Il Superuovo

Ridiamo sempre per gli stessi cliché? Il teatro Plautino e la commedia italiana a confronto

Ridiamo sempre per gli stessi cliché? Il teatro Plautino e la commedia italiana a confronto

Dal II secolo a.C. ad oggi la comicità che intrattiene il popolo italico non è cambiata molto. Esistono personaggi e maschere fisse vecchi di secoli che popolano e animano anche le pellicole più recenti, strappandoci ancora una risata. 

Ad oggi la commedia italiana (i cinepanettoni, ad esempio) comprende una serie di storie e di personaggi più o meno simili e per questo prevedibili e facilmente individuabili.
Eppure, malgrado la prevedibilità di alcune scene, questi elementi fanno ridere gli italiani da secoli e secoli, sin dagli albori del teatro latino, che trova la sua massima espressione nella commedia Plautina del II secolo a.C.

 

Il teatro latino

Il teatro latino mescola elementi appartenenti alla cultura etrusca e italica, ma soprattutto elementi del teatro greco che rielabora, assimilandoli come modello.
Il genere greco che meglio attecchisce nella cultura latina è proprio la commedia, diffusasi a Roma attorno al III secolo a.C. in due filoni principali: la fabula palliata, di ambientazione greca e introdotta da Livio Andronico, che prende il nome dal mantello greco che indossavano gli attori, il pallium e la fabula togatadi ambientazione romana e introdotta da autori come Atta, Titinio Afranio, che prende il nome dall’abito romano, la toga.
Il contatto tra la civiltà romana e quella greca consente di arricchire il teatro di elementi sempre nuovi di contaminazione ed ogni commediografo aggiunge singolari caratteristiche a maschere e scene più o meno fisse, riprese poi in misura differente dal cinema contemporaneo.

Tito Maccio Plauto

Tra i maggiori commediografi del teatro latino spicca di certo Plauto, che adatta i personaggi e i modelli greci al pubblico romano, pur mantenendo della ambientazioni greche, dietro le quali cela elementi riconducibili alla società latina, con estrema abilità.
L’elemento più interessante della sua opera è la presenza di situazioni fisse e l’ampio ventaglio di personaggi che vediamo salire alla ribalta. Figura centrale della commedia Plautina è il servus, un personaggio che cattura sempre il favore del pubblico, ponendosi come un benefattore che aiuta i personaggi a superare degli ostacoli, ma è spesso furbo e autore della beffa; a seconda delle caratteristiche il servus può essere currens se corre da una parte all’altra della scena, callidus se è particolarmente astuto e così via.
Altri personaggi possono essere il senex (vecchio padre di famiglia in contrasto con il figlio, talvolta suo rivale in amore), l’adulescens (il fanciullo giovane e impacciato, solitamente innamorato di una donna più grande, talvolta è un personaggio che tenta di sottrarre al padre ricchezze o la donna amata da entrambi, con l’aiuto del fido servo), la meretrix (oggetto dell’amore dell’adulescens) e il miles (in Plauto è gloriosus e si presenta come un soldato fanfarone e pieno di sè).
Elementi riconoscibili dell’opera di Plauto sono inoltre linganno dei simillimi, ovvero una serie di equivoci e di situazioni ilari dovuta allo scambio di identità di due personaggi; la caricaturaovvero l’esagerazione e la rappresentazione grottesca di alcuni tratti caratteriali dei personaggi e infine l‘agnizione, ovvero lo scioglimento degli equivoci e dello scambio di persona e il riconoscimento effettivo dei personaggi.

La commedia italiana contemporanea

Ogni elemento sopra citato ci appare familiare, se pensiamo alla trama delle commedie italiane riguardanti vacanze estive o cinepanettoni.
Infatti è molto frequente incappare al cinema in una storia in cui siano presenti un padre di famiglia burbero e fedifrago (il senex), spesso in conflitto con il figliolo (chiaramente l’adulescens) che ricorre ad ogni stratagemma possibile, magari affiancato da un personaggio meno bello o interessante di lui (il servus) pronto a tessere un inganno o una beffa per consentire all’amico l’incontro con la donna di cui è innamorato (la meretrix).
Senza contare poi che in ogni film comico italiano che si rispetti, appare sempre la figura del classico fanfarone che crede di essere migliore degli altri e di poter ottenere qualcosa ma finisce poi per ritrovarsi a bocca asciutta, proprio come il miles gloriosus Plautino.
Quanto siamo prevedibili a ridere, dopo secoli, degli stessi cliché in cui appaiono personaggi costruiti e stereotipati, modellati spesso come personaggi grotteschi e sguaiati, coinvolti spesso in uno scambio di identità o in uno scambio costruito ad arte, per poi giungere all’agnitio finale, che scioglie ogni dubbio e ogni equivoco.
Quanto poco siamo cambiati, nel corso del tempo, affezionati alle solite maschere fisse che accompagnano l’immaginario della finzione e forse si presentano anche come una sottile critica ad alcuni stereotipi italici che, a quanto pare, hanno radici ben più profonde.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: