La dislessia in Orange is the New Black dal punto di vista di Foucault

Nell’ultima stagione della serie tv, una detenuta del carcere scopre di essere dislessica seguendo un corso di formazione.

Tiffany “Pennsatucky” Doggett durante una lezione in carcere

La consapevolezza di avere un disturbo specifico dell’apprendimento e di non essere meno intelligente degli altri cambierà in positivo l’atteggiamento di Tiffany, che si impegnerà negli studi. Le cose verranno però ostacolate dalla poca comprensione del personale carcerario, che la farà precipitare nel baratro.

La dislessia in Orange is the New Black: il riscatto di Tiffany

La serie è nota per trattare dal punto di vista delle donne l’esperienza del carcere, spesso facendo emergere temi di attualità ancora poco discussi. Nell’ultima stagione sono stati introdotti i disturbi specifici dell’apprendimento, in particolar modo la dislessia, con il personaggio di Tiffany “Pennsatucky” Doggett. È uno dei personaggi che cambia di più con il passare delle stagioni: inizialmente ci viene presentata come un’antagonista ignorante, ma solo con il passare del tempo riusciamo a cogliere come lei stessa sia una vittima, e la diagnosi di dislessia è per lei una forma di riscatto. Seguendo un corso all’interno del carcere per ottenere il GED – il corrispettivo di un nostro diploma di scuola superiore negli Stati Uniti – l’insegnante si accorge che la reticenza di Tiffany a sottoporsi a dei test scritti non è conseguenza di scarso interesse o svogliatezza, notando nella sua prova i classici errori della dislessia, come l’inversione di alcune lettere. Quando viene informata di ciò, Pennsatucky si sente sollevata: ha passato la vita a sentirsi dire che era “stupida”, ma l’insegnante la incoraggia dicendo che non è stupida, è solo il suo cervello che funziona diversamente, e le fa degli esempi di persone famose dislessiche che hanno avuto successo nella vita. La donna coglie questa come un’opportunità di riscatto per impegnarsi nello studio ed ottenere il diploma, ma il clima positivo e di aiuto nei suoi confronti non durerà a lungo.

Dalla speranza alla rovina: quando la dislessia viene trascurata

Il professore dice alla donna che ha bisogno di un tutor che la aiuti con le sue difficoltà nell’apprendimento. Nel frattempo, però, vengono tagliati i fondi del carcere, e Tiffany deve accontentarsi di avere come tutor un’altra detenuta, che ovviamente non è esperta nel campo dei DSA e non può fornirle l’aiuto adeguato. Anche il professore che si era dimostrato tanto comprensivo viene sostituito, e le cose iniziano a precipitare. Durante l’esame finale, Pennsatucky avrebbe avuto il diritto – ed il bisogno – di tempo in più a causa della sua dislessia, ma i moduli non sono stati compilati e lei cade nella disperazione. Temendo di non aver superato l’esame, si toglie la vita. In seguito, quando i diplomi vengono consegnati, si scopre che era riuscita ad ottenere il GED, nonostante non avesse ricevuto l’aiuto di cui aveva bisogno né il tempo supplementare.

Foucault: “Sorvegliare e punire” – Scuola, dislessia e prigione

Michel Foucault, filosofo francese, nel suo famoso saggio “Sorvegliare e punire”, fa un’analisi storica e filosofica della prigione, prendendo anche in considerazione tutte le altre istituzioni totali, tra cui la scuola. Egli vuole dimostrare come una certa disciplina sia funzionale a preparare lo studente a certe esigenze di potere e sopraffazione proprie della società, in cui i corpi sono solo delle cose. Secondo Foucault la disciplina crea corpi docili, ideali per le esigenze moderne in fatto di economia, politica e guerra, mentre crea corpi funzionali in fabbrica, nei reggimenti e nelle classi scolastiche. Dopo aver dimostrato come la prigione abbia storicamente trionfato sulle altre forme punitive, il filosofo amplia il concetto di sistema carcerario, arrivando a dire: “Le carceri, gli ospedali e le scuole hanno somiglianze perché servono allo scopo principale della civiltà: la coercizione.” Evidenziando i tratti di questo modello di controllo e di disciplina, Foucault mette in luce come di fatto lo scopo sia quello di eliminare ogni elemento di disordine e di confusione tramite l’uso del potere, separando e differenziando chi è “normale” da chi è “anormale”. I DSA – disturbi specifici dell’apprendimento – sono stati e sono tuttora spesso fraintesi dagli insegnanti, dai genitori e dalla società. Questo perché la didattica tradizionale tende ad essere rigida e poco malleabile, mentre gli alunni con queste diagnosi necessitano di programmi basati sulle loro esigenze e abilità individuali. Riguardo la dislessia, Foucault affermava che era tra i disturbi coperti solo in minima parte dalla previdenza sociale, e che andasse rivalutato quanto una dislessia potesse implicare in termini di investimento educativo e cure. È necessario comprendere come sia un dovere della società e della scuola aiutare i bambini e i ragazzi con disturbi specifici dell’apprendimento nel miglior modo possibile, per esempio con sistemi compensativi ed il preziosissimo ausilio della tecnologia, ma anche tramite un supporto psicologico che deve provenire innanzitutto dalle figure di riferimento.

Michel Foucault

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