La disuguaglianza di genere nella società. Analizziamola con il caso di Elisabetta I e Nilde Iotti.

Dalla madrina dell’ Età d’oro inglese a quella della Costituzione italiana: Elisabetta I regina d’Inghilterra e Nilde Iotti; due esempi di leadership femminile a confronto, screditate ed ostacolate nella società di dominio maschile. Scopriamo il perché.

Nilde Iotti.

Si sta avvicinando il 2 giugno, la festa della Repubblica Italiana.
Tra i nomi di chi ha partecipato alla Resistenza contro il fascismo e ha scritto la nostra Costituzione, troviamo Nilde Iotti, prima donna in Italia eletta come Presidente della Camera dei deputati.

Nilde ha dovuto lottare contro i pregiudizi maschilisti per affermarsi politicamente; così come la più grande regina inglese della storia, Elisabetta I.

Famosa collana indossata da Elisabetta e sua madre Anna Bolena.

Elisabetta I era un uomo travestito da donna?

Facendo un salto nella storia inglese tra i nomi di spicco troviamo sicuramente Elisabetta I, detta anche la Regina vergine. Quinta ed ultima regnante della dinastia Tudor, governò da sola per ben 45 anni su Inghilterra ed Irlanda.

Fin dall’infanzia la sua vita fu ostacolata in quanto femmina. Suo padre re, Enrico VIII, ripudiò sua moglie Anna Bolena, per non avergli dato un erede maschio. La accusò ingiustamente di: alto tradimento, stregoneria e incesto con il fratello Giorgio Bolena ed ordinò la sua decapitazione il 19 maggio 1536;  Elisabetta aveva solo 3 anni.
A seguito della morte prematura di suo fratello Edoardo e della sorella Maria, Elisabetta fu incoronata regina nel 1558.

Il suo regno  portò l’Inghilterra ad essere una potenza mondiale come la conosciamo oggi, tanto da inaugurare la cosi’detta ”Età d’oro”: sconfisse l’Invincibile armata spagnola, nacquero le prime colonie inglesi in America.
La prima colonia fu la Virginia, così chiamata in suo onore, la regina vergine. In realtà però sappiamo che ebbe numerosi amanti, in particolare l’amore della sua vita fu il nobile sposato Robert Dudley.
Nonostante la gloria di cui godette l’Inghilterra grazie a lei,  i detrattori e le calunnie non mancarono.

La decisione di restare nubile e senza figli mise in giro strane voci che affermavano che Elisabetta fosse un uomo travestito da donna in quanto troppo intelligente, forte ed astuta per essere una donna.
Il volto austero, gli occhi freddi ed opachi la rendevano poco sensuale e dall’atteggiamento maschile; divenne calva molto presto e costretta ad usare parrucche e trucco pesante.
Destava sospetto il fatto che solo la domestica di fiducia, lady Katherine Champernowne, potesse vestirla e che anche per la sua morte lasciò precise istruzioni secondo cui nessuno avrebbe potuto vedere il suo corpo.
La servitù affermava che ella fosse sterile in quanto le mestruazioni erano molto scarse.

La teoria secondo cui  Elisabetta I fosse in realtà un uomo raggiunse l’apice dopo la sua morte, con il libro di Bram Stoker, autore di Dracula. Nel suo ”I Famosi impostori’‘del 1910  la considera come la più grande impostora della storia.
Stoker scrisse che la vera Elisabetta era morta a 12 anni , quando il padre la fece  allontanare da Londra per salvarla da un’epidemia di peste. La bambina morì e la governante, la già citata Katherine Champernowne, intimorita per la possibile ira di re Enrico VIII decise di scambiarla con un bambino dai capelli rossi della stessa età, figlio illegittimo di un altro Tudor e quindi avente gli stessi lineamenti della famiglia.

Elisabetta era anche coinvolta in un scandalo giovanile in cui si diceva fosse stata molestata con suo piacimento da Thomas Seymour, marito della matrigna Caterina Parr e che i tre si dilettavano in rapporti di gruppo fino a quando Caterina non rimase incinta e cacciò Elisabetta dalla sua residenza.

Storicamente parlando sappiamo che Elisabetta ebbe il vaiolo da giovane che le deturpò il volto, motivo per cui usava molto trucco. Le molestie subite le causarono: emicranie, irritabilità e depressione da cui scaturì la scarsità del ciclo.

Nilde Iotti, la donna della Resistenza.

