Perché dimentichiamo i sogni? I neuroni che “tagliano” le informazioni inutili

Il “sovraccarico” di informazioni che riceviamo durante il giorno riceve una sfoltita di notte, durante il sonno. 

(fonte: bubble)

Ricerche decennali nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato come nel nostro cervello dimenticare è importante quasi quanto ricordare. Questo perché non tutto avviene al caso: c’è selettività nel nostro sistema nervoso quando si parla di immagazzinamento di informazioni.

Il sistema nervoso: che grande macchina!

Durante il giorno, il nostro cervello riceve stimoli provenienti da tutto ciò che ci circonda: parole, suoni, sensazioni, emozioni… Tutto viene temporaneamente registrato nella zona dell’ippocampo – regione del sistema limbico inserita nella regione interna del lobo temporale del nostro encefalo.

Questa particolare formazione, somigliante ad un cavalluccio marino (l’anatomista Giulio Cesare Aranzi nel 1564 circa introdusse per primo il termine), è adibita alla formazione di nuove memorie istantanee (sia di origine visiva che dichiarativa) ed al consolidamento di queste, procedendo quindi alla trasformazione della memoria “a breve termine” in memoria “a lungo termine”.

Molte delle informazioni che immagazziniamo sono inutili o semplicemente sovrabbondanti. A evitare un pericoloso sovraccarico di memoria, interviene quindi un processo di selezione dei ricordi che devono essere mantenuti e di quelli che devono essere scartati, che si svolge solo quando dormiamo.

(fonte: pazienti.it)

Il “trimming” ippocampale

È solo un piccolo gruppo di neuroni situato nelle profondità del cervello, nell’Ipotalamo, quello scoperto da Shuntaro Izawa dell’Università di Nagoya, in Giappone, e colleghi di altri istituti statunitensi. Questo controlla la fondamentale attività di trimming della memoria: la cancellazione dei ricordi inutili durante il sonno. Lo studio, descritto sulla rivista “Science”, mostra in particolare che il processo si svolge solo in fasi ben precise del riposo notturno, quelle del sonno REM, in cui si produce la maggior parte dei sogni.

I neuroni MCH (così chiamati perché producono l’ormone concentrante la melanina), che regolano l’alternanza sonno-veglia e la durata delle diverse fasi del sonno REM e non-REM, agiscono proprio su questi meccanismi ippocampali di memoria. Li hanno perciò studiati in topi di laboratorio, modificati ad hoc in modo da poter controllare l’attivazione dei neuroni MCH.

È così emerso un risultato chiaro: quando questi neuroni venivano inibiti durante il sonno, le cavie ricordavano molto meglio le informazioni acquisite durante la veglia. Viceversa, quando i neuroni MCH venivano attivati, la memoria diventava più debole. Il tutto si verificava solo se la manipolazione degli sperimentatori avveniva durante la fase REM.

(fonte: chiari di luna)

Le applicazioni future

Il risultato, anche se sperimentale e in stato davvero embrionale dal punto di vista applicativo, può rappresentare una soluzione futura per chi soffre di gravi deficit mnemonici. Vi siete mai chiesti perché dimentichiamo gran parte di ciò che sogniamo? Beh, ora avete la risposta!

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