La realtà è diversa da come la rappresentiamo? Cartesio ci spiega Matrix

I sensi ci presentano il mondo com’è realmente? Su cosa possiamo basare le nostre certezze? 

Morpheus

Il filosofo Cartesio è alla ricerca di una certezza sulla quale basare la propria riflessione, qualcosa di indubitabile, poiché i sensi si dimostrano spesso fallaci, come nel film Matrix: questi ci mostrano solamente un mondo illusorio, una realtà creata al computer e controllata da macchine artificiali. 

Il filosofo Cartesio

La pillola rossa

Renè Descartes, in arte Cartesio, decise di mettere da parte tutte le proprie convinzioni e tutti gli insegnamenti che gli impartirono sin da bambino, perché si rese conto dei tanti pregiudizi e delle tante falsità che portò con sé in quegli anni. In quel momento, capì che se avesse voluto fondare il proprio sapere su qualcosa di certo non avrebbe dovuto accettare alcuna idea che non fosse stata chiara ed evidente, e che non lasciasse nemmeno un briciolo di dubbio sulla sua veridicità. Questo portò il filosofo a scegliere di “buttare all’aria tutto quanto e ricominciare dalle fondamenta”. Una scelta simile la fece Thomas Anderson, cittadino modello di giorno, hacker criminale di notte sotto lo pseudonimo di Neo: una sera ricevette un contatto via computer da parte di un’esperta hacker che lo condusse dal misterioso Morpheus. Neo rimase sorpreso dal loro modo di agire e chiese di più sulle loro operazioni, a quel punto Morpheus lo mise davanti a una scelta: in una mano gli offrì una pillola rossa, che gli avrebbe rivelato la verità sul mondo nel quale viviamo sconvolgendo per sempre la sua vita, e nell’altra una pillola blu, che lo avrebbe fatto risvegliare nel suo letto con un gran mal di testa. Neo si trovò davanti alla stessa scelta di Cartesio: accettare i pregiudizi nei quali visse finora o demolire tutto e prepararsi a scoprire una nuova realtà? Sappiamo già quale pillola scelsero entrambi. 

Il dubbio iperbolico

Così Morpheus risponde a Neo:

Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

 Matrix è il nostro stesso mondo, che è in realtà virtuale ed elaborato al computer, mentre i nostri veri corpi sono immobili e tenuti in incubatrici per essere usati come fonti di energia da macchine artificiali, ribellatesi agli umani oltre un secolo prima. Le nostre capacità sensoriali non riescono a distinguere la realtà da ciò che è solo un’illusione, e se n’era accorto ben prima Cartesio, che alla ricerca di un’idea che possa essere indubitabile, esclude categoricamente i sensi: questi spesso ingannano, “e prudenza vuole che non ci si fidi mai del tutto di ciò che ci aveva ingannati anche una sola volta”. Un esempio è l’incapacità dell’uomo di distinguere la veglia dal sogno, mentre dorme infatti egli è convinto di agire nel reale, come in Matrix. Cartesio si spinge anche oltre: se pensavamo che almeno la matematica fosse qualcosa di certo, egli ipotizza un genio maligno che si diverte ogni volta a farci credere di calcolare in maniera giusta “2+3=5” mentre in realtà potrebbe non essere così. Questo è un dubbio iperbolico, volutamente esagerato, per farci capire che è difficile trovare qualcosa di cui si possa essere assolutamente certi. Che siano delle macchine artificiali o che sia un genio maligno, qual è il modo per uscire dall’inganno?

 

Il cucchiaio non esiste 

Dopo aver escluso i sensi, la nostra realtà circostante e persino la matematica, che cosa ci rimane? Cosa possiamo salvare dal dubbio iperbolico? Noi stessi, risponderebbero Cartesio e Neo. Se c’è qualcosa che esiste in maniera chiara ed evidente siamo noi che poniamo il dubbio, è la nostra stessa capacità di pensare e dubitare, e se quel genio maligno proverà a ingannarci di nuovo noi saremo ancora più sicuri, perché per trarre in inganno qualcuno quest’ultimo dovrà pur esistere. Qualsiasi illusione non riuscirà a farci credere di non esistere, finché penseremo di essere qualcosa. É la nostra interiorità la chiave per riuscire a comprendere il nostro mondo e smascherarlo da qualsiasi illusione: in una scena del film Neo incontra un bambino capace di piegare dei cucchiai con la mente, che gli rivela: 

Non cercare di piegare il cucchiaio, è impossibile. Il cucchiaio non esiste, e allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso.

È solo quando Neo capirà che Matrix è un’illusione e recupererà il contatto con la sua interiorità che sarà in grado di sconfiggerlo. Già Cartesio si accorge che siamo circondati da illusioni: anche senza macchine artificiali, nel nostro mondo si fa fatica a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è. Anche noi viviamo in Matrix, ma la chiave per uscirne siamo noi stessi. 

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