Nilde Iotti è sicuramente uno dei volti più importanti della storia e politica italiana del secolo scorso.
Nata  nel 1920 a Reggio Emilia intraprese la sua carriera politica durante la seconda guerra mondiale, avvicinandosi al PCI (Partito Comunista Italiano). Partecipò alla Resistenza, svolgendo la funzione di staffetta partigiana e porta volantini.
Divenne un personaggio di primo piano del PCI tanto da essere eletta nel dopo guerra presidente dell’Unione Donne Italiane e membro dell’Assemblea Costituente nella Commissione dei 75 della Camera dei deputati, incaricata nella stesura della Costituzione.

Gli anni di lavoro all’Assemblea Costituente furono la prova della sua passione per la politica ed anche la nascita di un grande amore, quello per il leader del PCI Palmiro Togliatti già sposato. La storia divenne di dominio pubblico a causa dell’attentato che egli subì nel 1948.
La loro relazione le procurò molte inimicizie e difficoltà a causa della rigida morale comunista e della diffidenza di molti compagni. La morte di Togliatti nel 1964 fu un duro colpo per lei, ma la sua rinascita in campo politico.

Erano gli anni del movimento femminista, della contestazione studentesca e dei mutamenti sociali, fu fautrice di molte battaglie come la legge sul divorzio (1970), la riforma del nuovo diritto di famiglia (1975) che promuove la parità giuridica e morale dei coniugi e l’equiparazione tra figli legittimi e illegittimi e infine l’interruzione volontaria di gravidanza (1978).

Nel 1979 fu nominata Presidente della Camera dei Deputati al primo scrutinio con 433 voti  ed iniziò il mandato ancora oggi rimasto imbattuto di Presidente della Camera per tredici anni .
Erano gli anni di piombo, costellati da violenza, paura e terrorismo nei quali lei mise al centro il ruolo pluralistico del Parlamento e difese le istituzioni democratiche.
Iotti è stata un Presidente (al maschile come voleva lei) super partes, attenta alle minoranze e ad garantire la massima rappresentanza di tutte le parti, elegante nel suo abbigliamento e dall’aspetto severo.

Morì nel 1999. Lo scorso anno, per i 20 anni dalla sua morte, in un articolo di Libero si diceva che Nilde altro non era se non ”Una bella emiliana, grande in cucina e grande a letto, il massimo che in Emilia si chiede ad una donna”.
Possiamo capire come un articolo del genere sia un grandissimo insulto alla memoria di Nilde, ancora oggi molte  menti maschiliste non riescono a riconoscerla come grande leader politico, confinandola solo nel suo ruolo di compagna di Togliatti.

Recentemente sulla Rai è andato in onda un film sulla sua storia di vita, in cui Nilde viene interpretata da Anna Foglietta, anche in questo caso purtroppo notiamo come il film accentui maggiormente la sua relazione amorosa e non la sua carriera politica.

femminismo androgino e paritario
Virginia Wolf, la scrittrice dell’emancipazione femminile per antonomasia.

Il dominio maschile nella società

Da sempre gli scienziati e la psicologia evoluzionista hanno spiegato come le disuguaglianze di genere siano il prodotto di fattori naturali in quanto gli uomini possiedono tendenze aggressive biologicamente fondate, di cui le donne sono prive.
I sociologi sono restii a farsi convincere da simili argomentazioni riduzionistiche, che tendono a ridurre le complesse attività umane e le relazioni sociali a un’unica causa biologica.

I sociologi usano il termine sesso per riferirsi alle differenze anatomiche e fisiologiche che caratterizzano i corpi maschili e femminili.
Il genere
invece concerne le differenze psicologiche, culturali e sociali tra maschi e femmine ed è collegato alle nozioni socialmente costruite di maschilità e femminilità; non necessariamente un prodotto diretto del sesso biologico.
La distinzione tra sesso e genere è fondamentale, poiché molte differenze tra uomini e donne non sono di origine biologica.Un approccio rilevante allo studio delle differenze di genere è quello incentrato sulla socializzazione di genere, l’apprendimento dei ruoli di genere attraverso agenti sociali come la famiglia, la scuola ed i media.

