto ed erudito, l’idea del baccanale e l’omicidio di Bunny. Da perfetto classicista la sua morte sarà come quella di una tragedia in cui il riscatto sarà portato a compimento con un sacrificio, la sua vita. Charles e Camilla i gemelli amanti. Lei la ragazza contesa da tutti, lui alcolizzato e violento. Francis, giovane e omosessuale, mostra sensibilità e anche un briciolo di coscienza. Bunny è esuberane ed egoista, finto e suoperficiale che però sarà il primo a crollare emotivamente.

How to get away with a murder

Le regole del delitto perfetto (How to Get Away with Murder), serie televisiva statunitense di genere thriller giudiziario, creata da Peter Nowalk e prodotta da Shonda Rhimes, pare abbia tratto ispirazione proprio da questo romanzo e non viene difficile capire perchè. Il tutto ebbe inizio con un omicidio, quello di Sam Keating il marito di Annalise. La donna è un avvocato stimato e docente presso la Middleton University (Filadelfia). Anche qui si ripropone uno schema attraverso le scene: si parte dal dopo e si arriva al principio solo puntata dopo puntata. Essendo una serie tv, ovviamente, lo si percepisce dal cambio di scenario e dai colori che diventano sempre più cupi e verdastri. Il numero degli studenti qui è di cinque (non sei), ma comunque anche se non siamo in una classe di studenti di lettere classiche, ci troviamo di fronte ad un gruppo di universitari ( i migliori della classe) che sono legati dal loro segreto, in cui tutti volenti o no sono invischiati.

Non è difficile ritrovare delle somiglianze nelle personalità dei personaggi, prima fra tutte Annalise Keating e il professor Julian. Il carisma e le scelte poco legittime della donna, la fanno divenire un personaggio amato e odiato (mai odiato come Julian). La donna subito instaura un rapporto con il giovane Wes il più debole del “keating five” e l’unico a non avere appoggio economico dalla famiglia (un po’ come richard che finge una ricchezza che non gli appartiene). Wes sarà l’autore di questo primo omicidio e tutti lo copriranno, cercando un modo per incastrare qualcun altro con le loro abilità giuridiche. Il primo a crollare sarà proprio Connor, che sa essere odioso e superficiale quasi come Bunny, non una volta e soprattutto non per breve tempo, si assisterà alle sue reazioni al senso di colpa. A differenza di Bunny, Connor si incattivirà a tal punto da odiare Annalise. Quest’ultima però non perde mai la forza e l’astuzia di far girare le cose a proprio favore. Anche qui, oltre la colpa che li unisce inesorabilmente, c’è l’apparenza. Ognuno di questi sei personaggi si veste di ciò che più preferisce, nascondendo i dettagli più scottanti delle loro vite, nessuno escluso. Ma dov’è il punto? La bellezza (quella apparente e superficiale) ha un prezzo. In entrambe le storie tutti sono disposti a pagarlo, o quasi. Si è disposti a nascondere i colpevoli, a giustificare ogni loro azione cercando il bene nel male fatto. Celando quindi ogni movente che affonda le radici nell’egoismo di ognuno, mirando ad essere i “più” agli occhi di chiunque. È questa la cosa importante per ognuno di questi personaggi, non si riesce a vedere un reale pentimento da parte di nessuno, non si riesce a vedere altro scopo se non provare a sentirsi i migliori.

“É un’idea tipica dei greci e molto profonda. Bellezza è terrore” 

Dio di illusioni (1992), Donna Tartt

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