La forza simbolica della Disney spiegata da Baudrillard con la faccia di Topolino

Autore senza etichetta, coraggioso e contestato, Baudrillard sparge raggi di idee nella convinzione che esista un solo pensiero sistematico. Il suo pensiero è sempre stato rivolto, in maniera coerente fino a sfiorare l’ossessione, sulla critica alla società dei costumi. 

I simboli del mondo Disney rimandano all’idea generale trasmessa dell’azienda

La sua analisi si scaglia e polemizza fortemente con i suoi simulacri che incontrano, puntualmente, tutte le attività della casa del Grande Topo. Si tratta di coppie dialettiche di formidabile forza, da una parte lo spauracchio, dall’altra la forza della multinazionale della fantasia. Feticismo per la merce e merchandising, onnipresenza manipolatoria della pubblicità e simbologia ormai permeata nella coscienza pubblica, artificiosa e speciosa società dello spettacolo e l’happy ever after come stilema narrativo, la globalizzazione sotto vuoto spinto che per non offendere annulla ogni differenza culturale tra i popoli e l’onnipresente politically correctness.

Quel che rimane oggi del Feticismo delle merci

La Walt Disney Company è oggi una delle società più ricche e di successo di tutti i tempi. Tentacolare e poliedrica, presenta una struttura che raggruppa diversi centri di potere autonomo che pur agendo per proprio conto si coordinano attraverso la sinergia simbolica che tiene insieme la multinazionale. In questo alveare, tutti parlano a tutti e tutti parlano di tutti. Questa sinergia è forse l’eredità più forte in termini economico-sociali che rimane in vita del suo fondatore. E, in una selva di simboli semantici che circonda l’operato della compagnia, possiamo individuarne di ancora più profondi e fondanti.  L’analisi di Baudrillard non rappresenta il primo tentativo del pensiero ufficiale di confrontarsi con questo simbolo di modernità ossessiva e sempre sorridente: il Mickey Mouse di Benjamin dal corpo mistico che porta al transumano è un concetto che l’autore ha ben presente. Eppure, il suo tentativo di interpretazione è coraggioso: si colloca in un’epoca in cui proporre anche solo un alternativa ortodossa al marxismo imperante era ardito, se non appunto eretico. Da Marx, passando per il marxismo dello stesso Benjamin (filtrato a Lukàcs) e le sua analisi dei passage parigini, del flâneur e del Concetto di Storia, Baudrillard si concentra sul rapporto tra ideologia e prassi socioeconomica, tra sovrastruttura e struttura. Nella classica terminologia marxista, occorre introdurre una moneta di scambio potentissima che l’industria principe in controllo del fantastico e dell’immaginario dei produttori detiene in quasi monopolio: il valore simbolico, parlandone come simulacri di qualcosa che dovrebbe essere. Il valore dello scambio simbolico, quello che segna il solco tra il segno e la sua interpretazione, spiega ed esemplifica sul piano culturale il sistema di produzione capitalistico. La complessa simbologia odierna della narrazione fantastica spiega la produzione capitalista in termini di logica di potere e schemi di dominio delle classi privilegiate.

Alla merce feticcio, Baudrillard oppone il feticcio simbolico con la promessa sociale

I sogni sono desideri versus il desiderio umano si riduce all’invidia delle cose

Topolino è un simbolo potente. È, nel primo livello interpretativo, un simbolo di consumismo merceologico e immaginifico. Ma il grande topo è molto di più: è la personificazione dell’azienda e del sogno che Disney ha voluto impacchettare per tutti noi. Il lavoro di branding in questi decenni è stato impressionante al punto che oggi vedendo quel sorriso, quel naso, quelle orecchie e quella coda, il nostro pensiero vola al pacchetto semantico dell’azienda, Topolino è la Disney. È l’arte di rimandare a se stessi e in questo pochi hanno una simile maestria (un altro caso facile è Apple, la cui portata iconica e iconografica è altrettanto debordante). La selva di rimandi e citazioni e sottintesi al proprio brand e alla sua galassia serve a vendere l’azienda stessa. La circolarità ermeneutica diventa totalizzante e implacabile, se non si alza lo sguardo. Per questo un’analisi della simbologia e della logica della vendita può fornire un appiglio. Baudrillard risale davanti alle merci Disney il loro significato sociale, che supera il valore d’uso e serve a indicare lo status di chi li possiede e di chi ne fruisce. Oggi, il tenore di vita di una fetta consistente del mondo civilizzato ha spostato il focus dell’attenzione dal semplice possesso degli oggetti (che tutti si possono permettere) alla loro gestione nel quotidiano. È come utilizziamo gli oggetti e come ne valutiamo l’entità che spiega e classifica la società odierna, perché è ovvio che per molti di noi il loro semplice possesso è alla portata.

Un sistema che sa abilmente celare la sua disparità strutturale

Interpretati come segni di un sistema che ha imparato a occultare i motivi reali delle differenze che contribuisce a inoculare nella società, gli oggetti spiegano gli atteggiamenti di consumo, dal conformismo inconsapevole alla voluta distinzione e sono segni di un sistema scalare con una precisa gerarchia culturale e sociale. Il pensiero di Disney trascendeva già il piccolo zoo canterino che stava disegnando e animando. Spinto dal candore di un’immaginazione senza limiti esaltato da una rigorosa vision imprenditoriale, il buon vecchio zio Walt investiva in tecnologie coraggiose per rendere i suoi cartoni (“silly simphonies”, di poco conto, insomma) vere opere d’arte. Per questo fu il primo a pensare a lungometraggi d’animazione, là dove tutta Hollywood non pensava che un cartone animato potesse durare più di 10 minuti. La gamma di prodotti marcati Disney (più i parchi, la produzione audiovideo e i servizi) arriva a tutti ed è un ottimo esempio di pratica differenziale degli oggetti per le classi in ascesa. È nell’uso degli oggetti di tutti i giorni che si scava il divario tra aspirazioni ed effettiva possibilità di scalata sociale. Purtroppo, però, la concreta difficoltà di trovare un reale riconoscimento sociale e pubblico che spiega l’accumulazione seriale (seppur privata) di queste merci su cui Disney sguazza. In questo modo, però, si firmano la loro sconfitta sul piano sociale.

Quale potente simbolo si trincera dietro al sorriso più famoso del mondo?

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