Inception e la trottola del dubbio: quando Cartesio non basta

Chiunque abbia visto almeno una volta Inception, non può essere rimasto indifferente di fronte al suo finale: quella trottola che continua a ruotare fino all’inizio dei titoli di coda ha tenuto tutti in apnea nei minuti successivi, oltre ad aver animato le discussioni al bar di migliaia di appassionati per i mesi seguenti (se non anni, come nel mio caso). Una versione ‘autorevole’ su questo finale l’abbiamo avuta da Michael Caine (Miles nel film), che non ha però convinto più di tutte le altre che si possono leggere in qualunque blog che parli di cinema.

Nolan, il regista del film, è stato perseguitato per anni da domande riguardanti questo particolare frammento della sua filmografia e ha deciso di spendere solo queste poche parole per commentarlo, durante un incontro con i laureandi dell’università di Princeton: “Nella parte finale del film, vediamo Cobb, il personaggio interpretato da Leonardo Di Caprio, riabbracciare i suoi figli. Questo, perlomeno, accade nella sua realtà soggettiva. Non gliene importa più di nulla, e questo ci fa capire una cosa: forse, tutti i livelli di realtà sono validi”. “Ma quindi, alla fine, quella è la realtà o è il sogno?”, viene da chiedere a Nolan dopo aver letto queste poche righe. Non c’è una risposta unica, forse perché la domanda è mal posta: è la realtà per chi? Quello che Nolan vuole far notare, sia con il film che con le sue parole, è proprio che esistono diversi piani di realtà a seconda del soggetto che si prende in considerazione: per noi spettatori esterni il problema della realtà si presenta da un punto di vista logico, infatti lo spettatore cerca di razionalizzare al massimo il passaggio tra i vari livelli di sogno per spiegare la logica che vi soggiace. Ma, dal punto di vista di Cobb, che cos’è la realtà?

Leonardo DiCaprio (Dom Cobb) in una scena del film

Il dubbio cartesiano può aiutare Cobb?

Uno dei grandi padri della filosofia moderna, Cartesio, ha incominciato la sua ricerca sulla verità proprio dal dubbio, che ben può essere rappresentato dalla trottola di Cobb. Supponendo che tutto ciò che percepisco sia frutto di un sogno o l’inganno di un Dio maligno, posso trovare un elemento reale assolutamente indubitabile? Com’è noto la risposta di Cartesio risiede nel fatto che io, che penso, dubito e sono ingannato, per il fatto di pormi in questi stati mentali, esisto: cogito ergo sum. Questa soluzione potrebbe valere anche per Cobb, infatti il fatto stesso di utilizzare la trottola, ci fa capire lo stato mentale di dubbio che attanaglia il personaggio interpretato da Di Caprio, ma il passo successivo, che per Cartesio significa essere certi dell’esistenza reale delle cose percepite, e per Cobb sapere se i suoi figli sono reali, è molto più problematico. Qui Cartesio non è più d’aiuto, infatti per fare ciò egli ha dovuto ricorrere alla dimostrazione dell’esistenza di un Dio benevolo, tutt’altro che convincente, come mostrato da filosofi come Hume e Kant.

A Cobb, infatti, la seconda risposta di Cartesio non si può applicare, dato che egli sa benissimo che potrebbe essere ingannato perfettamente dal sogno e che persino la trottola potrebbe ingannarlo. Proprio questo è l’elemento dubitativo della coscienza, rappresentato dal finale, che Cobb sembra cogliere inconsciamente, trovando una soluzione, ovvero scegliere la propria realtà da sé. La metafora della trottola, infatti, nel finale si ribalta e mostra l’ambiguità ad essa intrinsecamente legata per tutto il corso del film: da un lato pare l’elemento certo, ciò che funge da parametro indubitabile per distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, ma dall’altro mostra anche la sua funzione dubitativa. Del resto, la trottola ha già ingannato Mal, la moglie di Cobb, perché non potrebbe ingannare anche lui, perché non potrebbe inconsciamente auto-ingannarsi?

René Descartes

Due diverse realtà

In questa prospettiva si comprende in che senso, per Nolan, “tutti i livelli di realtà sono validi”, assolutamente indiscernibili l’uno dall’altro per il soggetto. Ne risulta quindi anche una perdita di forza del concetto stesso di realtà: nella trottola la certezza e il dubbio sono due facce della stessa medaglia che non si possono separare. Di fronte a questa ‘dubitabilità’ intrinseca della coscienza nei confronti della realtà, Cobb lascia perdere la trottola per rifugiarsi in quella che lui, sfinito, ha deciso essere la realtà.

Questo, però, per lo spettatore non è abbastanza, lo spettatore vuole sapere in maniera oggettiva e certa se Cobb è nella realtà o nel sogno, e questo perché, come detto poco dopo da Nolan nello stesso incontro e come dimostrato dalla ricerca di Cartesio “it’s reality that matters”. Si mostra qui l’irriducibilità tra una situazione di dubbio logico/gnoseologico di un mondo possibile altro che viene esaminato al fine di essere compreso dallo spettatore esterno (e che può avere una soluzione logica, come quella proposta da Caine) e un dubbio esistenziale, riguardante la situazione del soggetto all’interno di quel mondo indistinguibile dagli altri, su cui una teoria della conoscenza non può dire nulla.

Martino Bidese

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