“Knives Out” e le bugie: cosa succede al corpo e al cervello quando mentiamo?

Pinocchio ci insegna che le bugie hanno le gambe corte e il naso lungo, il film “Knives Out- Cena con delitto” ci mostra che possono anche provocare nausea. Ecco tutti gli effetti collaterali del mentire secondo la psicologia.

Il nuovo film di Rian Johnson è un giallo dal retrogusto comico in cui l’investigatore Benoit Blanc è stato assoldato anonimamente per indagare sul presunto suicidio di Harlan Thrombey. Il famoso scrittore è stato trovato con la gola tagliata una mattina, dopo aver festeggiato, il suo compleanno nell’enorme villa in cui abitava, la sera prima, invitando la sua famiglia e la sua infermiera personale Marta. La ragazza è l’unica a collaborare alle indagini per una semplice ragione: non riesce a mentire senza vomitare.

La “sindrome di Pinocchio”: mal di testa e mal di gola

La reazione esagerata di Marta alla menzogna in realtà non si discosta molto da quelle riscontrate dalla professoressa di psicologia all’University of Notre Dame nell’Indiana, Anita Kelly, nel suo esperimento.

I partecipanti erano 110 persone di età compresa tra i 18 e i 71 anni e sono stati divisi in due gruppi: nel gruppo di controllo non venivano fornite istruzioni precise, mentre nel gruppo sperimentale vigeva l’ordine di non mentire in maniera più assoluta, se si voleva omettere la verità si poteva al massimo rifiutarsi di rispondere. Tutte le settimane, per due mesi e mezzo, gli studiosi hanno sottoposto questi volontari al test della macchina della verità, chiedendo successivamente di descrivere il loro stato psicofisico.

Al termine dell’esperimento, gli psicologi hanno osservato che, in entrambi i gruppi, ma soprattutto in quello sperimentale, tanto minore era la quantità di bugie pronunciate durante la settimana quanto migliore era la condizione di benessere fisico e mentale percepita. Nelle settimane in cui le bugie aumentavano, invece, è emerso un considerevole aumento del disagio psicologico con nervosismo e malinconia, ma anche sintomi fisici come mal di testa e perfino mal di gola. Allo stesso tempo, le relazioni interpersonali ne hanno giovato, risultando più lineari e spontanee, meno artefatte. La docente universitaria di comportamento organizzativo, Linda Stroh conferma che “sapere di poter dire la verità abbatte i livelli di stress, mentre vivere un conflitto interiore che porta alla menzogna aggiunge un carico pesante di tensione alla vita quotidiana”. Ovviamente non si intende che l’onestà possa essere una cura contro i malanni fisici, però è sicuramente una condizione di salute psicologica.

Come cambia il cervello quando le bugie sono la norma

Dai risultati dell’esperimento precedente è chiaro che le bugie provochino sempre un certo disagio, ma cosa succede quando mentire diventa la quotidianità? Quando qualcuno mente frequentemente comincia ad annullare la propria risposta emotiva ogni volta che dice il falso e finisce per prescindere da qualunque senso di colpa, come se ne fosse assuefatto. Così facendo, in una totale assenza di sentimenti, il bugiardo mente sempre più facilmente e ricorre alla menzogna come risorsa principale, mantenendo allenate le funzioni cognitive coinvolte nel mentire. Ciò ha suggerito ai neurologi che il cervello di un bugiardo patologico funzioni in maniera diversa. La struttura cerebrale maggiormente interessata in questi comportamenti disonesti è l’amigdala, un piccolo organo del sistema limbico correlato alla memoria e alle emozioni che reagisce ogni volta che riscontra una dissonanza e definisce il grado in cui siamo disposti a mentire. Quando l’utilizzo delle bugie è abituale, l’amigdala smette di reagire emotivamente, come se la tolleranza delle dissonanze aumentasse, facendo scomparire rimorso e preoccupazione. Come se il cervello si adattasse alla disonestà. Un esperimento realizzato dal dottor Dan Ariely, docente di psicologia, ha rivelato che la struttura cerebrale dei bugiardi patologici ha un 14% in meno di materia grigia e presenta tra il 22 e il 26% in più di materia bianca nella corteccia prefrontale. Ciò significa che il cervello di un bugiardo stabilisce molte più associazioni tra i suoi ricordi e le sue idee, cosa che gli permette di dare coerenza alle bugie e di fare associazioni più velocemente.

