La fine di Ercolano: non solo fuoco, gli ultimi studi sui ritrovamenti

Nel 79 d.C. una terribile eruzione del Vesuvio provocò la distruzione delle città di Ercolano, Pompei, Stabia e Oplontis. Le città sono state riportate alla luce a partire dal XVIII secolo, con scoperte casuali prima e con scavi sistematici dopo.  Gli studi sui ritrovamenti hanno scoperto che l’eruzione ebbe conseguenze diverse nelle località colpite.

Gli studi su Ercolano

Diversa da Pompei, che era come un emporio commerciale, Ercolano si presentava più piccola e più aristocratica. Costituiva un luogo di ritiro e un centro di affari. Dagli studi emerge il lusso di luoghi come la Villa dei Papiri, edificata circa un secolo prima dell’eruzione e che, secondo le ricostruzioni, era di enormi dimensioni e includeva una lunga piscina e un giardino che portava al belvedere, edificio circolare molto scenografico con vista sul mare. Dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C., la città è rimasta completamente sigillata. Il materiale proveniente dal Vesuvio aveva massa e densità tali da chiudere il materiale organico e lasciarlo sepolto per secoli, mantenendolo anche in assenza di ossigeno. Sono iniziati circa tre secoli fa i lavori per portare alla luce quello che la lava aveva coperto, e ancora oggi sono in corso gli studi che mirano alla ricostruzione di quanto accaduto. Sono stati trovati solo due corpi tra le rovine della città, e circa trecento nella spiaggia. Con loro monili e suppellettili: si presuppone che, realizzato il pericolo, abbiano tentato la fuga. Quello che più colpisce è però il ritrovamento di circa trenta chiavi, che dimostrano come prima di fuggire gli abitanti di Ercolano abbiano avuto il tempo di chiudere la propria abitazione, dove erano convinti di riuscire a fare ritorno.

Calchi dei corpi ritrovati

Il ritrovamento delle chiavi e dei corpi in fuga consente una più chiara ricostruzione di come sia avvenuta la catastrofe. Ercolano, più vicina al Vesuvio, in un primo momento sembrava essere stata risparmiata. Rocce, lapilli e cenere, diretti verso sud, ricoprirono Pompei e distrussero Stabia. Successivamente fu la volta di Ercolano, che qualche ora dopo fu colpita dai circa seicento gradi di un’onda rovente. In seguito detriti, fango e lava colarono sulla città e sigillarono i corpi degli abitanti. È dunque il calore elevato la causa della morte dei cittadini, e lava e materiale piroclastico hanno solo conservato la città fino ai nostri giorni.

Plinio il Vecchio

Tra le vittime dell’eruzione del 79 d.C. c’è Plinio il Vecchio, che è possibile definire  come il più grande scienziato romano – pur tenendo conto delle differenze tra l’antica concezione di scienza e quella contemporanea.

Nobis propositum est naturas rerum manifestas indicare, non causas indagare dubias.”

“Il mio proposito è quello di descrivere i fenomeni manifesti della natura, non di indagare le cause oscure.” Questa frase spiega bene il punto cardine del suo pensiero: la natura è come un’entità chiusa che decide, a volte, di rivelarsi. L’uomo non può fare altro che registrarne le manifestazioni, e sarebbe inutile provare a capirne le cause. Non esiste dunque la figura del ricercatore, esistono solo individui che sono stati casualmente protagonisti di episodi rivelatori della natura. E se tra le rivelazioni ci sono le catastrofi, è per una di queste che morì lo studioso. Durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Plinio il Vecchio, che si trovava a Miseno con il nipote, si recò a osservare il fenomeno da vicino. La curiosità scientifica venne presto sostituita dal tentativo di offrire soccorso alle popolazioni minacciate, operazione alquanto difficile. Non riuscì a sbarcare dove voleva e giunse a Stabia, che era minacciata dalla catastrofe e dove morì per soffocamento la mattina successiva.

Il racconto è descritto dal nipote, Plinio il Giovane, in una celebre epistola in cui si evince il dramma della catastrofe. Oggi la concezione di scienza è diversa da quella di Plinio il Vecchio, e il lavoro degli studiosi si basa su una vera e propria ricerca sul campo che prevede l’analisi dei diversi elementi e la ricostruzione di ciò che è accaduto. A Ercolano, il direttore del parco archeologico ha raccontato a TG Leonardo che sono già stati portati in luce quattro ettari e mezzo, e che il prossimo scavo sarà effettuato nella zona della palestra. Gli studi, dunque, continuano e continueranno.

Chiara Maria Abate

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