Bilancio europeo e Battle of budget: scopriamo cosa sono a partire dalla Brexit

 

Quando ci si riferisce alla Brexit non si può non pensare al vuoto lasciato dal Regno Unito in termini di bilancio europeo. Ma come funziona la EU budget procedure? E perché trovare un accordo tra i paesi dell’Unione richiede estenuanti trattative?

 

 

Tra i fenomeni più recenti la Brexit si configura indubbiamente tra gli eventi che meglio mostrano la controversa battaglia tra i paesi frugali e i cosiddetti amici della coesione. Se è vero che conflitti tra i due schieramenti si riscontrano su più fronti, è innegabile che riuscire a trovare un accordo tra i net contributors e i poorer contries in materia di EU budget diventi una missione senza precedenti. Ecco quindi che non resta che interrogarsi sulle ragioni di tale difficoltà a partire dalla spiegazione delle dinamiche insite nella budget procedure.

 

Il bilancio europeo

 

Il bilancio europeo non è altro che la somma dei ricavi e delle spese, vale a dire l’insieme delle risorse ottenute e delle risorse spese nei diversi settori di competenza. Tre sono le tipologie di fonti che regalano il budget: i trattati, le varie legislazioni (più precisamente regolamenti e decisioni) e gli accordi tra le istituzioni europee.

Quel che occorre mettere in evidenza da subito è che il bilancio rappresenta soltanto una piccola porzione se si guarda all’intero sistema delle finanze UE; sistema che si impone come il risultato di tre elementi: il multiannual financial framework, l’annual budget e il system of owned resources. Quando ci si riferisce alla prima componente, non si fa altro che parlare del bilancio a lungo termine; bilancio che vede a livello legislativo l’imporsi del ruolo del Consiglio: è di fatti la Commissione che presenta la bozza ma è al Consiglio che poi compete la sua approvazione sulla base delle direzioni fornite dal Parlamento a maggioranza. D’altra parte, relativamente alle risorse un punto che merita di essere sottolineato ai fini del nostro discorso è che queste non appartengono all’Unione Europea. Si tratta delle cosiddette traditional owned resources, delle imposte sul valore aggiunto vigenti in ciascun stato membro e di tutte le risorse basate sul reddito annuo lordo. Per quanto concerne queste ultime su di loro viene applicata una tassa uniforme per ogni stato membro che dipende dal singolo GNI. Il risultato è che tale fattispecie di resources genera una forte dipendenza dal contributo finanziario dei paesi membri; dipendenza che costituisce una chiara limitazione alla libertà di manovra dell’Unione Europea.

 

La Brexit

 

Dopo aver sviscerato la tematica dal punto di vista pratico non resta che discutere dell’effetto Brexit. Come già ricordato, quando si parla di bilancio non si può non fare riferimento alla forte dipendenza finanziaria dell’Unione Europea rispetto ai paesi membri. Ecco quindi che, come tutti sanno, l’uscita del Regno Unito dall’UE ha generato un enorme vuoto non solo in termini geopolitici ma anche in termini finanziari: a circa 7.8 miliardi di sterline ammonta la perdita dell’UE per effetto della Brexit, equivalente a 8.8 miliardi di euro. Per non parlare del gap che l’uscita dell’isola ha lasciato relativamente alle dinamiche di potere. Quel che occorre rilevare è che il Regno Unito figurava tra i cosiddetti net contributors dell’Unione Europea. Lo dimostra il fatto che lo scorso febbraio venti leaders dei ventisette paesi membri si sono riuniti per raggiungere un agreement in merito all’EU budget per gli anni 2021-27. I negoziati hanno preso le mosse dalla seguente domanda: come trovare un accordo tra gli stati relativamente al nuovo MFF? Il meeting si è concluso con un no deal, a testimonianza della ormai decennale battaglia tra i net contributors e i poorer countries dell’Unione; battaglia aggravata dalla perdita del Regno Unito per l’asse dei contributori netti e dallo spostamento degli equilibri geopolitici e finanziari verso la Germania della Merkel e i paesi frugali.

 

La Battle of budget

 

Ma cosa si intende per battaglia tra contributori netti e poorer countries? La dinamica ruota attorno alla semplice e presumibilmente legittima rivendicazione dei poorer countries che i net contributors più ricchi dovrebbero contribuire maggiormente al bilancio europeo. Il risultato è il prender piede del conflitto tra i cosiddetti paesi frugali e quelli che si autodefiniscono amici della coesione. Da un lato i frugal four, più precisamente Olanda, Austria, Svezia e Danimarca, si identificano nello slogan “do more with the same”, vale a dire che si riconoscono nel comune rifiuto a rimediare al gap lasciato dal Regno Unito mediante un aumento del’ EU budget superiore all’1% del reddito nazionale lordo dell’Unione Europea. Dall’altro i friends of cohesion, ovvero gran parte dei paesi del sud e dell’est Europa, si ritrovano schierati a favore dell’incremento del bilancio dell’1.1% del reddito nazionale lordo dell’Unione. In questo quadro non resta che delineare la posizione di Francia e Germania: la Germania è comunemente associata ai paesi frugali, sebbene ci si aspetti una maggiore flessibilità rispetto ai quattro; la Francia vede se stessa preoccupata per un aumento del bilancio al massimo livello tollerabile, prefigurandosi come obiettivo primario la salvaguardia dei fondi CAP per i suoi agricoltori.

 

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