Vi siete mai chiesti il perché di quella sensazione piacevole, di quel brivido che sentite quando ascoltate un brano musicale? Del motivo per cui un accordo possa colpirvi a tal punto da accapponarvi la pelle, da stringervi lo stomaco e farvi piangere, sorridere, involontariamente? Non è solo questione di gusti ma anche di perfezione, di armonia. Di un’armonia che sta in una dimensione a metà tra l’equilibrio e il caos. D’altronde che cos’è la la musica se non questo? Un’arte sospesa in cui ordine e disordine si compenetrano e coesistono, espressione e sintesi densa degli opposti cosmici, risultante da un bisogno di comunicare senza parlare, di aprirsi rimanendo in silenzio e brillare rimanendo nell’ombra.musica

Il piacere dell’ “inaspettato”

Un gruppo di ricercatori della McGill University (Canada) ha sottoposto 20 volontari a un compito di apprendimento musicale che sfrutta un processo noto come errore di previsione della ricompensa, componente chiave, secondo gli scienziati, per l’apprendimento. In termini pratici una ricompensa inattesa genera un’attivazione neurale che rinforza lo stimolo che ha provocato la ricompensa stessa, spingendoci perciò a ricercarlo più e più volte e ad imparare come ottenerlo. I volontari dovevano scegliere un colore e una direzione tra una serie di possibilità, ogni combinazione portava o ad un accordo consonante e piacevole o ad una dissonanza sgradevole. Dopo vari tentativi i soggetti hanno imparato a capire quali accostamenti avrebbero portato a un certo tipo di accordo, sviluppando l’aspettativa di uno stimolo più o meno piacevole. A questo punto un algoritmo ha calcolato lo scarto tra la ricompensa attesa e quella realmente ricevuta (l’errore di previsione della ricompensa) e se lo stimolo, risultava più gradevole di quanto ci si aspettasse, superando e sconvolgendo la sensazione prevista, veniva registrata attività nell’area del nucleus accumbens, coinvolta nel circuito della ricompensa. I volontari in cui tale attività sembrava più strettamente legata all’effetto sorpresa, sono stati anche quelli che hanno registrato i maggiori progressi di apprendimento delle combinazioni colori-direzioni-accordi. Ciò conferma che, in ambito musicale, l’inatteso attiva i centri della ricompensa nel cervello, un meccanismo che facilita l’apprendimento del brano che stiamo ascoltando.

Visti gli straordinari risultati che la musica produce a livello cerebrale, diamo la parola a due grandi pensatori che ne mettono in risalto valori diversi.musica

Schopenhauer e la musica come espressione della volontà

“La musica oltrepassa le idee, è del tutto indipendente anche dal mondo fenomenico, lo ignora, in un certo modo potrebbe continuare ad esistere anche se il mondo non esistesse più: cosa che non si può dire delle arti. La musica è infatti oggettivazione e immagine dell’intera volontà, tanto immediata quanto il mondo, anzi, quanto le idee, la cui pluralità fenomenica costituisce il mondo degli oggetti particolari.” (Il mondo come volontà e rappresentazione)

La musica, per Schopenhauer, è linguaggio universale, è volontà e, sopra ogni altra cosa, è esistenza. L’ unico fenomeno dell’arte in grado di andare oltre la materia ed esprimere la volontà intrinseca in se stessa. Quando la musica parla, essa ci esprime il sentimento, ci racconta la vita più intima e segreta della volontà, attraverso i gradi della sua oggettivazione. Al pari delle altre arti, la musica è in grado di sottrarci momentaneamente alla sofferenza e, data la sua natura, essa è in grado di influire sulla volontà, riproducendo in noi gli infiniti moti di quest’ultima e dunque il suo incessante ciclo di insoddisfazione e di appagamento. Il materiale musicale è, afferma Schopenhauer, una rappresentazione della struttura metafisica del mondo. Le voci più basse sono il corrispettivo della materia inorganica, che si muove lentamente e costituisce l’ambiente in cui si muove l’uomo. Le voci di accompagnamento sono il mondo animale e vegetale, in cui esiste la vita, ma manca la libertà nella misura in cui a questo livello manca l’ autocoscienza, e, infine, la melodia rappresenta il mondo spirituale dell’uomo, che ha la possibilità di essere libero ed esprimere la propria autocoscienza muovendosi e subendo al minimo le costrizioni della natura. Il compositore, tramite l’uso dell’armonia (tonalità e accordi di diversi tipi), del ritmo (le diverse agogiche) e della melodia (l’errare libero della melodia che si avvicina e si allontana dalla tonalità d’impianto), modella e assembla i dati costitutivi di una musica che, a questo punto, riesce a rappresentare le essenze dei fenomeni.musica

Nietzsche e la musica come arte suprema

Nietzsche considerava l’eccellenza dell’arte sonora l’origine di ogni ispirazione dell’uomo. A differenza delle altre arti, che abbracciavano gli elementi apollinei (bellezza e fantasia), la musica è totalmente dionisiaca, trasgressiva, ribelle e totalmente autosufficiente. E’ indipendente da immagini e concetti e possiede dentro di sé le chiavi del mondo. L’artista, nel pensare alla sua musica, ha bisogno di andare verso contraddizione e dolore, quindi trova nel distacco dalla realtà effimera le sensazioni più lontanamente accomunabili al piacere. Secondo Nietzsche la musica è l’arte suprema, più alta, perché eleva, solleva, esalta. “Dio ci ha dato la musica così che soprattutto ci possa portare verso l’alto. La musica unisce tutte le qualità: può esaltarci, divertirci, rallegrarci o rompere il più duro dei cuori con i più dolci dei suoi toni malinconici. Ma la sua funzione principale è di condurre i nostri pensieri verso cose più alte, elevarli, anche a costo di farci tremare”.

Samuele Beconcini

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