Il Superuovo

La fabbrica delle nuvole: la città che risponde con l’arte

La fabbrica delle nuvole: la città che risponde con l’arte

Anni di discussioni non hanno portato a nessuna concreta soluzione per risolvere un problema ormai divenuto il più grande disastro ambientale italiano.

(fonte Pinterest)

Il colosso ArcelorMittal rientra nelle trattative dopo aver richiesto la rescissione degli accordi: salvaguardare le condizioni degli operai e attuare progetti ecosostenibili per riqualificare la zone ormai compromesse sono i temi cardini della nuova politica della società.

Il miracolo mal gestito

Il Polo Industriale nel quartiere Tamburi di Taranto è stato una società per azioni a partecipazione statale simbolo del boom economico italiano: un miracoloso sviluppo che ha visto la Puglia al centro della fabbricazione di acciaio destinato non solo al nord Italia ma a l’Europa tutta. La sua storia inizia nel 1961 quando le Acciaierie di Cornigliano si fondono con l’ILVA formando l’Italsider nel 1964. In poco tempo assume un ruolo fondamentale nell’economia del Paese imponendosi come lo stabilimento più grande d’Europa, per arrivare poi alla crisi mondiale degli anni ’80, finendo per essere ceduta nel 1995 al Gruppo Riva, privatizzando l’impianto per evitarne la chiusura. La vendita svaluta di circa la metà il valore complessivo che passa da 4000 a 2500 miliardi di lire. Nonostante l’affare i piani dei nuovi proprietari sono complicati dai primi sospetti riguardo l’ecosostenibilità dell’impianto. I dubbi sorgono dall’elevato numero di decessi per tumore nella zona dell’impianto, dubbi che portano nel 2012 al sequestro dell’immobile ponendo all’attenzione delle autorità i risultati di perizie epidemiologiche in relazione alle emissioni di polveri dell’ILVA. Il Programma di bonifica deciso in relazione a questa richiesta viene certificato dalla Legge 171 del 2012, che assicura 336 milioni di Euro destinati a tale opera. Nei mesi successivi si passa da vari sequestri, occupazioni da parte dei lavoratori e arresti domiciliari per i membri della direzione, ai quali vengono bloccati 8 miliardi di euro non spesi per operazioni di tutela ambientale. Dopo che il Gruppo Riva abbandona il CdA l’azienda viene commissariata, passando per 5 governi 4 commissari prima di giungere nelle mani dell’ArcelorMittal, colosso industriale da 80 mld di dollari annui, che vince il bando pubblico per fiatare lo stabile chiedendo però lo scudo penale, l’immunità dalle inchieste precedenti. Successive polemiche in Parlamento hanno compromesso i rapporti con l’ArcelorMittal, che in seguito alla proposta di non concedere l’immunità decide di abbandonare le trattative. Dall’ultima riunione però è emersa la volontà di proseguire nel progetto di riqualificazione, preservando gli operai- circa 14000 unità- e in particolar modo le condizioni ambientali.

ILVA (fonte Pinterest)

Fabbrica delle nuvole

Taranto e sopratutto i quartieri adiacenti all’impianto sono ormai noti come le zone Rosa. Le polveri minerali che si depositano ovunque rendono ogni superficie rosa: ‘è diventato impossibile stendere il bucato, fare una passeggiata o giocare con i bambini nei parchi’, lamentano i pochi cittadini rimasti nei pressi. La comunità parrocchiale di S. Egidio, quella più vicina ai forni, contava 10 anni fa circa 10.000 fedeli, ridotti a meno della metà negli ultimi anni. Ogni famiglia conta almeno un morto per tumori o malattie respiratorie, causate dai fattori ambientali che hanno portato le autorità a chiudere le scuole del quartiere Tamburi. Secondo le ricerche eseguite sulla zona, circa il 93% delle emissioni totali di Diossina del territorio nazionale provengono dall’impianto, che rilascia ogni anno più di 4000 tonnellate di polveri e 11000 di diossido d’azoto e anidride solforosa.

Nonostante il fondamentale peso occupazionale dell’impianto, che da lavoro a 14000 persone, senza considerare l’indotto di tutti i privati coinvolti, si stima un numero pari di vittime: 11550 in 7 anni. A preoccupare principalmente i residenti della zona rimane il futuro dei loro bambini: ‘l’ILVA c’ha dato il pane, ma c’ha dato anche la morte’, dice un’abitante della zona dopo aver subito due lutti in famiglia. ‘speriamo per i nostri nipoti’, conclude. A tal proposito il gruppo folk rock italiano dei Nobraino ha raccolto varie testimonianze degli studenti e dei cittadini di Taranto componendo il brano ‘fabbrica delle nuvole’, una toccante testo che descrive l’atmosfera che si respira nella città.

Luci e ombre su Taranto

A valorizzare Taranto e la sua attività culturale c’ha pensato nell’ultimo anno il nuovo Museo francescano di Sant’Egidio, allestito nell’omonimo santuario. Lo scopo degli organizzatori è proprio quello di dare un segnale: ‘Valorizzare quello che abbiamo, creare uno spazio di bellezza e di stupore, educare con la forza dell’arte per un mondo migliore. L’educazione alla bellezza dà alle persone un’arma contro la rassegnazione e l’impotenza’. Parole che risuonano in una città ormai svilita dalle vicissitudini che ormai si protraggono da 50 anni.

Le opere esposte testimoniano le produzione artistiche dal 1700 ad oggi: si passa dalle opere napoletane neo caravaggesche a progetti contemporanei tra cui quelli di G. Siniscalchi, fondatore del Fronteverismo. L’opera centrale, realizzata in collaborazione con lo street artist  Frode, è un murales che rappresenta San Francesco che guarda l’ILVA, ‘simbolo della devastazione ambientale e umana’. Coniugando la professione dell’autore- avvocato professionista dal 1989- l’opera risulta particolarmente significativa in quanto unisce lo spirito di protesta intrinseca nella tecnica espressiva e il desiderio di giustizia che motiva l’autore: ‘Il messaggio non è di scontro con l’industria ma esprime il desiderio che ci possa essere lavoro senza sacrificare la salute e le bellezze dell’ambiente’.

Un’altra opera realizzata sul tema è quella del giovane street artist Tvboy, realizzata a Bari in occasione di una sua mostra personale. In riferimento alle dichiarazioni di Di Maio del 2018, all’epoca Ministro per lo sviluppo economico, l’autore ha rappresentato lo stesso Ministro in divisa da operaio.

G. Siniscalchi, Luci e ombre nel creato (Fonte Pinterest)

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