La nostalgia: quel sentimento che ci lega a Ulisse, a Foscolo e ai Beatles

10 anni è stato lontano da casa o forse di più. La guerra, i viaggi, le peripezie e le donne gli hanno fatto perdere la concezione del tempo. Di fronte al mare, in un’isola che non è la sua, Ulisse quasi si rassegna ad un destino che lo vuole naufrago, errante e sofferente. Non saprebbe dire che male lo affligge, ma forte è il desiderio di tornare a casa dai suoi cari. La sua è nostalgia, ma non lo sa. I greci infatti non conoscevano la parola che è giunta a noi come “nostalgia”. Questa si deve al medico svizzero Johannes Hofer che nel XVII secolo la usò per descrivere una particolare malattia che avevano i soldati in guerra e che li portava a disertare dopo aver ascoltato i canti della propria terra lontana. Ma come descrivere un sentimento così profondo? Unì la parola nóstos che in greco significa ritorno ad άlgos, ovvero dolore, coniando così un termine che indicasse il dolore del ritorno: nostalgia.

Il sentimento di Ulisse è così forte da rifiutare l’invito di Calipso a restare con lei, ma soprattutto il suo dono prezioso: l’immortalità. Neppure questa riesce a “comprare” la sua nostalgia, cioè per dirlo con le parole di Kunderail desiderio inappagato di ritornare. Così la sua risposta all’invito della dea non può che essere: « Lo so bene anche io che Penelope a vederla è inferiore a te per beltà e statura: lei infatti è mortale, e tu immortale e senza vecchiaia. Ma anche così desidero e voglio ogni giorno giungere a casa e vedere il dì del ritorno » (Odissea – libro V). La nostalgia di Ulisse è duplice: egli desidera sì il ritorno, ma allo stesso tempo, soffre per tutto ciò che non ha ancora conosciuto. Quello che prova somiglia molto alla saudade, parola portoghese che indica il desiderio di un qualcosa che non c’è più o, proiettandosi verso il futuro, che deve ancora arrivare e che, forse, non arriverà mai.

“Né più mai toccherò le sacre sponde, ove il mio corpo fanciulletto giacque (…) Tu non altro che il canto avrai del figlio, o’ materna mia terra; a noi prescrisse il fato illacrimata sepoltura ”  (A Zacinto)

Così inizia e si conclude uno dei sonetti più celebri e toccanti di Foscolo, il quale conobbe bene il sentimento della nostalgia. Costretto infatti all’esilio, dopo la cessione della Repubblica di Venezia all’Austria, non potrà più fare ritorno alla sua terra. E così trasforma questo suo desiderio del ritorno in poesia. “A Zacinto” e “In morte del fratello Giovanni” sono i componimenti in cui la nostalgia si fa più amara. Perché riflettono a pieno i sentimenti di chi parte lasciando gli affetti e i luoghi amati. E quando lasci la terra dove sei nato e cresciuto e tua madre, dilaniata dal dolore, come puoi non provare nostalgia?

La nostalgia d’altronde cos’è se non quel sentimento che si prova quando si è lontani e si sente la mancanza di casa o in generale di persone o luoghi impressi nel cuore? Quando si sente un dolore nell’anima e gli occhi improvvisamente si riempiono di lacrime al solo ricordo di quel “ieri” che non c’è più. E come non pensare alla canzone dei Beatles, Yesterday, in cui la nostalgia diventa rimpianto per un amore che non può tornare ad essere com’era?

“Yesterday, all my troubles seemed so far away. Now it looks as though they’re here to stay. Oh, I believe in yesterday…”

 

Vignetta sulla nostalgia (Peanuts)

 

 

 

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