Le cinque scrittrici americane più rivoluzionarie del novecento

 

Le cinque scrittrici americane che grazie alle loro opere hanno riscritto, non solo la storia letteraria americana, ma anche il ruolo della donna nella società dell’epoca

Il panorama letterario americano del novecento, vide la nascita di grandissimi autori, le cui figure, oramai leggendarie, e le loro opere sono divenute  dei capisaldi della letteratura. In questo vasto e variegato palcoscenico di scrittori, trovano posto anche delle donne, le quali non rimasero un passo indietro, ma ebbero il coraggio di fare quello slancio in avanti che consentì loro di trovare la propria voce poetica, non adagiandosi ai cliché del tempo. Cinque donne differenti tra loro, ma che hanno saputo, grazie al loro talento, uscire fuori dai rigidi schemi che la società dell’epoca aveva stabilito per loro. Cinque scrittrici che hanno saputo pensare fuori dal coro, donandoci opere di rara forza poetica e, nel tempo,  di grande impatto sociale.

Zelda Fitzgerald

” Non ho mai conosciuto una donna che si esprimesse con tanta grazia e originalità ” così il marito, Francis Scott Fitzgerald, diceva di Zelda, giovane ragazza del sud, che all’inizio degli anni venti, seppe conquistare  New York.

Figura divenuta ormai leggendaria, fu la flapper per eccellenza, musa indiscussa della dorata età del jazz. Ma dietro la mondanità, le feste sfrenate, l’aura sfavillante che avvolgeva lei ed il marito, si nascondeva un vuoto che nulla seppe colmare.

La sua vita fu alla continua ricerca di un’approvazione, di una qualche affermazione della sua figura attraverso l’espressione artistica. Nel corso della sua travagliata esistenza passò dalla danza, alla pittura, grazie alla quale tenne anche una piccola mostra a New York intitolata Sometimes madness is wisdom, sino a giungere alla scrittura, fu la sua ultima ancora, l’ultimo disperato tentativo di polarizzare i suoi demoni nella speranza di liberarsene. Lasciami l’ultimo valzer è l’unica opera che portò a termine, dolorosamente autobiografico, Zelda lascia al mondo il ritratto di una donna incantevole e tragica.

Hilda Doolittle

Meglio conosciuta con lo pseudonimo H.D., Hilda Doolittle fu una delle voci più potenti del panorama poetico americano, nonchè prima donna moderna a tentare la strada dell’epica, sino ad allora appartenuta esclusivamente a penne maschili.

La sua poesia, infatti, si rifà all’antica Grecia, tradusse inoltre molti testi di Euripide ed era un’accanita lettrice di Saffo. Fu Ezra Pound ad iniziarla alla letteratura, si conobbero  quando H.D. aveva quindici anni e  vissero un’intensa storia d’amore. Hilda molti anni dopo scriverà ” Forse nel gelo dei nostri fiati mescolati la parola fu scritta “. La loro storia finirà, ma il legame  che si instaurò tra i due durerà in eterno. Pound leggerà sempre con ammirazione i lavori di Hilda, ella entrerà  anche  a far parte  del movimento letterario dell’imagismo, di cui Ezra era il fondatore.

La maggior parte della sua opera letteraria è di natura autobiografica frutto della sua burrascosa vita interiore e sentimentale. Ebbe svariati amanti, tra cui D.H.Lawrence, la loro storia fu una delle più scandalose del panorama letterario inglese, qualcuno dice che fu la stessa Hilda ad ispirare Lawrence per il personaggio di Lady Chatterley.

Mary Frances Kennedy Fisher

Nata nel 1908 fu la pioniera americana del  food writingScrisse ben oltre ventisette libri e W.H.Auden la definì la più grande prosatrice americana del secolo.

Scoprì se stessa quando dalla California, appena sposata, si trasferì in Francia ” In quel paese imparai a far l’amore, a mangiare, a bere e a essere me stessa non quello che gli altri si aspettavano che io fossi ” così dichiarerà in seguito.  In Francia si innamorerà del pittore Dylwin Parrish e dopo aver ottenuto il divorzio da Al Fisher riuscirà a sposarlo. Mary comincerà a scrivere quando Parrish si ammalerà di una rara e incurabile malattia, per tentare di distrarlo dal dolore durante la lunga degenza.

In mezzo alla disperazione  di una devastante e prematura perdita, la scrittura era divenuto il suo unico rifugio, così, in seguito alla morte del marito, Mary terminerà l’opera. Fu allora che diede alla luce  Biografia sentimentale dell’ostrica, che divenne, in breve tempo,  un grande successo. Da lì in poi Mary fu inarrestabile pubblicando un libro all’anno, divenendo per un brevo periodo anche sceneggiatrice di Hollywood, mansione che abbandonerà in fretta poiché la sua penna aveva una ironia troppo fine per essere colta in brevi dialoghi e dover rimanere ancorata a stretti vincoli.

Dorothy Parker

Fu una delle lingue più taglienti e acute del ventesimo secolo, capace di fustigare con cinismo i vizi, le debolezze e le virtù della società americana.

Attraversò gli anni del proibizionismo accompagnata dal suo amato scotch e bevendo tutto ciò che la New York dell’epoca, sottobanco, le potesse offrire. Scoprì che se beveva scotch a piccole dosi per tutto il corso della giornata, il suo umore era decisamente più temperato. Ecco perché nessuno la vide mai ubriaca, ma nessuno può affermare di averla vista del tutto sobria.

Nel 1917, dopo aver già lavorato per Vogue, divenne critico teatrale per Vanity Fair, dando sfogo al suo lato critico e cinico, non avendo clemenza per nessuno. Nel 1927 venne pubblicato il suo primo libro, fu un successo editoriale davvero eclatante, soprattutto perché si trattava di un testo di sole poesie.

Durante il corso della sua esistenza tentò il suicidio svariate volte, ma nessuno la prese mai troppo sul serio. Quando si tagliò i polsi, l’indomani, sfoggiò due eleganti nastri azzurri, laddove si nascondevano le cicatrici, lamentandosi che l’ex marito non era stato nemmeno in grado di lasciarle un rasoio affilato. Alla fine non fu uno dei suoi teatrali tentativi di suicidio a portarla via, ma un arresto cardiaco avvenuto nel 1967. Dorothy aveva da  sempre suggerito per il suo epitaffio ” Scusate se faccio polvere “.

Anne Sexton

Nacque nel 1928 e morì suicida nel 1974, in macchina, con il gas di scarico, indossando una pelliccia e sorseggiando vodka.

E’ considerata la poetessa più enigmatica, scandalosa e sovversiva degli anni sessanta poiché ridefinì i confini della poesia stessa, trattando argomenti di cui mai si era parlato prima di allora. Icona moderna della poesia confessionale  nelle sue poesie trattò del corpo femminile, di aborto, adulterio, aprendo le porte non solo ad altre poetesse ma anche al riconoscimento di nuovi diritti per le donne.

La sua vita da scrittrice comincerà nel 1956 quando a seguito di forti crisi depressive ebbe modo di conoscere  lo psichiatra Martin Orne, il quale le suggerì la cura della parola, rivelando in lei un’artista. Da quel giorno Anne non abbandonò più la penna,  trovando nella scrittura il mezzo ideale con il quale incanalare tutta la sua energia ed i suoi demoni.

Nel 1960 venne pubblicato il suo primo libro To Bedlam and part way back. Fu un successo clamoroso, una carriera disseminata da grandi traguardi e riconoscimenti, tra cui il premio Pulitzer.

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: