In tempi di pandemia, qualcuno pensi bene all’istruzione: vietato tradire l’eredità gentil-crociana

La gestione delle scuole e delle università in tempi di pandemia è una delle questioni più dibattute, ma forse ancora troppo poco: la sua importanza è massima e tuttavia non molti sembrano averlo capito.

Dei ragazzi a lezione in una scuola elementare

In tempi di pandemia, qualcuno pensi alle scuole e alle università, le stesse a cui durante la sua ultima diretta il presidente Conte non ha fatto alcun riferimento. Le indicazioni sono, ancora a metà maggio, poco chiare: sappiamo solo che la maturità consisterà nel solo esame orale, e che questo sarà tenuto in presenza, ovviamente nel rispetto delle distanze previste dall’emergenza sanitaria. Non una parola definitiva sulle elementari né sui parametri per le valutazioni al diploma di terza media: al ministero si continua a discutere. Ciò che più preoccupa però è il tanto auspicato rientro a settembre. L’opinione si divide tra chi vuole dimezzare le classi, chi continuare con le lezioni online – fatto tra l’altro impensabile se consideriamo che un terzo degli italiani non ha accesso ai computer (dato ISTAT) – mentre altri ancora vorrebbero il proseguo dell’opzione telematica. Sulle università invece, che per la maggior parte hanno saputo far fronte all’emergenza nei termini della didattica, non una parola definitiva: e tuttavia la buona gestione della circostanza, che è certamente sintomo di resilienza per tanti nostri atenei, non significa che la nuova modalità sia preferibile a quella tradizionale, come è emerso da molti dei questionari che le singole università hanno sottoposto ai loro studenti.

I filosofi e l’istruzione

I grandi pensatori che si sono occupati di pedagogia, didattica e istruzione, sono tanti, dal Quintiliano dell’Institutio oratoria e altri intellettuali dell’Antica Roma come Cicerone o Seneca fino ad arrivare ai positivisti, da cui nasce una vera e propria scienza pedagogica sull’educazione. Le figure a cui, in questa situazione, sento di dovermi riferire, sono quelle di due grandi filosofi nostri connazionali, Giovanni Gentile e Benedetto Croce: che scelgo, non a caso, uno dichiaratamente fascista e l’altro anti-fascista. Entrambi i filosofi giocarono un ruolo in primo piano nella politica italiana del tempo rivestendo uno dopo l’altro l’incarico di ministro dell’istruzione: Croce durante il quinto e ultimo dei governi Giolitti (1920-1921) e Gentile, da cui una delle più significative riforme scolastiche della storia d’Italia, sotto Mussolini (1922-1924). Nonostante le divergenze che a un certo punto subentreranno rispetto alla situazione politica del tempo, i due intessono un dialogo intensissimo e collaborano molto spesso alla rivista La Critica, fondata proprio da Croce. Nonostante prendano due direzioni diverse in senso politico, entrambi i filosofi erano convinti della necessità di una nuova filosofia, che fornisse la soluzione alla crisi della cultura europea: un obiettivo comune, assolutamente nobile, che andava oltre le preferenze politiche di ciascuno. La vera soluzione, l’unico modo per far fronte alla crisi e auspicare un futuro migliore non poteva che muovere dalle fondamenta, che non sono altro che l’educazione e l’istruzione. Prendersene cura è un dovere morale.

Giovanni Gentile (1875-1944) e Benedetto Croce (1866-1952)

In America c’è chi vuole la vita online

Nel frattempo, negli Stati Uniti, c’è chi vorrebbe l’istruzione continuasse sempre online. Fatto che, peraltro, come denunciava già Eric Klinenberg in ”Costruzioni per le persone: come le infrastrutture sociali possono aiutare le diseguaglianze, la polarizzazione sociale e il declino di senso civico”, finisce col permettere a grandi mostri della tecnologia di infiltrarsi anche nel mercato dell’istruzione superiore. Un evento peraltro gravido di conseguenze del tutto discutibili, e non solo economiche. Sono stati in tanti per fortuna a rivendicare l’importanza del contatto umano e della socialità come parte della crescita educativa del singolo: l’istruzione non è solamente trasmissione univoca di nozioni, ma soprattutto scambio, dibattito, interazione e confronto.

Un’aula universitaria

Che fine farà l’istruzione?

Non è una domanda a cui possiamo rispondere, e tuttavia è importante porsela. Con il passare delle settimane l’attenzione degli studenti al di qua del computer è calata, la motivazione viene meno e diventa sempre più difficile costringersi ad andare avanti, soprattutto per i più piccoli, la cui determinazione a procedere è quasi tutta nelle mani delle loro famiglie. Lezioni online o meno, i canali di trasmissione a nostra disposizione sono sempre tanti: ed è bene, a maggior ragione, mantenere viva la curiosità, cercare di non impigrirsi e semplicemente, anche senza una logica o un metodo ben preciso, non rimanere fermi. Come ogni grande evento storico anche questo sarà ricco di conseguenze e un nuovo equilibrio dovrà ristabilirsi, senza che ancora, per quante conoscenze uno possa avere, possiamo definire quale questo equilibrio sarà. E qualsiasi esso sia, è importante più che mai mantenere vivi i propri rapporti – nel rispetto delle norme – al di là di qualsiasi decreto o qualsiasi limitazione vogliano porre alle scuole, che sono il luogo per eccellenza della formazione di rapporti; perché come diceva un grande filosofo, ”l’uomo è uomo solo in mezzo agli altri uomini”. Sperando di poter tornare, il prima possibile, tra i nostri amati banchi.

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