Buon Natale! Pirandello, Ficarra e Picone ci conducono alle origini della festa

Un “sogno” di Pirandello e un viaggio nel tempo di Ficarra e Picone ci riportano alle origini cristiane del Natale.

Il Primo Natale” (2019).

Nella presentazione del loro film “Il Primo Natale”, Ficarra e Picone hanno spiegato di aver preso coscienza del fatto che in genere le commedie natalizie parlano solo di Babbo Natale. “È come andare a una festa e dimenticare di fare gli auguri al festeggiato!” E così il loro nuovo film risale alla storia cristiana della festività, offrendo spunti di riflessione sul mondo contemporaneo e fornendo la giusta dose di simpatia che caratterizza il duo comico.

Un viaggio nel tempo verso “Il Primo Natale”

Un sacerdote alle prese con l’organizzazione del presepe vivente e un ladro di opere d’arte. Si incontrano quando il primo ruba una preziosa statua di Gesù bambino. Un inseguimento si trasforma in un viaggio nel tempo che consente ai due di tornare nell’anno zero, nel momento e nel luogo in cui stava per nascere Gesù. Il racconto della storia cristiana vede come protagonisti tutti i personaggi che in qualche modo vengono da molto lontano: i due uomini che viaggiano nel tempo, Giuseppe e Maria che in viaggio per il censimento vedono nascere il piccolo Gesù in una mangiatoia, la nave di tutti coloro che in fuga dalle cattive intenzioni dello squallido Erode si ritrovano nel presente e trovano un posto nel presepe vivente. Quello che traspare è un forte messaggio di accoglienza, insieme all’idea che l’unione possa generare una grande forza. Ficarra e Picone, il ladro e il sacerdote, diversi e opposti in un primo momento, al termine del film scoprono anche il valore dell’amicizia.

“Sogno di Natale” di Luigi Pirandello

Il mistero del divino è di difficile comprensione, e per questo forse spesso si perde di vista la reale origine religiosa del Natale. E se a Ficarra e Picone serve un viaggio nel tempo per giungere alla nascita di Gesù, a Luigi Pirandello nel racconto “Sogno di Natale” basta chiudere gli occhi e iniziare a sognare per incontrare la divinità.

In un attimo di riposo e di riflessione, con la testa tra le braccia, il protagonista del racconto di Pirandello, che parla in prima persona, ricorda il Natale della sua infanzia. È in quel momento che inizia a sognare.

“[…] Era festa dovunque […] E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo:

– Buon Natale – e sparivo…

Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve a un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo natale. Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita. […]”

In sogno gli sembra di incontrare Gesù, in un’immagine atipica. Lo trova in preda alla tristezza, e lo segue senza chiedere nulla. Dopo un percorso surreale e meraviglioso, si ritrovano per le strade di una città, e a quel punto diviene esplicito il motivo della sua tristezza:

“[…] A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera divozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie.
– Non dormono… – mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: – Anche per costoro io son morto…
[…]”

In un contesto in cui, come viene detto all’inizio del racconto, la gente festeggia il suo Natale per uso, la tristezza di Gesù deriva dal fatto che la gente sembra essersi dimenticata di lui, proprio nel giorno della sua festa, nella ricorrenza della sua nascita, nel momento in cui più che mai egli dovrebbe rivivere. La passeggiata prosegue poi verso una Chiesa, e adesso sembra accendersi una piccola speranza. Gesù afferma di stare cercando un’anima in cui rivivere.

“[…] Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse:
– Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.

Era una chiesa magnifica
[…]
– E per costoro – disse Gesù entro di me – sarei contento, se per la prima volta io nascessi veramente questa notte.
Uscimmo dalla chiesa, e Gesù, ritornato innanzi a me come prima posandomi una mano sul petto riprese:
– Cerco un’anima, in cui rivivere. Tu vedi ch’ìo son morto per questo mondo, che pure ha il coraggio di festeggiare ancora la notte della mia nascita. Non sarebbe forse troppo angusta per me l’anima tua, se non fosse ingombra di tante cose, che dovresti buttar via. Otterresti da me cento volte quel che perderai, seguendomi e abbandonando quel che falsamente stimi necessario a te e ai tuoi: questa città, i tuoi sogni, i comodi con cui invano cerchi allettare il tuo stolto soffrire per il mondo… Cerco un’anima, in cui rivivere: potrebbe esser la tua come quella d’ogn’altro di buona volontà.
[…]”

Il finale del racconto è inaspettato: con schiettezza Pirandello rifiuta l’offerta di immedesimarsi in Cristo.

“[…] – La città, Gesù? – io risposi sgomento. – E la casa e i miei cari e i miei sogni?

– Otterresti da me cento volte quel che perderai – ripeté Egli levando la mano dal mio petto e guardandomi fisso con quegli occhi profondi e chiari.

– Ah! io non posso, Gesù… – feci, dopo un momento di perplessità, vergognoso e avvilito, lasciandomi cader le braccia sulla persona. […]”

Si interrompe così il sogno, e anche il racconto, che comunica una particolare visione dello scrittore circa la Fede.

Quanto c’è del Natale cristiano nei festeggiamenti contemporanei?

Per quanto il Natale sia un momento di comunione e di unione, è innegabile che il valore cristiano sia spesso offuscato da rituali e tradizioni consumistiche.  Non è semplice affidarsi al mistero della divinità e porre in secondo piano la sfera materiale e terrena – “E la casa, e i miei cari, e i miei sogni?” chiede Pirandello a Gesù, prima di affermare “io non posso“. Per quanto fantastico, il viaggio di Ficarra e Picone alla riscoperta delle origini cristiane della festività può essere un’ottima occasione per rivalutare le idee di unione e di accoglienza.

E che sia per voi un’importante ricorrenza religiosa o una piacevole occasione per trascorrere una giornata in allegria, buon Natale!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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