L’importanza dell’aspetto fisico nella prima impressione e perché viene spesso esaltato nelle favole

Al giorno d’oggi la bellezza sembra avere un impatto molto rilevante sulla nostra vita, ma perché è così importante esaltarla, soprattutto nelle favole?

Bellezza
L’impatto della bellezza sulle nostre vite è molto potente. Si pensi semplicemente al fatto che essa è collegata con il nostro benessere o con il nostro successo scolastico/lavorativo.

 

Viviamo in una società che spesso viene definita ‘narcisistica‘ poiché ormai l’aspetto fisico, l’apparenza e la bellezza sembrano essere diventati i cardini della nostra esistenza. Sembra che il mondo ruoti intorno all’essere belli, all’apparire e al mostrare piuttosto che all’essere. Nonostante questa tendenza così forte, ci sono per esempio molti proverbi che sottolineano l’importanza di ciò che si ha dentro e non di come ci si mostra agli altri. Ma allora perché è così importante apparire? Perché è così importante mostrarsi sempre belli ed in forma? Ma soprattutto come mai il raggiungimento di un’ideale bellezza è un tema ricorrente di alcune favole?

 

L’esaltazione della bellezza

Da secoli l’uomo esalta la bellezza e cerca di rappresentarla come meglio può. È più semplice provare a riprodurre la bellezza attraverso l’arte, ma ciò non significa che sia l’unico mezzo attraverso il quale sia possibile farlo. Un’espressione greca che ci aiuta a comprendere come mai si esaltasse e si esalta tutt’oggi la bellezza è ‘καλοκαγαθία‘ (kalokagathìa) che indica la perfezione di una persona sia a livello fisico sia a livello morale. I greci infatti ritenevano che le persone belle fossero anche buone e moralmente corrette perché erano soliti associare un bell’aspetto a qualità positive. Oggi questo fenomeno è conosciuto come effetto alone della bellezza.

Se pensiamo alla nostra esperienza quotidiana ci renderemo conto che moltissimi aggettivi di uso comune (come bello, buono, piccolo o basso) siano utilizzati non solo per descrivere l’aspetto fisico di una persona, ma per esempio descrivono anche le sue azioni o il suo modo di essere. Purtroppo questo discorso è particolarmente vero per le donne, poiché il giudizio sulla loro bellezza e sul loro aspetto fisico è molto più severo rispetto a quello degli uomini. Il punto di partenza è l’adolescenza, quando si inizia a prendere maggiore consapevolezza del mondo esterno, con le sue regole, i suoi schemi ed i suoi canoni da rispettare. La società inoltre interviene in questo processo diffondendo immagini di bellezza e perfezione, incarnate dalle nostre amate Barbie o dalle Winx, immagini di una bellezza non realistica e non raggiungibile. Probabilmente diffondono un’immagine di bellezza errata visto che molti studi hanno suggerito che una donna risulta attraente quando è ben proporzionata a livello del seno, della vita e dei fianchi.

 

Il ruolo dell’aspetto fisico nella cosiddetta prima impressione

Si parla sempre di prima impressione e di quanto sia importante che risulti positiva e questo vale sempre, indipendentemente dal tipo di esperienza che stiamo vivendo. Si pensi per esempio ai neonati, oggettivamente ci sono bambini più carini e bambini meno carini. I primi saranno avvantaggiati perché riceveranno maggiori attenzioni dai genitori, a scuola riusciranno a creare legami e a costruire molte più relazioni rispetto ad altri e gli insegnanti (ovviamente in modo inconsapevole) tenderanno a preferirli e ad avere un giudizio maggiormente positivo circa il loro rendimento scolastico.

 

Lavoro
Un bell’aspetto è un buon predittore non solo del successo scolastico, ma anche di quello lavorativo.

 

Così come la bellezza è un buon predittore del successo scolastico, lo è anche per il successo lavorativo. Avere un bell’aspetto può fare la differenza ad un colloquio di lavoro ed anche durante la propria carriera lavorativa. Con questo non si intende togliere nulla al merito personale ed alle proprie capacità, semplicemente si vuole sottolineare in che modo tutti noi siamo portati a prestare maggiori attenzioni alle persone attraenti poiché attribuiamo loro delle qualità positive. Ovviamente si tratta di un bias , un errore che però non possiamo evitare di commettere perché una persona potrebbe anche essere la più bella del mondo, ma essere completamente inadatta per svolgere un determinato impiego.

Le conseguenze di estremizzare e di esaltare al massimo la bellezza e l’importanza di un bell’aspetto sono in agguato. Si rischia di dare troppa importanza all’apparenza piuttosto che alla sostanza, si rischia di sacrificare la propria unicità in favore dell’adesione a canoni che ci vorrebbero probabilmente tutti uguali, rimanendo intrappolati nella ricerca ossessiva di una perfezione che non esiste.

 

La favola del brutto anatroccolo

A tutti noi, o almeno alla maggior parte di noi è stata raccontata la favola del brutto anatroccolo. Mamma anatra aspetta ansiosa la schiusa delle sue uova e quando finalmente accade, nota qualcosa che non va. Tra i suoi piccoli anatroccoli ce n’era uno strano, diverso e che proprio a causa del suo aspetto, verrà definito un brutto anatroccolo. Crescendo le cose non migliorano e questo è motivo di grande sofferenza per il piccolo, fino a quando un giorno, per puro caso, nota dei cigni. Pensa che siano delle creature magnifiche, bellissime e solo dopo un po’, con sua grande sorpresa, si renderà conto di non essere mai stato un brutto anatroccolo, bensì un bellissimo cigno.

 

Brutto anatroccolo
Il brutto anatroccolo veniva isolato e preso in giro dai suoi fratelli e da tutte le altre anatre.

 

Molti bambini e preadolescenti trovano rassicurante e confortante questa favola, soprattutto se anche loro si sentono come il brutto anatroccolo. Quando si sentiranno diversi o addirittura brutti, questa favola a lieto fine ricorderà loro che un giorno sbocceranno, che un giorno anche loro potranno essere degli splendidi cigni. Tutto questo accade per due motivi: il primo perché tale favola suggerisce un’idea di bruttezza come stato transitorio, cosa non vera perché è una caratteristica che bene o male accompagnerà sempre l’individuo in questione. In alcuni casi potrebbe addirittura peggiorare se accompagnata da tristezza, rabbia e non accettazione della propria condizione. La seconda motivazione sostiene forse un concetto più realistico della precedente, cioè il fatto che la bellezza sia relativa. Essa infatti cambia in base all’osservatore, in base alla cultura ed in base all’epoca nella quale si vive.

In altre parole, questo non vuol dire che le anatre siano brutte ed i cigni siano belli, ma significa che ciascuno apprezza meglio i propri simili e ad allontanare chi è diverso. Da questa favola, come da tutte le altre, bisogna trarre un importante insegnamento, ma i nuclei di significato che si celano in questa favola sono molti. In tanti si sono identificati nel brutto anatroccolo perché si sentivano brutti o fuori posto, ma la cosa importante è non lasciarsi abbattere. La favola cerca di spingere future generazioni di outsiders a non darsi per vinti perché anche loro, come tutti, hanno un posto nel mondo.

Martina Morello

 

 

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