La mamma di Forrest Gump conosce Hume: non sai mai quello che ti capita

Il filosofo inglese Hume criticava il nesso causa-effetto, definendo l’incertezza proposta nella metafora del celebre film di Zemeckis

Un’immagine del film “Forrest Gump” (cinematographe.it)

Mamma diceva sempre: la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”. L’incertezza racchiusa nella metafora usata dalla mamma di Forrest Gump è la stessa esposta da David Hume.

Gli insegnamenti della mamma e l’amore per Jenny

Un uomo attende l’autobus seduto sulla panchina di una fermata. Siamo a Savannah, nel 1981. L’uomo in questione si chiama Forrest Gump. Ha una piccola valigia accanto, una scatola di cioccolatini sulle ginocchia e una lunga storia da raccontare. Alcuni passanti si alternano di fianco a lui su quella panchina e lui racconta loro la sua storia, la sua intera vita. Inizia così uno dei film più iconici degli anni ’90, vincitore di ben sei premi Oscar, tra cui quello di miglior attore protagonista a uno strepitoso Tom Hanks. Forrest Gump è un ragazzo dell’Alabama, nato con gravi problemi posturali e con uno sviluppo cognitivo inferiore alla media. Vive con sua madre che gli insegna ad affrontare la vita con alcune massime che sono entrate a pieno diritto nei modi di dire comuni e che ancora vengono citate a memoria a distanza di venticinque anni dall’uscita della pellicola. Forrest vive il mondo a modo suo, con una semplicità che lo fa sembrare stupido, ma sapendo bene che “Stupido è chi lo stupido fa”. Non è solo la storia di un uomo, ma la storia di un Paese, gli Stati Uniti d’America visti attraverso gli occhi di una persona comune, che sembra rimanere esterna e indifferente al mondo che cambia e ai grandi personaggi che ne definiscono le epoche. Gli avvenimenti si susseguono nel malinconico racconto di Forrest fino a riportarlo al presente. Si trova a Savannah per incontrare Jenny, l’unica amica d’infanzia grazie alla quale ha scoperto le sue doti di corridore riuscendo a liberarsi dalle persecuzioni dei bulli. La ragazza di cui si è innamorato e l’unica donna che ha amato per tutta la vita. Dopo alcuni anni Forrest rincontra finalmente Jenny, ora madre di un bambino che si scopre essere figlio dello stesso Forrest, di cui porta il nome. Jenny si trasferisce a casa di Forrest e i due si sposano. Poco tempo dopo Jenny muore a causa di un morbo che i medici ancora non conoscono bene, probabilmente il virus dell’HIV contratto in una vita di eccessi. Particolarmente toccante la scena in cui Forrest parla a Jenny sulla sua tomba, raccontandole i progressi del figlio e sottolineando quanto sia intelligente.

Forrest Gump offre i cioccolatini a chi sta ascoltando la sua storia (youtube.com)

La vita di Forrest è un puzzle della storia americana

Tra le varie massime che la mamma di Forrest insegna al figlio e che vengono rievocate nel corso del film, ce n’è una che pare particolarmente adatta a descrivere la storia che viene narrata. “La vita è uguale a una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita”. Il riferimento è ovviamente all’imprevedibilità della vita. Non sappiamo cosa ci riserva la nostra esistenza, come quando peschiamo un cioccolatino dalla scatola e non sappiamo che sapore ha. La vita di Forrest in effetti è un susseguirsi di eventi incredibili, attraverso i quali si possono ripercorrere decenni di storia degli Stati Uniti d’America. Il suo stesso nome è in onore di Nathan Bedford Forrest, eroe della guerra di secessione e ritenuto fondatore del Ku Klux Klan. Forrest vive alcuni momenti chiave della storia americana, come la lotta per l’integrazione degli afroamericani o la guerra in Vietnam. Nel corso della sua vita incontra, più o meno casualmente, alcuni grandi personaggi: Elvis Presley, George Wallace, il presidente Kennedy, il presidente Johnson, John Lennon. Provoca lo scandalo Watergate mentre si trova a Washington per incontrare Nixon, investe nella Apple e mentre attraversa il Paese di corsa aiuta accidentalmente due idee milionarie. Una vita assurda, che sembra quasi un puzzle con tutti i pezzi fuori posto. L’immagine della scatola di cioccolatini non potrebbe essere più azzeccata per una storia in cui è difficile trovare un nesso tra un episodio e l’altro.

Il principio della causalità di David Hume

La metafora della scatola di cioccolatini può essere ricondotta alla critica che David Hume, filosofo inglese – scozzese, per essere precisi – del XVIII secolo, muove verso il principio di cause ed effetto. Nel “Trattato sulla natura umana” del 1739, Hume tratta del principio della causalità, indicando che tra causa ed effetto non vi è alcun legame necessario. Le leggi universali della natura sono per il filosofo solamente delle ipotesi, rese plausibili solamente dall’abitudine tipica dell’uomo. La nostra continua esperienza ci porta ad assumere per abitudine che a determinati eventi ne seguiranno necessariamente altri. Ogni nostra constatazione sul principio di causa ed effetto si basa su due pilastri: il primo è appunto l’esperienza, il secondo è la supposizione che il corso della natura sarà lo stesso anche in futuro. Un determinato numero di esperienze visive nel tempo ci porta ad assumere che quella catena di eventi si verificherà allo stesso modo anche in futuro. Ma come possiamo sapere cosa accadrà in futuro? Come possiamo prevedere il gusto di un cioccolatino se non ci viene detto in qualche modo prima di assaggiarlo? Non c’è nulla nell’esperienza del passato che ci possa fornire sicurezze sul futuro, che rimane, agli occhi di Hume, totalmente imprevedibile. L’abitudine è l’unico motore della nostra mente, l’unica in grado di dirci cosa accadrà in futuro, quale effetto seguirà una determinata causa, quale sapore avrà il cioccolatino a righe rispetto a quello liscio.

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