La lega è finanziata da soggetti vicini al Cremlino ? Quando nascono i cosiddetti oligarchi?

Non è una novità l’incontro tra “l’ambasciatore russo” della lega, Gianluca Savoini, con personalità vicine al Cremlino. La conclusione della trattativa non ha conferma empirica ma il dubbio che quell’incontro abbia portato a una conclusione positiva dell’affare, o allo stesso modo negativa, incombe sulla questione da tempo. L’affare sembra trovare sul versante moscovita alcuni “oligarchi” vicini al Cremlino. Ma chi sono gli oligarchi?

 

L’ITALIA LEGHISTA TRA MOSCA E BRUXELLES

Gianluca Savoini fondatore dell’associazione Lombardia-Russia è conosciuto dai russi come il portavoce ufficiale di Matteo Salvini e come il suo coordinatore degli incontri con gli ambienti russi. Ex giornalista presso La Padania, il quotidiano della lega, viene descritto come un “nazista” dai vecchi colleghi. Ha condotto le trattative per l’acquisto di una fornitura di carburante (3 milioni di tonnellate di Diesel), da parte di un società Italiana, con personalità vicine al Cremlino. Nell’audio pubblicato dal sito americano BuzzFeed si sente Savoini che espone la linea politica della lega in un modo promissorio, assicurando di allineare l’Italia, guidata dalla Lega, alle strategie geopolitiche russe, allontanandosi dalla linea occidentale di Bruxelles. Detto questo, si mette da parte e lascia il discorso degli affari ai tecnici che lo accompagnano all’incontro. L’offerta russa include uno sconto alla vendita del carburante russo, che porterà ad un guadagno necessario a finanziare la campagna delle elezioni europee. Non è chiaro se la trattativa è andata in porto, ma il materiale raccolto dall’inchiesta dell’Espresso pone grandi interrogativi, ai quali il ministro dell’interno in primis e il resto della delegazione si sono rifiutati di rispondere. Alcune personalità con la quale Savoini ha discusso per quanto riguarda la trattativa sono definiti “oligarchi”. Per capire come queste personalità sono riuscite a impossessarsi dell’apparato economico russo bisogna tornare negli anni ’90.

Gianluca Savoini

LA FINE DELL’URSS 

Nel periodo post staliniano si promosse una decentralizzazione della dipendenza dei settori industriali, dando luce ad un ministero per ogni settore industriale ( all’inizio degli anni ottanta si contavano circa 40 ministeri per le varie industrie). L’ultimo segretario del PCUS, Michail Gorbaciov, non riuscì a mantenere in piedi il sistema sovietico. Il fallimento delle promesse di riforme e di miglioramento del tenore di vita si infransero davanti a una realtà fatta di bassa crescita  riduzione dei consumi privati e persino di inflazione, un fenomeno che generalmente risulta impensabile in un economia pianificata. Oltre ai problemi legati alle scelte politiche, anche diversi problemi legati a fenomeni naturali e non dipendenti da egli, screditarono la sua immagine e crearono un malcontento generale (l’incidente di Chernobyl, terremoti in Asia centrale e Armenia, inverni troppo freddi e estati molto calde che provocarono danni gravi ai raccolti, caduta del prezzo del petrolio). Nell’agosto del 1991 un autoproclamato comitato depose il presidente e decretò lo stato d’assedio. Gorbaciov si dimise, contemporaneamente venne smantellato il KGB e la struttura del PCUS e nel frattempo venne decretata la fine dell’unione sovietica con la nascita di nuovi stati indipendenti.

Dissoluzione Unione Sovietica

LA NASCITA DEGLI OLIGARCHI RUSSI

Il compito che si ritrovarono i successori fu quello di attuare la più grande trasformazione di un enorme economia centralizzata ad una di mercato, bisognava privatizzare l’economia. La privatizzazione di imprese e industrie fu attuata escludendo gli investitori stranieri dall’acquisto. La politica di privatizzazione partì nel 1992 quando a 150 milioni di cittadini vennero assegnati gratuitamente dei voucher del valore di 10.000 rubli con i quali potevano partecipare alle aste. I voucher erano commerciabili e spesso prima di essere usati nelle aste dai cittadini meno più poveri, venivano venduti, preferendo il guadagno immediato offerto da personalità più ricche. La conseguenza  fu che finirono nelle mani di pochi uomini russi molto potenti. Un altro fattore che permise la nascita di questa classe di oligarchi fu il fatto che lo stato mise in vendita le imprese e le industrie a prezzi molto bassi.

ESEMPIO: il produttore automobilistico AVTOVAZ venne privatizzato con l’esborso di 45 milioni di dollari mentre la FIAT aveva in precedenza offerto 2 miliardi di dollari ma venne esclusa appunto perchè non si voleva rifilare il patrimonio industriale a enti stranieri.

I prezzi vantaggiosi e la mancata concorrenza estera favorirono la nascita dei nuovi oligarchi, i quali con piccoli investimenti ottennero grandi guadagni, così si formò in Russia una nuova oligarchia di potenti uomini d’affari.

Nikola Hristov

 

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