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La curiosità è ciò che ci contraddistingue come esseri umani? Ulisse direbbe di sì

Il personaggio letterario di Ulisse ci mostra come la voglia di conoscere sia una prerogativa essenziale per designare l’essere umano.

 

Il dizionario Treccani definisce la curiosità come  «Desiderio di vedere, di sapere, (…) per amore del conoscere, come stimolo intellettuale»  Vediamo come il personaggio letterario di Ulisse sia la rappresentazione perfetta della definizione di un concetto più attuale che mai.

Il personaggio letterario 

Dal mondo omerico fatto di eroismo guerresco e valori collegati all’universo epico emerge per la prima volta la figura di Ulisse, un eore che all’interno di questo universo sembra quasi stonare: egli non si distingue per il suo valore in battaglia come Aiace o Achille, anzi, cerca quasi di evitare la guerra, e l’arma piu efficace che ha è la sua intelligenza. Il personaggio di Ulisse viene delineato per la prima volta da Omero nell’Odissea ma conosce la sua fortuna come personaggio letterario grazie alle  rivisitazioni della sua storia in numerosi testi successivi. È importante sottolineare che in questi testi non viene perpetrata un’unica immagine e non esiste un unico racconto dell’eroe omerico ma ci sono piu versioni e rielaborazioni. Il personaggio di ulisse è quindi un tema stimolante per gli autori che spesso scelgono un elemento appartenente al suo carattere e lo rielaborano come punto di partenza nella loro invenzione letteraria senza necessariamente osservare una coerenza verso le fonti. Dante decide, ad esempio, di proporre nella Commedia l’immagine di un Ulisse diversa da quella omerica accentuando il suo amore per il sapere che lo spinge oltre i confini della terra allora conosciuta, immagine riproposta successivamente anche da Pulci nel Morgante. 

 La curiosità di Ulisse tra condanna e virtù

Dante posiziona Ulisse all’Inferno ( insieme a tutte quelle persone che praticamente non sopporta) nel girone dei consiglieri fraudolenti poiché è colpevole di aver convinto, con la sua astuzia linguistica, i suoi compagni a seguirlo in un viaggio che li ha condotti alla morte. Ciò che risulta particolamente interessante è l’immagine di Ulisse che emerge dal canto XXVI dell’Inferno ovvero quella di un uomo pronto a dimenticare completamente gli affetti familiari (vv. 94-96) pur di assecondare il desiderio di conoscere  «l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto» (v.98). L’essenza dell’uomo è per Ulisse proprio la voglia di scoprire, di vedere:  è la  curiosità che rende l’essere umano diverso dalle bestie. Questa concezione è espressa da Dante in uno dei passaggi più famosi della Commedia in cui Ulisse termina il suo discorso dicendo « considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.» (vv.119-121). Il problema è che Ulisse, per Dante, si è spinto troppo oltre volendo conoscere troppo e oltrepassando i limiti divini. La prospettiva cambia invece nel Morgante XXV in cui Pulci propone una rivalutazione della curiosità di Ulisse. Se dalla tradizione il personaggio era stato considerato dannato qui invece diviene baluardo dell’abbattimento dei limiti conoscitivi umani superando le colonne di Ercole. Il viaggio di Ulisse viene rivalutato all’interno del Morgante dove la propensione dell’uomo verso la curiosità è vista come aspetto positivo dell’uomo stesso. Ulisse diviene così quasi come il precursore dell’uomo copernicano che poco tollera i confini posti dalla tradizione alla conoscenza umana e tenta di forzarli. 

 Il progresso : frutto della nostra insaziabile sete di sapere 

Nel corso dei secoli l’amore per il sapere e l’innata curiosità dell’uomo lo hanno spinto a superare i limiti posti dalle convenzioni e a spingersi sempre verso nuovi orizzonti. Basti pensare alle scoperte in campo scientifico, tecnologico o medico che hanno completamente rivoluzionato la storia. Oppure, riflettiamo un momento sull’attenzione che l’uomo ha sempre avuto nei confronti dell’universo: dalla rivoluzione astronomica di  Copernico alle recenti  immagini del buco nero M87.  La nostra voglia di spendere tempo e denaro per scoprire nuove cose in campo astronomico dipende dal nostro insaziabile desiderio di conoscere, dalla nostra instancabile propensione verso il sapere. Ora, si potrebbe a lungo discutere sulla società di oggi e di come alcuni considerino il sapere e la curiosità  qualcosa di inutile e non necessario ma, se siete qui a leggere queste righe, immagino che voi non la pensiate così. Forse anche voi converrete con me che è proprio il nostro desiderio di conoscere che ci arricchisce e ci realizza come esseri umani, è la nostra curiosità che ci spinge scoprire cose nuove che riescono ad essere un valore aggiunto al quotidiano, e magari converrete anche con me che, in fondo, le parole di Ulisse nella Commedia non erano poi così sbagliate: «fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza.» 

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