‘Spooky action at a distance’: cosa hanno in comune Undici e l’elettromagnetismo?

Il potere telecinetico di Eleven/Undici della serie ‘Stranger Things’ può essere descritto come un vero e proprio ‘spooky action at a distance’: nella realtà di tutti i giorni entriamo in contatto anche noi con questa interazione a distanza?

Eleven di Stranger Things che utilizza il suo potere telecinetico

Chi ha visto la tanto acclamata serie TV ‘Stranger Things‘ non può non aver adorato il personaggio interpretato da Millie Bobby Brown, cioè la potente e misteriosa Eleven/Undici. Una bambina con un passato buio, ha sviluppato poteri telecinetici dopo gli esperimenti che le sono stati fatti da suo padre. Riesce a spostare oggetti con la sola forza della sua mente, con grandezze che variano da quella di una lattina a quella di un treno. Il sangue fuoriuscente dal naso è ormai divenuto un marchio associato al suo personaggio, tant’è che nella maggioranza delle rappresentazioni di Eleven non può mai mancare questo particolare. Il suo potere può essere veramente definito come uno ‘spooky action at a distance‘, parole famose di Albert Einstein per definire il fenomeno dell’entanglement quantistico, ossia una “spettrale interazione a distanza”. Queste interazioni a distanza ci sembrano solo fantasie, ma in realtà nel mondo naturale possiamo anche noi farne esperienza.

Azione da lontano

Siamo propensi ad associare la telecinesi a un potere sopranaturale di qualcuno che usa la propria mente per controllare quello che gli sta attorno. Però è curioso sapere che, perché tu possa leggere questo articolo, anche la natura utilizza la telecinesi. Più o meno. L’etimologia della parola telecinesi è greca: tele=distanza e cinesi=movimento, quindi è ‘movimento a distanza’. L’universo reale è pieno di telecinesi: chi dice a una pallina di cadere da un dirupo oppure a due magneti di attrarsi o respingersi? E le chiamate telefoniche? Come riuscite a trasferire la vostra voce da un lato del pianeta ad un altro? Sono vere e proprie azioni a distanza, cioè fenomeni telecinetici. Ovviamente lo sono solo se adottiamo per filo e per segno l’etimologia della parola perché con telecinesi intendiamo qualcosa di più di una semplice ‘azione a distanza’. Però prima del ‘800 non sapevamo come spiegare questi fenomeni. Sapevamo solo che i magneti si attraggono ma non il perché e il come. Per le persone del passato erano veramente fenomeni telecinetici e misteriosi. Meno male che un inglese e uno scozzese sono arrivati e sono riusciti a spiegare che questi fenomeni non sono veri e propri fenomeni telecinetici: stiamo parlando di Michael Faraday James Clerk Maxwell.

Concetto di campo

Faraday fu il primo con i suoi esperimenti a pensare che l’azione dei magneti non sia un’azione telecinetica a distanza, ma sia in realtà una proprietà emergente di qualche cosa fisica sottostante. Questa “qualche cosa fisica” la chiamò campo, e lo chiama così perché il magnete influisce non solo la regione in cui si trova ma anche la regione, o campo, che gli sta attorno. Faraday era un visionario e uno scienziato dotato di un intuito e immaginazione alquanto potenti, ma gli mancava l’abilità di trascrivere tutto quello che pensava sotto forma del linguaggio della matematica. Fu Maxwell che trascrisse tutti questi suoi scoperti attraverso una forma matematica molto elegante, che tutti noi adesso chiamiamo come ‘Equazioni di Maxwell’. Lo scozzese è riuscito a scoprire che è possibile descrivere tutta l’elettricità e il magnetismo attraverso un unico concetto: il campo elettromagnetico, che permea tutto lo spazio.

L’eleganza matematica delle equazioni che descrivono l’elettromagnetismo

Il canale youtube ‘MinutePhysics’ ha dato una spiegazione molto intuitiva del concetto di campo. Pensate di dividere lo spazio in una griglia, un po’ come nel gioco della battaglia navale. Ogni quadratello della griglia contiene un valore: questo è il concetto di campo. Il quadratello può contenere qualsiasi informazione vogliate: quanto è caldo quel punto dello spazio, quanti gatti sono presenti in un determinato punto, quanto è veloce il vento che soffia in una particolare regione oppure anche quanti atomi di cheesecake sono passati nell’ultimo secondo in quel punto dello spazio. Sono tutte informazioni che un campo può contenere. Gli ultimi esempi sono abbastanza inutili dal punto di vista scientifico, ma illustrano in maniera chiara cosa si intende con campo.

Campo e le informazioni che può racchiudere

Maxwell ha pensato dunque che l’universo è pervaso da un campo in cui sono presenti, oltre alle informazioni riguardanti i cheesecake, anche i numeri che riguardano l’intensità e la direzione del campo elettromagnetico.

Campo elettromagnetico e campo dei cheesecake. (fonte: minutephysics)

Le equazioni di Maxwell spiegano inoltre come un punto nel campo influisce sui punti nella sua vicinanza, e questi ai loro punti vicini, e così via. Ed è questo campo elettromagnetico (e il modo in cui cambia da un punto ad un altro) che aiuta a spiegare come due magneti possano attrarsi o respingersi o come le vostre chiamate possano essere trasferite da un capo all’altro senza essere in realtà telecinetiche, ovvero azioni ‘spooky’ a distanza. Quando muovete un magnete, il campo nei punti vicini ad esso cambiano e i punti vicini a questi cambiano e poi quelli vicini ad essi e così via finché non incontra per esempio un altro magnete che sarà respinto o attratto. Oppure quando scuotete un elettrone: cambiate il valore del suo campo, che influenza i punti vicini finché non si genera una perturbazione simile a quella che si produce gettando un sasso in un lago. È così che viene trasferito il segnale da un cellulare ad un altro. Maxwell e Faraday sono riusciti dunque a spiegare l’elettricità e il magnetismo senza alcun bisogno di telecinesi o di altre forme di azione a distanza. Quindi Undici in questo caso non ci serve. Sarebbe meglio se si limitasse a combattere i demogorgoni.

Kerby Dimayuga

 

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