La nuova funzione “Trova lavoro” di Google: Quando Settore privato e pubblico si fondono

Google lancia in Italia una nuova funzionalità in collaborazione con La Repubblica, una nuova sezione in cui si possono consultare le offerte di lavoro, affinando i parametri di ricerca per centrare al meglio il campo di interesse.

 

Il servizio Google Job Search, dopo un periodo di beta testing disponibile solo negli Stati Uniti è arrivato in gran parte del mondo, compresa l’Italia e si propone di mettere in comunicazione chi cerca e chi offre lavoro. In collaborazione tra gli altri con il gruppo GEDI, editore de La Repubblica, e altri servizi online per la ricerca di un impego tra cui Jobonline, Monster e Rcs, Google cerca di fare qualcosa a cui il nostro governo auspica da un anno.

“Okay Google trovami un lavoro”

Nel nostro paese ci sono circa 2,6 milioni di disoccupati e oltre 13 milioni di inattivi, e senza dubbio la ricerca di lavoro “smart” potrebbe aprire molte porte finora chiuse. Come ha recentemente sottolineato l’Istat infatti, in Italia continua infatti a prevalere l’uso del cosiddetto “canale informale” nella ricerca di un lavoro: rivolgersi a parenti, amici e conoscenti rimane la pratica più diffusa (82,7% degli intervistati). Segue l’invio di curriculum e solo al terzo posto arriva la ricerca tramite internet. La nuova funzionalità di Google si propone proprio di oliare il meccanismo. Nei paesi in cui il servizio è già stato attivato tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna sembra aver apportato benefici alle economie locali, che hanno rilevato l’impatto migliorativo dell’esperienza sul motore di ricerca, sia in termine di visite che di candidature qualificate. Da oggi, dunque, la nuova funzionalità di google si mostrerà a chi cerca sul motore di ricerca “offerte di lavoro” – ma anche a chi scrive qualcosa di più dettagliato, come “contabile a Roma” o “insegnante a Milano” – una raccolta ordinata di opportunità lavorative affini alla ricerca effettuata. Sarà possibile perfezionare la ricerca grazie a filtri sulla posizione, sul tipo di contratto e sulla data di pubblicazione dell’offerta, e si potranno impostare avvisi di notifica personalizzati in caso di nuovi annunci, oltre a salvare le proposte più interessanti.

Ma non esisteva già?

Una domanda che potrebbe balenare in testa ad alcuni è, ma tutto questo lavoro da parte google a che serve? Del resto in Italia già esistono i Centri per l’Impiego che fanno proprio questo, popolati da impiegati pagati apposta per unire domanda e offerta di lavoro quindi dov’è la necessità? Beh non è un segreto che il nostro sistema di Centri per l’Impiego non funzioni come dovrebbe, bloccato da burocrazie, sistemi antiquati e reliquie di un epoca pre-internet che impedisce non tanto ai lavoratori di inserire le proprie richieste di trovare un impiego ma alle imprese di trovare il tipo di lavoratore che ricercano, in quanto non esiste una ricerca da parte delle aziende divisa per categoria, nonostante il lavoratore sia obbligato a immettere queste informazioni. In poche parole un datore di lavoro non può ricercare operai o impiegati in base alle loro qualifiche, ma solo in base a criteri quali l’età, il livello di titoli di studio(diploma, laurea, terza media…) e poco altro. Difatti una delle prerogative dell’Reddito di Cittadinanza era proprio quello di ricostruire il database dei Centri per l’Impiego in modo da renderli più funzionali ad aziende e lavoratori, in maniera non dissimile da quanto ora offre Google in maniera gratuita e aggiornata. Ed è proprio qui il punto.

Il privato che surclassa il pubblico

La morale principale di questa storia in mia opinione non è tanto la qualità del servizio che google andrà ad offrire o la mancanza di qualità nel servizio che offre il nostro governo, quanto come l’evidente disparità tra i due favorisca in modo non più ignorabile il settore privato, per costruzione più aperto all’innovazione e più pronto a intraprendere rischi in caso di possibili guadagni, ma anche molto meno interessato al benessere delle persone, che anzi spesso sacrifica in cambio di un aumento dei profitti. Ed è motivo sufficiente di comprensibili preoccupazioni questa ingerenza del settore privato negli ambiti del pubblico, perché il passo è breve dal lasciarsi battere sui Centri per l’Impiego ad un sistema sanitario come quello degli Stati Uniti.

Per altri articoli ed analisi del mondo contemporaneo clicca qui

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.