Invasione all’Area 51? Uno scherzo, ma l’aeronautica è interessata. Le nostre conoscenze sulla vita aliena

In oltre novecentomila vogliono invadere una delle zone più segrete degli Stati Uniti per svelare al mondo i fantomatici esseri grigi dagli occhi enormi. Quanto conosciamo sulla vita aliena?

Avete mai pensato cosa succederebbe se una folla di persone si presentasse ai cancelli dell’Area 51 alla ricerca di alieni? L’idea ha catturato l’interesse di milioni di persone sui social e circa novecentomila di queste sono disposte a provarci. Il fenomeno, nato come scherzo, ha attirato però l’attenzione dell’Air Force e una portavoce si è espressa: “Qualsiasi tentativo di accedere illegalmente a istallazioni militari o aree di addestramento militare è pericoloso”. Una minaccia infondata per i fondatori che hanno prontamente risposto: “Se eseguiamo la corsa di Naruto, possiamo muoverci più velocemente dei loro proiettili”. Nonostante i presupposti, questo fatto mette in evidenza la nostra curiosità riguardo la vita aliena.

Il fatto

Tutto è iniziato il 27 giugno, un account Facebook – il cui nome include una volgarità – ha condiviso un evento chiamato “Storm Area 51, They Can not Stop All of Us”. L’invasione è prevista per le tre del mattino del venti settembre, ritrovo in Amargosa Valley, Nevada. La maggior parte delle adesioni sembrava ben consapevole del fatto che l’iniziativa fosse uno scherzo, ma più persone aderivano più l’idea ha preso piede, con tanto di diffusione di assurdi piani d’attacco. Naturalmente, come altri eventi Facebook falsi, la vicenda rappresentava semplicemente un’enorme fonte di meme e scherzi, spopolando su Twitter, YouTube e Instagram. A quanto pare però, alcune persone potrebbero prendere troppo sul serio l’evento. Ad attendere i più fanatici non è un semplice centro di ricerca come si potrebbe immaginare, ma una base militare presieduta dall’Air Force dove vengono testati armenti all’avanguardia.

L’area 51

L’area è un distaccamento remoto della base aeronautica Edwards. Secondo documenti ufficiali, la struttura prende il nome di Groom Lake e Homey Airport ed è circondata da uno spazio aereo riservato per uso speciale. Lo scopo della base è pubblicamente sconosciuto. Fondamentalmente risulta come un campo di addestramento della USAF, e molto probabilmente supporta lo sviluppo e il collaudo di velivoli sperimentali e innovativi sistemi ad uso militare. La base è solo una delle centinaia sparse su tutto il territorio americano e mondiale, ma è proprio la fitta nebbia di segretezza che copre questa base a renderla oggetto di teorie cospirative. L’Air Force acquisì il sito nel sud del Nevada nel 1955, per testare gli aerei U-2, lontana da occhi indiscreti agli albori della guerra  fredda. Nonostante ciò il governo ha riconosciuto la sua esistenza solo nel giugno del 2013.

Areo U-2 Lockheed, un velivolo sperimentale testato nell’allora base di Groom Lake. L’intensa segretezza dell’area 51 è giustificata dalla presenza ancora oggi di armamenti Top Secret in fase di sviluppo.

L’astrobiologia

L’uomo è da sempre affascinato dal mistero e la vita aliena non fa da eccezione. Tantoché, dalla fine degli anni settanta del secolo scorso, gli è stata riconosciuta una materia di studi: l’astrobiologia. Precedentemente conosciuta come esobiologia, è un campo scientifico interdisciplinare che studia la distribuzione e il plausibile futuro della vita nell’universo. L’astrobiologia si avvale della biologia molecolare, della biofisica, della biochimica e della chimica e geologia astronomica per immaginare realisticamente le biosfere di altri pianeti. A partire dal 2019, nessuna prova di vita extraterrestre è stata identificata.

Noi siamo il frutto di quattro miliardi di anni di evoluzione puramente casuale per la quale ha influito anche una buona dose di fortuna, dunque le probabilità d’incontrare altri come noi è quasi nulla ma ciò non implica che non esista la vita in altre forme.

Il problema più grande è l’inospitabilità della stragrande maggioranza degli ambienti extraterrestri. Proprio per questo motivo si è arrivati alla conclusione che, se esiste qualche forma di vita la fuori, è con ogni probabilità unicellulare. Quest’ipotesi è avvalorata dalla loro ubiquità sulla Terra, sono infatti stati trovati batteri anche negli ambienti più estremi come la fossa delle Marianne, nei vulcani e a più di un chilometro di profondità nel sottosuolo. Quindi l’incidente di Rosswell era solo un pallone meteorologico, nessun ragazzino ha trovato nel capanno degli attrezzi un essere grigio che vuole telefonare a casa e nell’area 51 non ci sono i Man In Black, però è sempre uno spettacolo quando scienza e fantascienza si sfiorano.

Matteo Vailati

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