Il Superuovo

“La morte ti fa bella” e la Somaestetica ci invitano a riconsiderare la chirurgia estetica

“La morte ti fa bella” e la Somaestetica ci invitano a riconsiderare la chirurgia estetica

Un film cult e una nuova proposta filosofica offrono una nuova luce sull’importanza della corporeità

Meryl Streep, Goldie Hawn, Bruce Willis e Isabella Rossellini mettono in scena una delle commedie più famose e paradossali degli anni ’90, in cui la paura della morte e della malattia dà vita a situazioni rocambolesche e surreali.

ESORCIZZARE LA PAURA DELLA MORTE

Diventato un cult grazie alle performance dei protagonisti e agli effetti speciali avveniristici, La morte ti fa bella è un film che non ha bisogno di presentazioni.

Tuttavia, dietro la patina glitterata e carnascialesca, la pellicola veicola una forte satira sociale. Nella ossessiva ricerca della bellezza a tutti i costi, perfino di fronte al cadavere di loro stesse, le protagoniste portano in scena la critica all’eccesso della chirurgia plastica, fenomeno all’epoca sempre più dilagante.

La promessa della bellezza eterna, della gioventù imperitura è un mito che si perde nelle notte dei tempi. Probabilmente è il desiderio di tutti, anche di coloro i quali non lo confessano.

La risposta più immediata a tale fenomeno è che l’uomo esorcizzi in questo modo la paura della morte. Ovviamente è una risposta molto valida. Ma potrebbe non essere la sola. Certo, cercare di cristallizzare il tempo nella nostra forma migliore è un modo per illuderci di essere eterni, ma non solo. Nasconde una realtà più profonda, ontologica: essere corporei.

RISCOPRIRE IL CORPO: LA SOMAESTETICA DI SHUSTERMAN

Il termine Somaestetica è stato coniato dal filosofo americano Shusterman per indicare un insieme di riflessioni di carattere etico ed estetico intorno a un perno comune: la corporeità.

Il punto di vista di Shusterman è chiaro: noi non abbiamo un corpo, noi siamo un corpo. Quello che sembra un semplice gioco linguistico è in realtà una piccola rivoluzione nello sviluppo del pensiero occidentale. Sin dalla speculazione socratica, infatti, l’uomo è sempre stato considerato come una mente e un’anima rivestite da un involucro. Per secoli, dunque, le facoltà intellettive e psichiche, ma anche le virtù morali, sono state considerate la vera essenza dell’uomo, le sue caratteristiche ontologiche distintive. Il corpo è rimasto a lungo imprigionato nella sua condizione di inferiorità. A volte condannata, a volte esaltata, la corporeità ha sempre rivestito il ruolo di accessorio, di  aiutante e detrattore delle facoltà superiori, mai di protagonista.

La Somaestetica di Shusterman ribalta tale visione. L’uomo è corpo tanto quanto mente. Proprio per questo c’è bisogno di una filosofia che si occupi di esso, che riscopra la sua centralità. La proposta del filosofo americano è quella di riscoprire una dimensione filosofica autentica, prima delle contraffazioni  portate avanti dal platonismo e dalla tradizione giudaico-cristiana. Intendere la filosofia come un modo di vivere e di rapportarsi, a partire dall’affermazione e rivalutazione della corporeità.

Occorre precisare, tuttavia, che non si tratta di un puro e semplice edonismo. La Somaestetica non si pone come ricerca del piacere e acritico accondiscendimento dei bisogni fisici. Al contrario, prevede un lungo e intenso percorso di conoscenza del proprio corpo. Una presa di coscienza delle reazioni fisiologiche, esperienze sensoriali, bisogni, limiti e repulsioni. Solo in questo modo, continua Shusterman, si può vivere una vita autentica, scevra dai condizionamenti e dalle narrazioni stereotipate della società. Uno stile di vita volto alla conoscenza profonda e al potenziamento del proprio corpo come elemento centrale della nostre esistenza e del nostro essere

AVERE CURA DI SÉ E DELLA PROPRIA UNICITÀ

Ecco che forse è possibile dare una nuova lettura al dilagante fenomeno della chirurgia estetica. La morte di fa bella offre la versione classica: esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte. Attraverso la Somaestetica, tuttavia, è possibile ampliare la visione e porre il problema sotto una luce diversa. Da una parte, sdoganando l’importanza della corporeità come elemento centrale e a se stante della persona umana, la Somaestetica sembra avallare con convinzione la pratica del “ritocchino”. In effetti, uno dei maggior pregiudizi intorno agli interventi di bellezza muove i passi proprio dall’effimerità della pratica. Ancorati al classico binomio corpo-forma e interiorità-sostanza, siamo spesso portati a considerare gli interventi estetici inutili, superflui, un vezzo. Al contrario, rivalutare la centralità del corpo fa sì che una rinoplastica non sia da considerare più effimera di una seduta dallo psicologo, per esempio.

Tuttavia, occorre evidenziare un punto. Infatti,  non bisogna cadere nell’equivoco di un’eccessiva liberalizzazione delle esigenze corporee. Come già detto, la vera “rivoluzione” proposta da Shusterman invita a prendere consapevolezza del proprio corpo al fine di vivere una vita autentica, sciolta dai condizionamenti sociali e stereotipati. Come tale, anche la chirurgia deve diventare mezzo di autoaffermazione, non di conformismo. Se, dunque, l’uso del silicone viene riabilitato dalla Somaestetica, la pratica di rifarsi il naso “alla Nicole Kidman” o le labbra “alla Scarlett Johansson” è quanto di più lontano da essa.

L’invito non è quello di avere cura di un corpo perfetto, ma di avere cura del nostro corpo, ascoltandolo e potenziandolo a partire dalla sua assoluta unicità. Perché se la mente è fondamentale, tuttavia è attraverso il corpo che noi ci diamo al mondo e il mondo si dà a noi.

In fondo, sono proprio le parole che Isabella Rossellini confida a una ossessionata Meryl Streep dopo averle dato la pozione della bellezza eterna.

Lei e il suo corpo dovrete restare insieme per lungo tempo, sia buona con lui.

 

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