Intolleranti si nasce o si diventa? Ce ne parlano Carroll e Rousseau

Razzismo, intolleranza religiosa e paura del diverso caratterizzano il nostro mondo, ma cosa ci spinge a ciò?

Il mondo occidentale è ormai totalmente volto all’omologazione globale: le differenze, qualsiasi esse siano, religiose, culturali o sessuali, provocano scandalo e terrore. Ma è qualcosa di innato? Questo problema non è sicuramente recente infatti sia Carroll che Rousseau hanno dedicato all’argomento ampio spazio.

Rousseau e l’Emilio: l’intolleranza religiosa

L’Emilio viene pubblicato nel 1762 e fin da subito viene condannato dal Parlamento di Parigi e viene collocato nell’Indice dei libri proibiti. Perché? Il motivo in realtà è abbastanza semplice, cioè la professione di fede del Vicario Savoiardo: al contrario di quanto si crede Rousseau non era ateo, ma faceva una distinzione tra religione naturale, ossia la religione individuale a cui tutti possono aderire per mezzo della propria ragione, e religioni positive, cioè le religioni rivelate, delle quali critica l’eccessivo dogmaticismo. Il suo scopo era quello di fondare una religione del cuore, intima, che prevedeva il diretto contatto con Dio e che servisse ad orientare l’uomo alla virtù e alla bontà: l’intero suo progetto pedagogico (da notare che il titolo alternativo dell’opera è “Dell’educazione”) era appunto volto a questo. La religione deve rendere gli uomini migliori anche tramite la ragione, la quale non deve semplicemente essere sottomessa alla fede, ma deve diventare un supporto per la fede stessa, per questo non ha senso perseguitare coloro i quali percorrono altre strade pur perseguitando lo stesso fine. Ciò che conta non è il mezzo, ma l’obiettivo. Nell’opera il Vicario Savoiardo rappresenta il perfetto esempio di fede poiché professa la “religione del cuore” ed è appunto per questo che l’opera viene messa nell’Indice: è l’educazione religiose, agli occhi dell’illuminista troppo dogmatica, ad esser al causa dell’intolleranza e delle guerre di religione.

Carroll e Alice nel Paese delle Meraviglie: l’accettazione del diverso culturale

Forse è strano pensare all’opera di Carroll come un’opera educativa, infatti esistono numerose interpretazioni del suo romanzo ma mai nessuna ha visto Alice nel Paese delle Meraviglie come un’opera di sensibilizzazione ed educazione. Esistono interpretazioni stravaganti soprattutto per quanto riguarda le numerosissimi rime e filastrocche che possiamo riscontrare: Carroll era un matematico e nello scritto troviamo certamente indovinelli a carattere logico-matematico, ma egli era soprattutto un attento osservatore della sua realtà. Lo scrittore vive durante l’epoca vittoriana, un periodo di conquiste, sottomissioni e soprusi. In questa età si sviluppa quello che sarà poi identificato come “il fardello dell’uomo bianco”, cioè l’idea per cui agli inglesi toccava il compito di “civilizzare” i “selvaggi”, vale a dire i nativi americani, che apparivano sostanzialmente diversi. Ora provate a pensare ad Alice che, esattamente come i marinai che giungono alle Americhe, raggiunge un posto completamente sconosciuto in cui tutto e tutti si comportano in modo strano e bizzarro, cioè in modo diverso: nel Paese delle Meraviglie i gatti volano e si è soliti festeggiare il giorno del “non-compleanno”, in America i nativi non pregano dio e non hanno Chiese. Numerose sono le analogie tra Alice e gli esploratori, ma c’è una differenza sostanziale: la bambina ha una mentalità molto aperta, nessuno le ha mai detti che essere diversi sia sbagliato e dunque riesce perfettamente ad ambientarsi e a vivere tra quella gente “diversa”, ma gli esploratori no, loro preferiscono sterminare gli indigeni piuttosto che accettare le loro usanze. Carroll vedeva il suo mondo, sentiva degli stermini e nelle sua opera ha fatto entrare anche un po’ di storia per insegnarci che razzisti non si nasce, ma si diventa.

Intolleranza e contesto socioculturale

I problemi dell’intolleranza e del razzismo, dunque, non sono assolutamente recenti anche se con la modernità e con la globalizzazione si sono molto accentuati, tuttavia è ovvio che questi atteggiamenti non sono innati ma vengono appresi dal contesto sociale che spesso ci spinge ad odiare chi è diverso da noi.  Carroll e Rousseau ci invitano a porre maggiore attenzione a questo aspetto che è di fondamentale importanza per evitare future guerre e inutili spargimenti di sangue. La diversità non è da disprezzare, in fondo il mondo è bello perché è vario!

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