L’australiana sociologa Raewyn Connell nelle sue celebre opere ”Genere e potere”(1987), ”Mascolinità”(1995) ha proposto una delle interpretazioni più complete negli studi di genere, ormai divenute una sorta di classico moderno.
L’approccio di Connell integra i concetti di patriarcato e maschilità affermando che nelle società moderne capitalistiche occidentali le relazioni di genere sono tuttora definite dal potere patriarcale.
Dal livello individuale fino a quello istituzionale vari tipi di maschilità e femminilità sono organizzati attorno a una promessa centrale: il predominio degli uomini sulle donne.
Le relazioni di genere sono il prodotto di interazioni e pratiche quotidiane, che però sono direttamente collegate ad assetti sociali collettivi. Questi assetti vengono continuamente riprodotti nel corso dell’esistenza e nell’alternarsi delle generazioni, ma sono essi stessi soggetti a cambiamento.
Connell individua tre dimensioni che, interagendo tra loro, costituiscono l’ordine di genere: il lavoro, potere e la catessi. La catessi concerne la dinamica dei rapporti intimi, emozionali affettivi tra cui il matrimonio, la sessualità e la cura della prole.
Esistono  forme di femminilità subordinate che rifiutano il modello prevalente, ad esempio tra le donne che hanno sviluppato identità e stili di vita non subordinati vi sono: le femministe, le lesbiche, le single, le prostitute, le streghe, le lavoratrici manuali.
Le esperienze di tali femminilità resistenti sono, tuttavia, prevalentemente ignorate dalla storia.

Sulla stessa linea di pensiero di Connell troviamo l’irriverente sociologo francese Bourdieu, nel suo libro ”Il dominio maschile’‘ analizza come le differenze biologiche nascono da fattori culturali: viene prima la cultura della natura.
Bourdieu illustra come la sottomissione delle donne sia effetto ”della violenza simbolica”, una forma di violenza che si esercita in modo invisibile, attraverso le vie simboliche della comunicazione e della conoscenza. Per svelarne i meccanismi analizza le strutture di una società distante dalla cultura europea, quella algerina Cabila.

L’ordine simbolico su cui si fonda la cultura, è organizzato intorno alle opposizioni maschile/femminile che forniscono la struttura di pensiero attraverso cui percepire, cogliere, comprendere l’intero universo.
Lo spazio, il tempo, il cosmo vengono percepiti secondo schemi di opposizione tra maschile e femminile. Ad esempio: alto/basso, secco/umido, duro/molle, fuori/dentro, sopra/sotto, giorno/notte, luce/buio, attivo/passivo, sole/luna, fuoco/acqua, e così via, secondo una logica talmente universale da apparire naturale.
Questi schemi di pensiero, di applicazione universale, registrano come differenze di natura, inscritte nell’oggettività, scarti e tratti distintivi. Questi schemi vengono incessantemente confermati dal corso del mondo, da tutti i cicli biologici e cosmici in particolare.

Alla radice di tali schemi, invece, c’è il rapporto sociale di dominio che si è affermato storicamente e che si mantiene a costo di un incessante lavoro di riproduzione delle strutture sociali e delle attività produttive e riproduttive organizzate secondo la divisione sessuale del lavoro. La differenziazione dei generi maschile e femminile è quindi una costruzione sociale arbitraria.
La divisione dei sessi trae la sua forza dal sembrare naturale, nell’ordine delle cose, dall’apparire così ovvia da non dover essere giustificata. I dominati guardano il mondo dal punto di vista dei dominatori: la loro conoscenza si risolve in un riconoscere l’ordine dato secondo gli schemi appresi, in un rovesciamento di cause ed effetti.

Tornando alle nostre già citate Nilde Iotti e la regina Elisabetta I, possiamo notare come entrambe per rimarcare il proprio potere abbiano dovuto assumere atteggiamenti maschili.
Elisabetta infatti ha sempre puntato ad essere considerata alla pari di un re, rinnegando in certo qual modo la sua femminilità così come Nilde. La quale nonostante avesse sempre lottato assiduamente per i diritti delle donne, preferiva esser chiamata” presidente” al maschile invece che presidentessa.
Due donne che seppur talentuose e meritevoli hanno lottato per affermarsi, giudicate per le loro scelte sentimentali in una società maschilista, affrontando ostacoli che se fossero state uomini non avrebbero trovato ma attraverso cui, tuttavia,  hanno dato maggiormente prova di coraggio e carattere.

La verità è che, a fare la storia, sono sempre coloro capaci di avere sia qualità considerate tipicamente maschili che femminili.
Se la lungimiranza e la capacità di capire la mente in un uomo di potere sono considerate doti straordinarie, che lo rendono ancora più speciale proprio perché  caratteristiche non tipiche maschili; al contrario: la forza, determinazione e ambizione in una donna la rendono meno donna, le fanno perdere femminilità.

Come ci insegnano i sociologi di genere, però, non esistono caratteristiche femminili o maschili sulla base di fattori naturali di sesso e questi personaggi ne sono l’esempio.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: