La bellezza è il frutto di un’arte bugiarda: il pensiero di Frida e Tasso

La definizione di arte non si può canonizzare. Il testo de La Casa Azul di Marco Mengoni veicola fino a noi il messaggio di Frida Kahlo, non molto lontano da quello dello scrittore Torquato Tasso.

Frida Kahlo, pittrice messicana, visse durante la prima meta del 1900. Torquato Tasso, autore italiano esistito nel periodo più maturo del Rinascimento, il Manierismo appunto. La distanza storica e geografica non gli ha impedito di pronunciarsi in merito all’arte alla stessa maniera. Dopo tutto, leggere Può la bellezza trascinarci via se l’arte è una bugia che dice la verità?, piuttosto che L’arte che tutto fa, nulla si scopreè la medesima cosa. La prima è una frase del talentoso Mengoni, nonché il nucleo attorno cui ruota l’esistenza della femminista ante litteram tutta, e il significato integrale dell’arte. Il canto XVI della Gerusalemme liberata, non è soltanto il canto dell’amore per antonomasia, ma anche quello dell’arte-finzione, verso cui Tasso sembra avere un debole, già manifestato nel proemio dell’opera.

Ars est celare artem

Ars est celare artem è un precetto retorico ovidiano che Tasso riprende nel canto XVI della sua opera-capolavoro per chiarire la sua posizione in merito all’arte. Il significato intrinseco della norma vuole dire che il compito dell’arte è quello di velare il suo artificio, tanto da apparire naturale. Da Platone, fino a quei tempi infatti, l’arte non faceva altro che copiare la natura. Qualche verso dopo Tasso fa emergere con parole proprie un pensiero simile, ma quasi a completarlo.

Di natura arte par, che per diletto

l’imitatrice sua scherzando imiti.

Tasso è un manierista e ha esasperato i canoni classici trascinandoli in un turbine vertiginoso. In un gioco paradossale l’arte non imita più l’arte ma viceversa. Colui che visse tra genio e follia non trattò del tema in un canto casuale, ma nello stesso in cui l’arte magica simulatrice e dissimulatrice fa da protagonista. Il clima radicale e rigido della Riforma Cattolica, sancita dal Concilio di Trento, e dagli strumenti che essa aveva creato per controllare autori, libri ed editorie, come l’Indice dei libri proibiti, avevano messo il Tasso nella condizione di porre una tara sulle arti demoniache. In una sorta di parallelismo queste sono da condannare come l’arte poetica, entrambe infatti mentono. Come  il poeta giustificherà tale componente è già stato trattato in uno dei miei articoli,  Gli amori di Rinaldo e Armida, ora cantati da Tasso, ora dipinti da Hayez.

La Casa Azul

Il titolo del brano di Marco Mengoni, contenuto nel suo ultimo disco, Atlantico, è l’omonimo della casa dove Frida Kahlo visse insieme con suo marito Diego Rivera, e attualmente il Museo Frida Kahlo, luogo in cui si possono ammirare alcune opere dell’artista, i cui nomi tra l’altro, sono incastonati come gemme preziose all’interno della canzone. Il mondo, che in senso lato indica tutta la produzione artistica della donna anticonformista, libera, ribelle e passionale, è frutto delle sue dite, le cui punte si confondono con quelle dei pennelli. Ma il suo talento fa a pugni con la spina bifida, patologia che i genitori e le persone intorno a lei scambiano per poliomielite, non riuscendola così a curare nel modo adeguato. Come se non bastasse alla tenera età di 18 anni un terribile incidente le causò una frattura multipla della spina dorsale, di parecchie vertebre e del bacino; dopo 32 interventi chirurgici fu costretta a letto per mesi. Fu in quel preciso momento che, mescolando ai colori della tavolozza lacrime, il suo animo indomabile e inarrestabile le diede il vigore di trasformare il dolore in bellezza, frutto dell’arte. Cominciò dagli autoritratti grazie agli specchi che i genitori avevano istallato sul soffitto. Frida conosceva veramente solo se stessa, e stava sempre con se stessa.

L’arte è una bugia che dice la verità

Frida cambia soggetto quando si iscrive al partito comunista messicano, conoscendo Diego Rivera, il pittore più famoso del Messico rivoluzionario, sposandolo l’anno successivo. Adesso il fulcro della sua arte è Diego che la ispirerà per opere felici e tristi. Frida infatti è tradita e tradisce.

Ho disegnato un amore che sembra vero
Una pozzanghera illusa d’essere cielo
Ed una lacrima fine che non si può vedere
Una collana di spine la strada fatta insieme

L’apparenza del suo amore confonde la realtà, così come l’arte confonde chi la contempla intendendo nell’interrogarsi se ciò che vede sia vero o meno. Le sue sofferenze continuano con la repressione politica e con l’assenza di un figlio, ma è sempre l’arte a conservare un ricordo positivo della donna, come quello di Viva La Vida, che ispirerà artisti quali i Coldplay.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: