Un Natale da Re: le più grandi incoronazioni del 25 Dicembre

Natale è la festa che rappresenta la nascita di Cristo, e proprio per la simbologia della nascita di un nuovo o rinnovato impero diverse grandi figure storiche scelsero questo giorno per farsi incoronare.

Incoronazione di Carlo Magno (Raffaello, Musei Vaticani)

Scegliere Natale come giorno della propria incoronazione non era una decisione da prendere a cuor leggero, soprattutto nel Medioevo, dove la cristianità ricopriva un ruolo fondamentale sia a livello sociale, negli strati più poveri (ma non solo) della popolazione, che a livello politico, giocando come bilanciere dei rapporti fra Stati, popoli e papato. Chi si voleva far incoronare quel giorno voleva mostrare al resto del mondo il proprio prestigio, mettendosi sulle spalle il fardello di essere rinnovatore non solo del suo Stato o Regno o Impero, ma anche del resto del mondo allora conosciuto, allo stesso modo in cui Cristo cambiò le sorti dell’umanità tutta nascendo e divenendo la Guida alla Verità divina. Chi si incoronava Imperatore il 25 Dicembre voleva far passare lo stesso messaggio in chiave laica. Per questo furono in pochi a farsi carico di questa responsabilità.

Carlo Magno

Il più noto, ma anche il più importante a essere incoronato in questa notte fu Carlo Magno, primo Imperatore del Sacro Romano Impero, che nella messa di Natale dell’800 ricevette tale nomina per mano del Papa Leone III. Ma la cerimonia è solo l’ultimo tassello di una storia ben più profonda e complessa che riguarda i rapporti fra papato e Franchi. Papa Leone III è una figura ricordata soltanto per il gesto di porre la corona sulla testa di Carlo Magno, poiché per il resto del suo pontificato, e anche prima della messa dell’800, fu molto passiva: succeduto ad Adriano I nel 795, proseguì la sua politica di buone relazioni col Re dei Franchi, divenuto dal 774 (proprio sotto Adriano I) anche Re dei Longobardi. Ciò però significò per Leone III dover sottostare alle decisioni prese da Carlo in ambiti religiosi per non perdere la sua protezione. Tuttavia questa politica si rivelò vantaggiosa quando fu il Papa a essere in difficoltà: nel 799 scoppiò infatti un’insurrezione contro il Pontefice guidata dai nipoti del defunto Adriano I, che gli mossero accuse riguardanti una sua presunta scarsa moralità. Leone III dovette fuggire e fu accolto da Carlo, il quale lo salvò organizzando un’assemblea nel Dicembre dell’800 nella quale il Papa giurò la propria innocenza, risolvendo così la situazione. Naturalmente Leone III fu riconoscente a Carlo, ma dover ricorrere all’aiuto di una figura esterna alla Chiesa era uno smacco non da poco all’autorità sia religiosa che personale del Papa, già pieno di nemici in Curia. Fu così che per ricordare al mondo intero che era la Chiesa e Dio a stabilire le sorti e i ruoli nel mondo di tutte le persone, Re compresi, la notte di Natale dello stesso anno Carlo fu incoronato dalle mani di Leone III. Il gesto stava a indicare che se Carlo, il più potente monarca in carica nel mondo (e di conseguenza anche tutti gli altri) erano Re, lo dovevano a Dio soltanto per cui la loro autorità sarebbe sempre stata sottomessa a quella del rappresentante di Dio in terra, ossia il Papa.

Ritratto di Carlo Magno (di Caspar Johann Nepomuk Scheuren)

Guglielmo il Conquistatore

Oltre due secoli dopo si ha un’altra grande incoronazione natalizia, questa volta non nell’ambito del Sacro Romano Impero ma più a nord, nelle isole dell’Inghilterra, dove nel 1066 venne incoronato Guglielmo I d’Inghilterra, ai più noto come “Il Conquistatore”. Ma anche qui la storia della sua incoronazione si pone come culmine e termine di fitte vicende politiche e anche militari. Guglielmo è figlio illegittimo (da qui un altro suo celebre soprannome, “Il Bastardo”) di Roberto I di Normandia, all’epoca fratello del duca di Normandia Riccardo III, a cui si era ribellato. Quando Riccardo morì, poco dopo la riappacificazione col fratello, che secondo diversi cronisti dell’epoca fu in realtà soltanto una farsa per permettere a Roberto di avvelenare il fratello, il padre di Guglielmo salì al ducato di Normandia scavalcando l’erede legittimo, il nipote Nicola. Tuttavia rimase in carica per poco tempo poiché durante un pellegrinaggio verso Gerusalemme morì, lasciando come unico erede il figlio non riconosciuto dalla Chiesa. Fortuna volle che Roberto avesse lasciato per un’evenienza simile al figlio, allora di appena otto anni, diversi precettori e la benedizione di tutti i nobili del territorio. I patti però non furono rispettati e qualche anno dopo in tutto il ducato scoppiarono diverse ribellioni che furono placate dall’intervento diretto del Re di Francia, presso il quale poi Guglielmo, crescendo, farà mostra delle sue doti militari e amministrative. Nel 1060 il Duca di Normandia si dirige alla corte inglese chiamato dal Re d’Inghilterra Edoardo il Confessore, il quale voleva nominare Guglielmo come suo successore per la corona inglese. Raccontando brevemente la storia di questo monarca, basti sapere che in gioventù fu esiliato e trovò rifugio proprio nella corte del padre di Guglielmo, stringendo amicizia con Guglielmo stesso al punto che, alla morte di Roberto, Edoardo fu nominato uno dei guardiani del figlio. Non è da meravigliarsi quindi se Edoardo, senza figli, abbia visto nel suo protetto, tanto abile nel gestire i suoi territori sin dalla giovane età, il successore ideale per far tornare la pace in Inghilterra, allora scossa dalle guerre fra anglosassoni e danesi. Alla morte di Edoardo, nel Gennaio del 1066, tuttavia non successe subito Guglielmo poiché si autoproclamò Re Harold Godwinson, conte di Wessex, come Re Aroldo II, il quale dovette contendersi il titolo con i guerrieri danesi, mentre Guglielmo stette a osservare dall’altra parte della Manica. La tattica di attesa del Duca di Normandia si rivelò efficace visto che quando decise di agire ormai le truppe di Aroldo erano indebolite, e bastò solo una battaglia, la celeberrima battaglia di Hastings, a Ottobre dello stesso anno, per distruggere le truppe nemiche e lasciare a Guglielmo il dominio dell’Inghilterra, sancito definitivamente dalla sua incoronazione il 25 Dicembre del 1066, simbolo di una rinata dinastia inglese e di una speranza di pace duratura (e così sarà, visto che dalla dinastia normanna deriverà la casata tuttora regnante in Inghilterra).

Guglielmo il Conquistatore (in una scena dell’Arazzo di Bayeux)

I Re siciliani

Se minore è la dimensione territoriale che ha la Sicilia rispetto al Sacro Romano Impero o all’Inghilterra, di certo non minore è l’importanza della data dell’incoronazione di due dei personaggi principali della storia dell’isola: Ruggero II ed Enrico IV. Ruggero II fu incoronato il 25 Dicembre del 1130 a Palermo, e in questo caso il suo regno rappresenta non il termine ma l’inizio di un processo molto ambizioso, ossia l’unificazione dell’Italia meridionale. Non si vuole qui tracciare una storia completa del territorio perché richiederebbe anni di studio, ma basti sapere che nel 1059, con l’accordo di Melfi, stipulato fra i capi normanni e Papa Niccolò II, la quasi totalità del Mezzogiorno passava dai longobardi, bizantini e arabi ai suddetti capi normanni, i quali, eliminate le resistenze alle precedenti dominazioni, si spartirono il controllo delle varie aree, suddividendole in due grosse zone: il Principato di Capua e Benevento e il Ducato di Puglia, Calabria e Sicilia. Quest’ultimo a sua volta fu diviso in un possedimento di Puglia e Calabria e in uno di Sicilia, dato a Ruggero il Gran Conte. Quando questi morì gli seguitò proprio il figlio omonimo che, notando la precaria situazione degli altri domini normanni nel sud della penisola, riuscì grazie a diverse azioni diplomatiche e militari ad assoggettare nei confini del suo regno questi staterelli, non senza risposte da parte del papato, che si stava vedendo formare sotto i suoi occhi uno degli Stati più potenti di Europa, ma che non agì mai vigorosamente poiché anche questo era preda di diversi conflitti interni fra Papi e Antipapi, e del Sacro Romano Impero, che considerava di suo dominio i territori del sud Italia. Questi ostacoli non fermarono Ruggero II che il 25 Dicembre del 1130 si fece incoronare Re del Regno di Sicilia, sancendo la nascita di fatto in un regno unito prima diviso in tanti piccoli Stati. Le varie rivolte interne, scomuniche e guerre con l’Impero non lo frenarono dall’estendere persino i suoi domini alle coste africane, rendendo il Regno di Sicilia uno dei bottini più ambiti nello scacchiere politico. Facciamo ora un salto temporale: a Ruggero II segue Guglielmo I di Sicilia e a lui Guglielmo II, detto “Il Buono”. Questi volle risolvere la questione, ancora spinosa, del conflitto con l’Impero, e lo volle fare per via matrimoniale, dando in sposa la zia Costanza d’Altavilla, figlia proprio di Ruggero II, al figlio dell’allora Imperatore del Sacro Romano Impero Federico I (il Barbarossa), ossia Enrico VI di Svevia. La strategia del matrimonio funzionò e placò gli animi, ma fu anche la causa della fine della dinastia degli Altavilla, cominciata da Ruggero, in quanto Guglielmo II morì senza eredi, dando così il Regno all’ultima della casata ancora in vita, ossia Costanza, e al marito di lei Enrico. Siamo nel 1189 ed Enrico decide di non curarsi del suo nuovo titolo per provvedere al Sacro Romano Impero, essendo il padre partito per la crociata (da cui non ritornerà). Quando nel 1191 muore anche Federico, Enrico diviene Imperatore e scende in Italia per farsi incoronare, e sfrutta l’occasione per rinsaldare il suo possesso anche del sud Italia, sconfiggendo i vari signori locali che gli si opponevano e facendosi infine incoronare, il 25 Dicembre 1194, Re di Sicilia volendo mostrare, in questo caso, la continuità della nuova monarchia con quella della dinastia precedente visto che anche il capostipite del Regno si fece incoronare lo stesso giorno.

Ruggero II incoronato da Cristo (mosaico conservato nella chiesa di Martorana, Palermo)

La storia di un Re

Abbiamo visto in questa breve rassegna la storia di qualche sovrano e di come la loro incoronazione di Natale volesse lanciare al mondo intero un segnale di forza o riscatto, che la propria Nazione era forte e pronta a farsi portavoce del modello di Regno cristiano per eccellenza, o almeno dimostrare che il proprio modello era quello ideale o migliore per guidare uno Stato. Nel caso di Carlo Magno alcune fonti riportano che la sua incoronazione non fu programmata ma nacque dall’idea improvvisa di Leone III, e anzi Carlo si dimostrò contrariato all’idea e accettò solo per non per non provocare lo sdegno del Papa. Fonti del genere sono da prendere con le pinze anche perché diverse altre riportano l’esatto opposto, ossia che l’incoronazione fu concordata tra i due e tutto era parte di una cerimonia ben progettata. Per Guglielmo il Conquistatore invece la data simboleggia anche la sua ascesa da figlio illegittimo a monarca di una potenza europea che aveva ricevuto l’accettazione del Papa stesso, divenendo il punto finale di un processo che oggi potremmo definire da self-made man. Qualunque sia il motivo dietro la scelta del 25 Dicembre, insomma, nulla toglie che chi scelse quella data era consapevole delle responsabilità che comportava, responsabilità che furono svolte e assolte in pieno.

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