In che modo il fascismo è un reato secondo la costituzione italiana e la legislazione ?

Da Roma a Torino passando per Milano, nell’ultimo periodo ha avuto grande eco il manifestarsi di comportamenti che ricordano ed esprimono una visione favorevole a ciò che ha rappresentato il duce e il fascismo in Italia. Spesso in contrasto a questi fenomeni, si fa eco ad alcune leggi e ad un principio fondamentale della costituzione che è quello dell’antifascismo della repubblica italiana.

Dalle commemorazioni nei luoghi di culto dedicati a camerati, alla tomba di Mussolini a Predappio, alla fiaccolate in ricordo del giovane camerata Sergio Ramelli, fino alle esposizioni di striscioni dedicati al duce dei tifosi laziali in pieno centro a Milano, è in corso un ricorso alla memoria di ciò che è stata l’italia e si cerca di proporre nuovamente una alternativa politica simile ad essa di fronte a problemi ingranditi da parte della propaganda in rete in maniera legale o illegale, nobile o priva di ogni morale e senso etico. Andando verso sud, è da tempo che a Roma è in corso una continua ricerca di sostegno da parte di organizzazioni neofasciste tramite la promozione di odio nei confronti delle minoranze non meritevoli di godere degli stessi diritti di un cittadino italiano anche se in alcuni casi pure i bersagli stessi sono cittadini italiani. In ultimo istante il tentativo di conquista di terreno da parte dei neofascisti è sul versante della cultura. Proprio a Torino al salone internazionale del libro una casa editrici che ha come riferimento un partito neofascista ha cercato di portare ed esporre la propria  editoria trovando una ferma opposizione da parte di molti editori e in particolare di alcuni soggetti i quali hanno disertato la propria presenza. La ferma opposizione di alcune personalità è dovuta al fatto che alcuni esponenti della casa editrice rivendichino con orgoglio il loro sostegno all’ideologia fascista. Ma è un reato rivendicare il fascismo come ideologia o promuovere gesti e slogan relativi ad esso?

LA COSTITUZIONE E IL FASCISMO

Nel nostro ordinamento giudiziario la più alta fonte del diritto è la costituzione, tutte le leggi che saranno proposte e prenderanno vita dovranno rispettare i principi sanciti della costituzione. La costituzione italiana è frutto di un patto tra diversi gruppi politici, cattolici,comunisti,socialisti,liberali e altri ancora. Tutti però si trovarono d’accordo a stabilire che l’antifascismo dovesse essere un principio fondamentale. Un altro principio fondamentale erano le libertà individuali e quelle collettive, quindi per cercare di rendere la carta più democratica possibile gli articoli 49, 18 , 21 ,17 della prima parte della costituzione intitolata diritti e doveri dei cittadini esprimono dei principi che affermano alcune libertà collettive come la libertà di associazione dei cittadini in partiti o organizzazioni che rientrino nel contesto democratico. Nella parte finale della costituzione la XII disposizione transitoria vieta esplicitamente la creazione del disciolto partito fascista italiano, quindi un partito che può rivendicare simpatie su quel fronte ma attenendosi alle regole democratiche senza uscire dagli schemi può svolgere il suo ruolo del gioco politico. L’escalation degli ultimi tempi nei confronti dei partiti neofascisti non ha un significato comprensivo dato che è dalla nascita della repubblica italiana che esiste un partito che rivendica in un certo senso l’affinità con le idee fasciste. In questo modo si sta facendo proprio ciò che essi desiderano, cioè ottenere visione e essere messi al centro del dibattito pubblico.

LEGISLAZIONE E FASCISMO

Per contrastare concretamente le tendenze dell’utilizzo di gesti, slogan o ricorrenze in senso lato riconducibili al fascismo non solo ideologico ma anche sul piano pratico nel corso degli anni repubblicani sono state promulgate alcune leggi che vietino il fascismo e in particolare alcune caratteristiche che possono essere associate ad esso. La legge Scelba del 1952 ha introdotto il reato di apologia del fascismo , negli anni del centrismo politico, la Democrazia Cristiana alla guida del paese con a capo del partito e del governo Alcide De Gasperi decise di introdurre tale reato per fare in modo di non dare spazio politici agli anti-democratici nostalgici del ventennio. Tale legge punisce il reato con reclusione (da 1 a 12 anni) e con la possibilità di essere multati. Oltre al fascismo ciò su cui preme tale legge è principalmente l’anti-democraticità per l’appunto ritroviamo scritto  “chiunque pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista” . Dentro questa formulazione è intrinseco che il fascismo storico è un movimento anti-democratico ma non viene negata la possibilità di rivedersi ideologicamente negli ideali fascisti se si accetta di attenersi al gioco democratico nel rispetto della costituzione. La legge Mancino del 1993 perseguita più esplicitamente chi fa o promuove atti di discriminazione su basi religiose, etniche o nazionali quindi quando si associa tale legge a movimenti  che si rivendicano fascisti si da per implicito che essi promuovano o attuano tali atti. Essa è uno strumento dedito alla repressione dei crimini d’odio, è vero che il fascismo e il nazismo furono ideologie nate dall’odio, vissute con l’odio e cadute per via dell’odio ma proprio perchè  si andrebbe in contrasto con alcuni principi fondamentali della costituzione non è possibile reprimere chiunque rivendichi il proprio consenso all’ideologia fascista.

Quindi, spesso, la decisione di condannare un soggetto o un organizzazione per tali reati spetta al giudice che deve valutare nel rispetto delle norme e della carta costituzionale se il fatto sussiste o meno.

Nikola Hristov

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