La battaglia della nuova generazione: i nostri stati d’animo paragonati a quelli di Leopardi e Ungaretti

Basta una sola inconsapevole persona per far scoppiare una pandemia, ma una serie di consapevoli scelte per intraprendere una guerra. 

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In generale definiamo battaglia lo scontro più o meno violento fra diverse unità nemiche: ci si può battere per ragioni politiche, sociali, economiche, morali, religiose e molte altre, ma le sensazioni che si provano, almeno in parte, convergono. Come molti politici hanno affermato, anche noi oggi stiamo combattendo una guerra contro un nemico invisibile, conosciuto come SARS-CoV-2, o COVID-19, il quale sta causando migliaia di vittime e ci ha resi maggiormente vulnerabili. In questa situazione stiamo riscoprendo dei valori, che forse prima erano messi in seconda posizione, quali: la solidarietà, il senso del dovere e il valore della famiglia.

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Leopardi e la lotta contro la Natura.

Leopardi concepisce la natura come come un’entità meccanica nella quale vigono leggi e principi finalizzati unicamente a conservare l’ordine cosmico secondo un ciclo che che comporta la vita e la morte degli individui e della specie: essa cessa di essere la dolce e benefica madre e appare del tutto indifferente alle sorti dell’uomo. Nel canto ‘La Ginestra‘, la sua riflessione negativa si propone come un nuovo fondamento della vita e della civiltà e al termine del suo viaggio intellettuale egli intende presentare un messaggio che sintetizzi il proprio progetto di una morale laica coerente con un pensiero rigorosamente materialistico e contrario ad ogni illusione provvidenzialistica. Il titolo del canto riporta il nome di un fiore, la Ginestra, la quale gentile e profumata, rappresenta la consolazione e la pietà verso la sofferenza degli uomini perseguitati dalla natura; una pietà e un conforto che si esprimono soprattutto attraverso la poesia e che alludono al tema della solidarietà umana. In particolare, il tema della solidarietà viene affrontato nella terza strofa del testo. Dinanzi al male che domina l’esistenza gli uomini si dividono in due categorie: quelli che si ostinano a ritenersi fortunati in quanto esseri privilegiati dall’universo e quelli che riconoscono la miseria dello stato umano sulla Terra; questi due generi possono essere associati alla nostra situazione: uomini che, ritenendosi “immuni” continuano ad uscire e altri, che consapevoli della situazione restano a casa. Nella Ginestra vi l’affermazione di un rapporto stretto tra pessimismo e progresso dell’umanità: la consapevolezza del comune nemico dovrà spingere gli esseri viventi ad allearsi in una solidarietà e fraternità reciproca più stretta, rinunciando alla lotta secolare dell’uomo contro l’uomo, per rivolgere le proprie forze comuni verso la natura.

Medici e infermieri in trincea.

Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie‘ questo scriveva Ungaretti per descrivere il senso della precarietà esistenziale e di un oscuro destino in cui domina la constatazione della fragilità dell’uomo, non diverso da una foglia d’autunno che un evento improvviso può staccare dal ramo. In generale il tema dominante delle sue poesie è della guerra, la quale è rappresentata come la condizione concreta e anonima di un soldato tra tanti e come l’occasione rivelatrice della propria autentica identità esistenziale. L’anonimato, la condizione comune di fante, può sprigionare l’affermazione più intensa e positiva della propria individualità personale: l’io diviene parametro della condizione collettiva ed è proprio sull’io che si misura il possibile valore dell’esperienza di tutti. Nel 1931 Ungaretti pubblica una raccolta di poesie, ‘Allegria‘: il titolo allude al fatto che “l’uomo pur travolto, soffocato, consumato dal tempo e dal dolore” è pronto a riprendere il cammino, non sa rinunciare, come un naufrago che intravede la salvezza, all’esultanza di scoprire la vita e l’amore più forti di quanto non possa essere la morte. L’esperienza della guerra rende più che mai evidente il senso di fragilità: i soldati, come i medici e gli infermieri in questo momento, avendo davanti ai loro occhi il pericolo, divengono consapevoli della tragedia alla quale stanno prendendo parte nonostante ciò, riescono anche a comprendere che la fragilità è una caratteristica peculiare della condizione umana e accomuna tutti gli uomini in un sentimento di dolorosa fraternità.

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Perché attendere che l’istante sia ricordo per apprezzarlo?

Generalmente siamo sempre così tanto presi dalle cose che dobbiamo e che dovremmo fare che non ci rendiamo conto di quello che abbiamo. Pensiamo sempre a correre, a raggiungere i nostri obbiettivi e non ci fermiamo mai a pensare e adesso non comprendiamo ancora come sia possibile tutto questo, come siamo passati dall’essere liberi di uscire ed abbracciarci, al dover rimanere chiusi in casa, come se fossimo in prigione o in guerra; ci chiediamo se e quando passerà questo periodo e soprattutto se tutto tornerà normale, la cosa certa è che vedremo tutto in maniera diversa dopo questa terribile esperienza. Purtroppo siamo abituati a dare tutto per scontato e ad accorgerci dell’importanza delle cose solo quando ne veniamo privati: molti di noi si trovano lontani dal loro ‘nido’ famigliare, che Pascoli tanto decantava, un luogo di protezione dalle minacce del mondo esterno dove trovare sicurezza, e ora farebbero di tutto pur di raggiungerlo. Abbiamo paura per noi stessi e soprattutto di perdere le persone a noi care, ma è necessario farsi coraggio. Questa traumatica esperienza, però, ci servirà per dare maggiore importanza a quello che abbiamo e a guardare il mondo con occhi diversi.

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