“La coscienza di Zeno” e la Psicoanalisi: riattraversiamo l’eredità che Italo Svevo lasciò alla psicologia

Riattraversiamo il contributo di Italo Svevo alla psicoanalisi a 94 anni dalla sua morte.

Italo Svevo, gli aforismi più celebri

Aron Hector Schmitz, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Italo Svevo, è stato uno scrittore e drammaturgo italiano. Controversa la sua personalità e poetica, ben differente dalle altre della sua epoca, si è formato e pubblicato autonomamente. A 94 anni dalla sua morte ne riattraversiamo la poetica e il pensiero sulla psicoanalisi.

La psicoanalisi e il rapporto con Freud

La Psicoanalisi è una teoria dell’inconscio: nell’indagine dell’attività umana essa si rivolge soprattutto a quei fenomeni psichici che risiedono al di fuori della sfera della coscienza. Si attiva perciò il concetto di inconscio. La psicoanalisi nasce dunque per curare determinati disturbi mentali indagando le dinamiche inconsce dell’individuo. Fino alla fine dell’Ottocento, tali disturbi venivano trattati da psichiatri e neurologi tramite ospedalizzazioni a scopo rieducativo o con l’utilizzo dell’ipnosi. Il medico viennese Sigmund Freud, neurologo e anch’egli utilizzatore dell’ipnosi, ipotizzò che alla base dei disturbi mentali fosse riscontrabile un conflitto tra richieste psichiche contrarie. Nel corso delle sue successive formulazioni teoriche, Freud formulò tre ipotesi, una successiva all’altra, riguardo alla possibile genesi del conflitto:

  1. Il conflitto tra principio di piacere e principio di realtà, cioè tra la necessità di soddisfare il “piacere” interno e il necessario confronto con il mondo reale;
  2. Tra pulsione sessuale e pulsione di autoconservazione (o dell’Io);
  3. Tra pulsione di vita e pulsione di morte.

Il rapporto di Italo Svevo con la Psicoanalisi fu piuttosto complicato. Non credeva, infatti, questo metodo efficiente, poiché il cognato, Bruno Veneziani, in cura dal dottor Sigmund Freud, non ebbe grossi miglioramenti. Egli reputa la psicoanalisi uno straordinario strumento di analisi del sè, ma non crede che questo metodo posso curare efficacemente i malati.

Viaggio dentro l'ultima sigaretta di Zeno Cosini

La poetica di Italo Svevo ne “La coscienza di Zeno”

La coscienza di Zeno è un romanzo psicoanalitico di Italo Svevo, pubblicato nel 1923 dall’editore Cappelli a Bologna. Il linguaggio utilizzato è quello colloquiale, con qualche parola in dialetto triestino toscano, e qualche termine in tedesco. L’ironia è l’elemento più rivoluzionario con la quale è stata trattata un’opera di questa portata. Il romanzo è di fatto l’analisi della psiche di Zeno, un individuo che si sente malato e inetto ed è continuamente in cerca di una guarigione dal suo malessere attraverso molteplici tentativi, a volte assurdi o controproducenti. Il personaggio Zeno potrebbe considerarsi un ignavo, escluso dalla vita e incapace di parteciparvi in quanto debole, astenico, fragile, ossessionato dai propri fantasmi interiori. Oltre all’inettitudine, un suo problema è il vizio del fumo, di cui non riesce a liberarsi. Il protagonista, infatti, ricorda di aver iniziato a fumare già nell’adolescenza, a causa del rapporto conflittuale con il padre, al quale inizialmente rubava soldi per comprare le sigarette. Dunque, gli elementi principali dell’opera e, più in generale, della persona incarnata da Zeno sono: Il vizio per il fumo, l’infanzia travagliata e il rapporto altalenante con il padre, nonché l’inettitudine e l’inadeguatezza intesa socialmente del protagonista stesso. Il contenuto del libro è dunque il resoconto della psicoanalisi del dottor S. che per vendicarsi, ferito nell’orgoglio, del suo paziente rinunciatario alla terapia, pubblica tutti i suoi appunti a riguardo.

Nella riflessione conclusiva, Zeno si considera completamente guarito, perché ha scoperto che la “vita attuale è inquinata alle radici” e che rendersene conto è segno di salute, non di malattia. Zeno addirittura nega di essere mai stato ammalato poiché la sua malattia, in realtà, non era altro che uno stato che gli ha permesso una visione più lucida della realtà. Zeno generalizza la malattia a tutto il mondo sostenendo che chi si sente sano è malato e viceversa: la salute è la condizione di chi possiede certezze, principi; quindi, constatata la vanità di ogni certezza, egli conclude che sarebbe meglio “guarire dalla salute“. L’uomo tuttavia è ammalato così in profondità che nessuna medicina lo può guarire. Nel finale apocalittico, Zeno inizia a riflettere sugli ordigni costruiti dall'”uomo occhialuto” che secondo lui porteranno alla distruzione del mondo, prima o poi: una riflessione inquietante che può definirsi quasi profetica, poiché sembra riferirsi ai futuri ordigni atomici.

La Coscienza di Zeno - Italo Svevo (2)

Italo Svevo e le principali influenze

Italo Svevo ebbe contatto con pensieri di altri autori, quali:

  • James Joyce,  amico e insegnante d’inglese. Autore de “l’Ulisse”.
  • Luigi Pirandello, condivide con lui l’ironia, la crisi esistenziale dell’individuo, la psicoanalisi.
  • Karl Marx, influenzato anche dalla teoria marxista, da cui trae origine la sua disapprovazione al capitalismo, soprattutto, verso la società borghese.
  • Marcel Proust, con il flusso della coscienza che rievoca memoria e ricordo.
  • Sigmund Freud, condividendo una visione sulla teoria psicoanalitica.
  • Friedrich Nietzsche, e l’idea di un soggetto inteso come pluralità di stati in fluido divenire.

Chissà se l’amo? È un dubbio che m’accompagnò per tutta la vita e oggidì posso pensare che l’amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore.

Confronto Svevo Pirandello by Antonino Macaluso

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