Come la letteratura e la psicologia riabilitano il ruolo paterno

Come la letteratura e la psicologia riabilitano il ruolo paterno

4 Marzo 2019 0 Di Francesco Rossi

Spesso sentiamo dire, che nonostante tutto, si viva in una società patriarcale, guidata dai padri, accompagnando questa definizione con un senso di nostalgia per dei modelli di famiglia e società che immaginiamo siano appartenuti al passato. Quando si parla di famiglia il peso maggiore, l’onere più importante, sembrerebbe essere quello del madre, riducendo il padre ad un essere subordinato ai piaceri ed ai dispiaceri della diade inviolabile madre-bambino. Il padre lavora, la madre si prende cura della prole. Questa sorta di pregiudizio ha alleviato alle volte un padre di una responsabilità di cui non voleva assumersi il carico, alle volte può aver messo in ombra un padre paterno che ha sofferto sentendosi escluso dall’iddilio inaccessibile madre-bambino. In questi ragionamenti il figlio sembra ridotto a subire i rapporti come vogliono i grandi. E se chiedessimo parere ad un figlio?

Lettera di un figlio ad un padre.

F. Kafka, noto scrittore del ‘900 ( si proprio quello dello scarafaggio ), ha regalato ai posteri una lettera che ha realmente scritto al padre. All’interno di quello scritto traspaiono tutte le sfumature di un rapporto complesso col padre, e si evidenzia un peso rilevante della figura paterna nella crescita di un uomo. In quello scritto è messa a nudo tutta l’angoscia di un figlio che ha sofferto per un padre non presente. In quelle righe viene fuori il senso di disagio derivato dal fatto che il figlio non si è mai sentito all’altezza di un padre in cui non riesce ad identificarsi, perché un padre enigmatico nei confronti del figlio, nonché il senso di vuoto per il dubbio di un mancato riconoscimento in quanto figlio. Sentimenti contrastanti di amore e odio, riducendoli banalmente, che però restituiscono un ottimo resoconto di quanto anche la figura di padre sia fondamentale e formativa per uno sviluppo sano dell’individuo. 

La psicologia

Fortunatamente la letteratura psicologica è fornita di studi e teorie che riabilitano la figura paterna. Studiosi delle relazioni primarie come Winnicot, Mhaler, Klain, nei loro studi hanno tenuto in considerazione il padre trasformando la diade in una triade famigliare. Già dagli albori della psicoanalisi, già in Freud abbiamo un bel gruppo di responsabilità date al padre. Le teorie freudiane ci parlano di complesso di edipo e di elettra ( per le bambine ), in cui il padre è il primo elemento esterno da una realtà immaginata dal bambino, è il primo ostacolo da superare, per i maschietti, nella rivalità per la madre, e il primo oggetto di “amore” per la bambine. Questa fase di conflitto, processi identificativi e fantasie erotiche, che sorgono nel bambino, sono fondamentali per una buona riuscita dello sviluppo psichico. Il padre è colui che spezza la magia del rapporto con la madre in cui il bambino si sente accolto e quasi non capisce dove inizia lui e finisce la madre, un rapporto molto simbiotico, in cui la figura paterna ha il ruolo di riconoscere quel figlio come “tu sei mio figlio”, staccandolo dalla dipendenza materna e dando valore umano ad una vita che fino a quel momento era stata solo organica. Il padre aiuta la definizione e la differenziazione del Sè e dell’altro, dando al bambino una serie nuova di costrutti e regole morali e sociali che poi andranno a formare l’istanza del Super-io, volendo usare parole freudiane. Il super-io è l’istanza psichica che si caratterizza come una sorta di legislatore della psiche, contrapposto all’es che è invece in luogo della pulsione irrazionale. Il super-io garantisce al soggetto un buon principio di realtà, contrapposto all’es che segue ciecamente il solo principio del piacere.

Il padre rientra a pieno diritto nella dinamica familiare. La buona riuscita della crescita del bambino deriva anche dalla presenza o assenza della componente paterna, di come questa componente può influenzare gli umori della madre e dell’ambiente. Il senso di paternità non è ancora chiaro se sia una pulsione naturale, come quello materno, o se deve essere appreso e può essere appreso. Il padre deve essere un padre partecipante, che sia in grado di aiutare la madre nello svolgimento delle dinamiche genitoriali. Il padre non influenza soltanto il figlio, ma influenza anche la madre che a sua volta si rapporta col figlio. I padri sono parte integrante ed essenziale del quadro familiare e la diade sacra della genitorialità esclusiva può diventare una triade familiare completa.

Giuseppe Benedetto.