Gregory e Gilson dicono la loro : la filosofia medievale non serve a niente?

Il 2 marzo ci ha lasciati Tullio Gregory  professore di filosofia medievale e storia della filosofia presso l’università degli studi di Roma “La sapienza”. La sua vasta bibliografia è interamente ispirata a quell’idea di filosofia come modo di riflettere sulle condizioni umane storiche e culturali. Proprio nella filosofia medievale il filosofo trova una grande ispirazione. Attraverso opere come “Platonismo medievale” egli si è imposto come uno dei maggiori studiosi della filosofia medievale. In essa egli ravvisa l’importanza delle diverse posizioni che sorgono in quel periodo. Non si può parlare di una filosofia ma di molteplici filosofie teologiche che mostrano esperienze di pensiero diverse. prospettive che da Giustino ad Averroé mutano significativamente il panorama medievale.

 

 

Esiste la filosofia medievale?

Beh si. Molti neofiti nel campo della filosofia, probabilmente confusi dai professori liceali, si trovano spesso di fronte ad un panorama considerato inutile. Spesso gli insegnanti ignorano totalmente la filosofia medievale, o per problemi di tempo o per la sua poca rilevanza. Étienne Gilson, uno dei maggiori filosofi e storici della filosofia, a metà del 900 compone un manuale destinato a divenire una pietra miliare in materia. “La filosofia nel medioevo” diventa cosi un manuale di risposta a chi ignora la filosofia medievale. Una sfida gettata dal senso comune, raccolta e vinta da Gilson.

Conseguenze della filosofia medievale

Nel testo Gilson mostra come le tesi di Cartesio sarebbero state impossibili senza il riferimento alla filosofia medievale, allo stesso modo la metafisica di Malebranche. La filosofia medievale non fa altro che rielaborare le tesi della filosofia antica dandone un finalismo fideistico facendo da ponte di lancio per la filosofia moderna. Le filosofie platoniche e aristoteliche vengono prese, smontate del loro assetto filosofico e riadattate ad una visione cristiana. Le idee platoniche, in soldoni, diventano Dio in Agostino. Ma non solo: ancora la Scolastica, o meglio il tomismo perciò influisce in due modi sul pensiero successivo: da un lato innesca un forte approccio nei confronti della sfera naturale, il cui esito è un naturalismo che, ad esempio, vediamo espresso nelle tesi di Giordano Bruno. Dall’altro una marcata esaltazione della soggettività che porterà, come detto prima, Cartesio alla sua famosa riflessione sulla soggettività.

Insomma la filosofia medievale non deve essere trattata come l’ultima donna. La morte di Tullio Gregory può essere un movente per dare un’occhiata a quelle filosofie patristiche e cristiane che condiscono l’intero panorama medievale senza le quali non avremmo una filosofia nel vero senso del termine.

 

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