Il Superuovo

“La classe operaia va in paradiso”: torna sugli schermi con la regia di Simone Weil

“La classe operaia va in paradiso”: torna sugli schermi con la regia di Simone Weil

Il mondo delle fabbriche sembra essere lontano per chiunque non ci lavori o non abbia persone a sé vicine all’interno di questa realtà; vanno però ricordati, da tutti, gli sforzi che lo hanno reso ciò che è adesso: un posto sicuramente più vivibile rispetto al passato ma ancora tanto da migliorare.

Attraverso Simone Weil e “La classe operaia va in paradiso”  cercheremo di guardare nel profondo una realtà che continua a mutare giorno dopo giorno.

La classe operaia va in paradiso

“La classe operaia va in paradiso” è un film del 1971, lo scopo del regista Elio Petri e dello scrittore Ugo Pirro, è mostrare quanto sia alienante la vita di un uomo in fabbrica.

Il protagonista del film è Ludovico Massa, noto come Lulù, definito il campione della fabbrica metalmeccanica per cui lavora:  riesce a mantenere un ritmo di lavoro eguagliabile a quello di una macchina. Questo lo porta ad attirare la paradossale invidia degli altri operai al punto che decide di adeguare il suo ritmo di lavoro a quello dei colleghi.

Lulù si rende conto di star vivendo un’esistenza vuota: nella sua casa sono presenti una miriade di oggetti di cui in realtà non sente di aver bisogno, al suo fianco ha una compagna che mira a stare con lui semplicemente per avere beni materiali sudati dalle ore e ore di lavoro e di straordinario.

Ad essere rivelatore per lui è un incidente, l’essersi tagliato un dito gli mostra come per la fabbrica non è altro che una macchina, la quale, ora, risulta anche difettosa.

Decide di schierarsi con un gruppo di estremisti extraparlamentari e di promuovere uno sciopero ad oltranza, questo lo porta ad essere licenziato in tronco, anche se successivamente riprenderà il lavoro grazie all’intervento dei sindacati. Oramai però è alle soglie della pazzia e lo ritroviamo a favoleggiare su un muro da abbattere oltre il quale c’è il paradiso della classe operaia.

La biografia di Simone Weil

La biografia di un autore è un aspetto al quale non si tende a dare molta importanza: date, nomi, eventi ci appaiono assolutamente non indispensabili; così facendo però ci lasciamo sfuggire quella che è la radice delle ragioni che hanno spinto un autore all’elaborazione del pensiero per cui è effettivamente poi noto.
Un esempio lampante è Simone Weil la quale sosteneva come l’astrattezza portasse con sé una dose di indelicatezza per la vita.
Simone Weil si riteneva così tanto fortunata da non poter gestire questa condizione,  nutriva il bisogno di conoscere la realtà profonda dei più umili, di coloro a cui la società voltava le spalle.
Decise di abbandonare la sua cattedra al liceo di Rouen, dove insegnava filosofia, per prendere il lavoro come operaia in fabbrica alla Alsthom nel 1934 e l’anno successivo alla Renault dove, sebbene le condizioni si presentavano un minimo più umane, i ritmi erano comunque alienanti.

Scrive di quanto si sentisse una bestia da soma e di come fosse umiliante non il dolore o la sofferenza fisica, bensì il ricevere ordini i quali “[…] mettono a tacere la creatività e mortificano il pensare fino alla sua estinzione.”

La nuova fabbrica

Simone Weil in seguito alle sue due esperienze in fabbrica decise di proporre un modello nuovo di lavoro che potesse soddisfare sia gli operai che i loro capi: il nodo centrale consisteva in momenti di incontro e di dialogo affinché il lavoro fosse più umano: “concertazione e compartecipazione contro rivoluzione”.

Un modello che potremmo definire la terza via di Simone Weil, in questo troviamo un’alternativa concreta tra azioni che possono essere dettate da riflessioni universalistiche da una parte e massimaliste dall’altra. Riassumendo: né rivoluzione né riformismo.

Il suo modello, che non potremmo neppure definire utopistico, perché in realtà è di fattibile realizzazione  finirà per non ottenere successo, ma nonostante ciò Simone Weil porterà, fino al giorno della sua morte, alti quelli che sono stati per tutta la vita i suoi motori: la speranza nell’uomo e il cambiamento.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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