La musica e il rilascio di dopamina nel cervello: ecco perché ci fa sentire meglio

La musica è in grado di sostenerci ed infonderci belle sensazioni perché stimola il rilascio del neurotrasmettitore dopamina nel cervello.

Sistema dopaminergico
Il rilascio di dopamina avviene dalla substantia nigra verso 4 percorsi principali: via mesolimbica, via nigrostriatale, via tubero-infundibolare e via mesocorticale (quella responsabile di emozioni e sentimenti, arriva alla corteccia pre-frontale).

Quando ascoltiamo la musica avviene un meccanismo di ricompensa (come avviene anche per il cibo buono, il sesso e le droghe) che ci fa sentire meglio grazie alla dopamina, uno dei neurotrasmettitori che influenza l’umore e le emozioni (ma non solo).

Il ruolo della dopamina e i suoi recettori

La dopamina è uno dei più importanti neurotrasmettitori ed appartiene alla classe delle catecolamine (di cui fanno parte anche adrenalina e noradrenalina), derivati dall’aminoacido tirosina. Quando viene rilasciata dalle sinapsi chimiche, questo mediatore va a legarsi a recettori dopaminergici, strutture proteiche complesse che si attivano al riconoscimento del loro substrato mediandone il messaggio e producendo una risposta. La dopamina presiede al controllo e modulazione di molte funzioni, come:

  • movimento volontario;
  • umore, sentimenti, emozioni e comportamento;
  • sonno;
  • attenzione ed apprendimento;
  • pressione sanguigna;
  • inibizione da parte del sistema GABAergico;
  • produzione di prolattina (allattamento e gratificazione sessuale).

La parte emotiva viene gestita attraverso la via mesocorticale del sistema dopaminergico, che collega l’area tegmentale ventrale del mesencefalo alla corteccia pre-frontale, dove si sviluppano le funzioni cognitive complesse. In questo percorso sono presenti soprattutto recettori dopaminergici di tipo D4 (sottofamiglia dei D2-like) i quali, interagendo con il mediatore, diminuiscono la produzione di AMPc tramite una proteina G inibitoria, con conseguente interruzione del segnale elettrico eccitatorio e quindi un generale “rilassamento“. Al contrario, quando i recettori D1-like vengono attivati (o se gli stessi D2-like vengono bloccati da antagonisti, come i farmaci antipsicotici) dalla dopamina o da altre sostanze (amfetamina, cocaina e nicotina) si ha un’incremento di AMPc tramite una proteina G stimolatoria e quindi aumento degli stimoli nervosi.

La biosintesi delle catecolamine a partire dall’aminoacido tirosina richiede l’intervento di alcuni enzimi e altre sostanze. Epinefrina e norepinefrina sono gli altri nomi di adrenalina e noradrenalina.

Rilascio e recupero della dopamina nelle sinapsi

Una volta biosintetizzata nel corpo del neurone, la dopamina viene trasportata ed immagazzinata nel terminale pre-sinaptico all’interno di vescicole sinaptiche sia per proteggerla dagli enzimi degradatori, le monoammino ossidasi (MAO), sia per favorire il rilascio all’esterno. All’arrivo di uno stimolo elettrico infatti, gli ioni Calcio (Ca++) entrano nella cellula nervosa e provocano l’esocitosi delle vescicole, cioè la fusione con la membrana cellulare per rilasciare le molecole di neurotrasmettitore all’esterno. Attraversando la fessura sinaptica la dopamina arriva al neurone successivo (detto post-sinaptico) dove interagisce con i recettori D. Una volta finita la sua funzione, la dopamina deve essere allontanata rapidamente dallo spazio sinaptico: questo processo, la ricaptazione, è favorito da proteine trasportatrici chiamate DAT (trasportatore attivo della dopamina) che “pompano” una parte delle molecole di nuovo all’interno delle vescicole così da “riciclarla” per non dover usare altra energia e componenti per la sintesi. Il restante viene degradato dagli enzimi COMT (posti sulla membrana) o MAO (nei mitocondri all’interno della cellula).    

Schema di una sinapsi chimica, la giunzione cellulare che permette la comunicazione tra due neuroni vicini.

Patologie associate agli squilibri del sistema dopaminergico

Come avviene per tutte le sostanze presenti nel nostro organismo, un eccesso o un difetto di dopamina possono creare problemi che possono sfociare in serie patologie. La schizofrenia è causata sia da un eccesso di dopamina agente sui recettori D2-like (con sintomi come allucinazioni, deliri, agitazione psicomotoria ecc.) sia da un’ipofunzione dei recettori D1-like (con sintomi come deficit di attenzione e memoria, incapacità di provare piacere, povertà di pensiero e parola ecc.). Una carenza di questo neurotrasmettitore (insieme anche a serotonina e noradrenalina) può essere una delle cause della depressione. Infine, la degenerazione dei sistemi dopaminergico, colinergico, serotoninergico e noradrenergico può portare al morbo di Parkinson.

La musica come “terapia” nei disturbi del sistema nervoso

Nel 1985 a Genova è stata fondata la World Federation of Music Therapy, un’organizzazione non-profit che si dedica alla divulgazione della musicoterapia.

Music therapy is the professional use of music and its elements as an intervention in medical, educational, and everyday environments with individuals, groups, families, or communities who seek to optimize their quality of life and improve their physical, social, communicative, emotional, intellectual, and spiritual health and wellbeing. Research, practice, education, and clinical training in music therapy are based on professional standards according to cultural, social, and political contexts

La musicoterapia è una cura detta palliativa, cioè non è volta a curare effettivamente la malattia ma ad alleviarne alcuni sintomi. Viene usata in patologie come Alzheimer, Parkinson, autismo, disturbi dell’umore, psicosi e nel dolore cronico, seguendo proprio il principio del rilascio di dopamina nel cervello.

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