Harlan Thrombey e i consigli per un delitto perfetto

Si scopre presto nel corso del film che l’infermiera ha somministrato per errore una dose eccessiva di morfina, errore che sarebbe stato fatale allo scrittore, perché l’antidoto alla morfina che avrebbe potuto salvargli la vita era incredibilmente scomparso dalla borsa dei medicinali. Così, consapevole della sua imminente morte e intenzionato a scagionare Marta, l’unica ad essergli sempre stata vicina, dall’accusa di omicidio, Harlan spiega in modo dettagliato alla ragazza come comportarsi e cosa raccontare alla polizia in modo da non risultare nella lista dei sospettati, dopodiché si suicida tagliandosi la gola. E ovviamente, che lo voglia o no, l’infermiera sarà costretta a dire qualche piccola bugia. Per prima cosa, deve accettare il fatto che mentirà e dovrà farlo cercando di mantenere il massimo controllo del proprio corpo. Questo perché la comunicazione non verbale viene utilizzata spessissimo nello smascherare una menzogna. Soprattutto quando chi mente non è abituato a farlo, come Marta, si rischia di incappare in piccoli errori che chi ha studiato il linguaggio del corpo sicuramente noterà. Un bugiardo inesperto avrà la tendenza, ad esempio, ad evitare il contatto visivo con l’interlocutore perché teme di essere scoperto, mentre un abile truffatore si comporterà in maniera opposta, guardando fisso negli occhi per sembrare più credibile. I mentitori agitati battono le palpebre degli occhi rapidamente e più spesso, sorridono meno (per sembrare più credibili) e hanno piccoli cambiamenti nel tono di voce. Potrebbero incrociare le braccia, ad indicare chiusura o difesa, muovere compulsivamente una parte del loro corpo, per esempio battere un piede a terra di continuo, oppure iniziare a toccarsi il viso e la bocca, le orecchie o il naso o a giocherellare con gli oggetti che si tengono in mano. Inoltre i bugiardi hanno la tendenza a fornire informazioni dettagliate, spesso inutili e non richieste. Ecco perché Harlan suggerisce a Marta di raccontare alla polizia solo piccole verità, che renderanno il racconto credibile senza rivelare completamente il loro segreto. Inoltre, quando si mette in discussione l’onestà di una persona, si individua facilmente un bugiardo perché reagirà arrabbiandosi, mentre le persone innocenti di solito prendono l’accusa come un’offesa. Una tecnica che utilizzano gli studiosi nei test con il poligrafo (la macchina della verità) è la misura della sudorazione, anche se c’è il rischio che risulti un falso indicatore. In generale, arrossire, sudare, tremare e avere difficoltà nella deglutizione sono comportamenti che segnalano un probabile bugiardo. Un altro modo per individuare le menzogne è fare attenzione alle micro-espressioni, brevissime manifestazioni di emozioni nascoste della durata di circa un venticinquesimo di secondo, come un mezzo sorriso o un frammento di sguardo ansioso. In un attimo l’inconscio prende il sopravvento e l’emozione cerca di comparire in un minimo sfogo sul volto di chi cela i propri sentimenti. Se la bugia è architettata sul momento, infine, chi mente lo fa di solito parlando lentamente e con qualche pausa, per pensare a cosa dire e a come risultare più credibile.

Insomma, tutti, chi più e chi meno, abbiamo raccontato delle bugie nella nostra vita. Questo può esserci utile per tutelare noi stessi o le persone a cui teniamo, ma a che prezzo? Perdere man mano la nostra sensibilità, la responsabilità verso le proprie azioni, la capacità di distinguere fra ciò che è giusto o sbagliato, la nostra umanità? Inciampare nel proprio naso e con le gambette all’aria è questione di un attimo.

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