La luce della Resistenza riuscirà ad illuminare la via per la salvezza bielorussa?

La Bielorussia in ginocchio: si porta sulle spalle il peso e le ferite di una realtà politica che nasconde la verità.

La Bielorussia è diventata, in questi ultimi giorni, teatro di scioperi e rivoluzioni, i manifestanti a migliaia scendono in piazza per protestare contro le elezioni che hanno decretato vincitore, ancora una volta, il presidente in carica da ben 26 anni: Alexander Lukashenko.

La Resistenza bielorussa che Pasolini avrebbe definito ‘pura luce’

Così giunsi ai giorni della Resistenza
senza saperne nulla se non lo stile:
fu stile tutta luce, memorabile coscienza
di sole. Non poté mai sfiorire,
neanche per un istante, neanche quando
l’Europa tremò nella più morta vigilia.

Questo riportato è solo un breve estratto dello scritto La Resistenza e la sua luce del grande artista italiano a tutto tondo, P.P. Pasolini. Nonostante siano passati circa sessanta anni dalla stesura di questo scritto il suo significato continua ad essere attuale. Esso rivive in tutti quegli uomini, che al tempo di Pasolini rischiavano la vita nelle montagne partigiane ed ora invece manifestano nelle strade della Russia europea, continuando a perseguire però lo stesso obiettivo: cercare di riprendersi la libertà.

I giorni della resistenza sono tornati e il suolo bielorusso si sta facendo sempre più caldo, l’equilibrio del Paese è in balia del vento della sommossa. Quasi settemila civili sono stati arrestati dalle forze dell’ordine, molti dei quali senza motivo apparente; migliaia di donne, madri e sorelle si ritrovano nelle strade di questo inferno, strette fra di loro a creare catene umane, per dar voce a quello stralcio di umanità rimasta a combattere per la giustizia, un barlume di speranza nell’oscurità delle repressioni.

Continua a risplendere la luce della Resistenza, come un faro per i marinai dispersi in questo mare di terrore, delusione e rabbia. Una rabbia che si scaglia brutalmente contro i manifestanti. La polizia infatti, dotata di vere munizioni per placare le rivolte, non si fa scrupoli ad utilizzarle senza ritegno.

L’Europa intanto cerca di mediare con il dittatore russo, per evitare stragi e ulteriori violenze. La necessità di un nuovo sistema politico si fa decisamente sentire, ma le parole e le buone speranze estere non basteranno certo a bloccare le segrete atrocità che si stanno consumando in queste ore nell’Europa dell’est.

La dittatura tappa la  bocca alla Libertà

Non sono solo gli arrestati ad essere numerosi ma anche i dispersi. Personaggi di spicco della società bielorussa, atleti e giornalisti che si sono schierati dalla parte avversa al dittatore, quella che sosteneva la giovane candidata alla presidenza Svetlana Tikhanovskaya, sono scomparsi o incarcerati ingiustamente, e di loro non si hanno più notizie.

La polizia diffonde il panico tra le strade della città. Le situazioni carcerarie disumane in cui riversano gli arrestati fanno rabbrividire. La crudeltà e la prepotenza del potere ancora una volta sta dando spettacolo, uno spettacolo che non deve lasciarci in silenzio.

Nel ventunesimo secolo nel grande palazzo ideale che è l’Unione Europea si sta compiendo nuovamente una bruta violazione dei diritti umani e civili. Quei diritti che essa stessa si va riproponendo quali cardini e muri portanti, basi solide su cui gli Stati aderenti dovrebbero poggiare per assicurarsi di potervi far parte.

La libertà sembra essere la parola chiave che accomuna tutti gli articoli e i diritti in questione, ma evidentemente rimane tale solo sulla carta. Le repressioni di massa si fanno sempre più violente, il popolo non ha il diritto di ribellarsi ad un broglio delle elezioni, deve attenersi a quanto decide il ‘dittatore’ che nel frattempo si garantisce il potere dal 1994. Un potere che tappa la bocca alla libertà di parola, di opinione e politica.

Il popolo bielorusso sta cercando di uscire da questo labirinto in cerca della luce chiara della libertà, con la speranza di trovare un bagliore tanto splendente da confondere le tenebre dell’omertà e dell’accettazione passiva.

Quella luce era speranza di giustizia:
non sapevo quale: la Giustizia.
La luce è sempre uguale ad altra luce.
Poi variò: da luce diventò incerta alba,
un’alba che cresceva, si allargava
sopra i campi friulani, sulle rogge.
Illuminava i braccianti che lottavano.
Così l’alba nascente fu una luce

(La Resistenza e la sua luce, P.P. Pasolini)

 

 

 

 

 

 

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