Il Superuovo

“La notte del giudizio per sempre” mette in scena l’antico mito Platonico

“La notte del giudizio per sempre” mette in scena l’antico mito Platonico

Cosa arriva a fare l’uomo quando non deve più rispondere delle proprie azioni: l’uomo invisibile 

Quanto è pericoloso seguire i propri istinti naturali? La notte del giudizio per sempre conferma le previsioni di Platone. Mette in scena il lato animale dell’essere umano. Quando l’uomo si divincola dalle catene della morale, dalle costrizioni sociali, il mondo non è più un posto sicuro in cui vivere.

COLORO CHE RISPETTANO LA GIUSTIZIA LO FANNO PER IMPOTENZA: IL MITO DI GIGE

Nel libro della Repubblica, volume II, Glaucone si trova a sostenere in comune accordo con Platone la tesi per cui nessuno è virtuoso volontariamente. L’argomentazione Platonica muove i primi passi dal mito di Gige.

Gige era un pastore al servizio del re di Lidia. In seguito ad un nubifragio e una scossa tellurica il terreno in cui Gige pascolava il suo bestiame si squarciò producendo una voragine. Affascinato iniziò a curiosare all’interno della profonda apertura e vi scorse un cavallo di bronzo. Sempre più curioso si affacciò e vide un cadavere di dimensioni sovrumane. Il corpo era  vestito solamente da un preziosissimo anello. Essendo in quel momento inosservato decise di appropriarsene.

Quando venne organizzata la riunione mensile dei pastori Gige si presentò con l’anello. Casualmente girò la pietra del gioiello verso il palmo della mano e improvvisamente si rese conto di essere diventato invisibile agli occhi degli altri partecipanti. Scoprì quindi che girando la pietra aveva la capacità di diventare invisibile.

Si presentò alla corte del re e approfittando dei nuovi poteri gli sedusse la moglie, lo assalì e lo uccise. Così Gige diventò il nuovo re di Lidia.

Ebbene il messaggio che il mito di Gige vuole trasmettere è lampante. Una volta ottenuta la possibilità di non avere ripercussioni per le proprie azioni ognuno di noi non segue più la legge.

DeMonaco segue la stessa linea di pensiero di Platone, è interessante vedere in La notte del giudizio per sempre quali siano le estreme conseguenze della libertà.

“LA NOTTE DEL GIUDIZIO PER SEMPRE”, UNA SAGA INCENTRATA SULL’ANARCHIA E IL POTERE

Nella Notte del giudizio, per sempre, l’ultimo capitolo della saga, la regia è stata affidata al regista latinoamericano Everardo Gout.

Nei capitoli precedenti della serie cinematografica, gli Stati Uniti sono governati da nuovi Padri Fondatori. E’ una società avanzata, ricca, ma i tassi di criminalità sono ancora troppo alti. Lo Stato decide di garantire alla popolazione dodici ore annuali di sfogo illimitato in cui ogni tipo di attività criminale diventa legale, compreso l’omicidio.

Perché il periodo dello sfogo? E’ stato ideato dal governo americano come un’occasione in cui permettere ai cittadini di liberarsi dalle proprie pulsioni negative, dall’ansia e dallo stress accumulato durante l’anno lavorativo. Inoltre il governo nutre la speranza che una volta terminate le dodici ore di anarchia, la popolazione si liberi completamente dalla frustrazione e possa quindi il resto dell’anno concentrarsi sul lavoro e sulla famiglia evitando di commettere altri atti criminali.

Ovviamente solo chi conduce una vita più agiata ha la possibilità di scegliere di non partecipare allo sfogo e di mettersi in sicurezza. Si può facilmente intuire quindi che questa catarsi non sia solamente un rito di purificazione della società, ma anche una modalità elegante adottata dal governo per eliminare deliberatamente i più deboli, ovvero i senzatetto, dalla popolazione.

In una Notte del giudizio per sempre, invece, la notte di anarchia viene portata alle estreme conseguenze. Il popolo americano insorge, gli Stati Uniti arrivano al collasso, scoppia una guerra civile. E’ il caos totale.

 

IL PARALLELISMO TRA IL MITO DI GIGE E LA SAGA ANARCHICA

Esiste la possibilità che James DeMonaco, l’ideatore della saga, si sia lasciato ispirare da questo antico mito, non lo sappiamo con certezza.

E’ semplice intuire il collegamento tra il mito di Gige e La notte del giudizio. In una situazione di anarchia in cui l’uomo ha la possibilità di ritornare alla sua condizione primordiale, a guidarlo diventa unicamente la legge della giungla. Il diritto sicuramente cederebbe il posto alla forza.

Siamo sicuri che le persone che ci circondano seguano per spirito i principi dell’etica? Possiamo fidarci veramente di chi ci sta accanto?

La morale è una costruzione sociale fortemente vincolante, se il governo garantisse l’impunità anche solo per una notte, cosa succederebbe realmente? In un’ipotetica circostanza in cui a comandare non fosse più la legge e di conseguenza venisse a mancare il timore di infrangerla, come ci comporteremmo?

Secondo Platone e DeMonaco la risposta non è così prevedibile.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: