“Lo scandalo Luigi Tenco anno 1967: analizziamo come il suo suicidio possa essere definito “egoistico” in base allo studio di Durkheim”.

Luigi Tenco, famoso per aver ricoperto il ruolo di cantautore, scrittore, poeta, morì suicida durante il festival di Sanremo del 1967. Il suo suicidio però non fu dettato da un rigetto nei confronti dell’esistenza, tutt’altro, sono insite in esso cause più profonde che portano a collocarlo nella categoria del “suicidio egoistico” di Durkheim.
LUIGI TENCO, L’ARTISTA IN COMBUTTA TRA FAMA ED INCOMPRENSIONE
Luigi Tenco nacque nel 1938 a Cassine, in Piemonte da una relazione extra-coniugale. Dopo un’infanzia abbastanza turbolenta, inizia ad appassionarsi alla musica nel 1953 instaurando reti di conoscenze nella scena genovese ed entrando a far parte di vari gruppi conoscendo anche Fabrizio de André, con cui poi instaurerà un’amicizia storica negli anni successivi.
I primi successi arrivano quando si trasferisce a Milano dove esordisce con brani quali “Mi sono innamorato di te”, “Vedrai, vedrai”, “Lontano lontano” con cui si attribuì pian piano sempre più fama e clamore da parte del pubblico.
Nonostante il successo, lui rappresenta il classico artista “incompreso”, colui che vuole comunicare ma spesso viene ostacolato, ne sono dimostrazioni le varie censure che la televisione ha apportato ad alcune sue canzoni come “Cara Maestra”, causa per cui fu allontanato per due anni dalle trasmissioni RAI.
Il suo intento era quello di trasmettere in maniera trasparente messaggi espliciti nelle sue canzoni come le paure della sua generazione, utilizzando talvolta un linguaggio che possiamo definire “irruente” nei confronti dell’ascoltatore.
Nella sua iniziale ascesa, subentra la tappa del Festival di Sanremo targato 1967 dove il cantante interpreta con Dalida, cantante nonché compagna di Tenco dell’epoca, il suo inedito “Ciao amore, ciao” che, non essendo stata votata dal pubblico e nemmeno dalla Commissione, provocò il suicidio a colpo di pistola dell’artista.

COME ‘EMILE DURKHEIM CI SPIEGA IL SUICIDIO DI TENCO
Il suicidio di Luigi Tenco non rappresentò la conseguenza ad di un rifiuto nei confronti della vita bensì una sorta di atto di protesta ad un Paese che, in un certo qual modo, non comprendeva la sua arte. Il suo infatti, è inseribile nella categoria del “suicidio egoistico”.
Quest’ultimo rappresenta un piccolo aspetto presente nella ricerca sul suicidio condotta da ‘Emile Durkheim. Sociologo francese nato nel 1858, egli diventa conosciuto specialmente per la sua opera “Il suicidio” dove esamina l’atto in sé e le cause e fattori che spingono a compiere tale azione estrema.
Lo studioso a tal proposito evidenziò tre tipi di suicidio:
-“egoistico””: provocato da una scarsa integrazione da parte degli individui
-“altruista”: causato da una forza eccessiva che le norme esercitano quindi da un’eccessiva integrazione sociale
-“anomico”: determinato dalle situazioni che prevedono un rapido cambiamento sociale
Tra queste possibilità, il caso Tenco è perfettamente riconducibile al suicidio “egoistico” in quanto la sua uccisione è stata scaturita in seguito ad una delusione nei confronti degli italiani che hanno votato “Io, tu e le rose” e per la Commissione per aver scelto il brano “La rivoluzione”. Non essendosi sentito più rappresentato dal suo Paese, Tenco decide di togliersi la vita. Ciò viene esplicato da lui stesso in un bigliettino trovato al momento dell’accaduto
“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi.”

LA SOCIETA’ E IL RUOLO CHE RICOPRE NELLA VITA DELL’INIVIDUO
Personaggio polivalente, artisticamente contraddittorio e criticato, umanamente fragile, in realtà, Luigi Tenco è la dimostrazione di quanto la società, il riscontro da parte degli individui, possano influenzare le scelte che le persone compiano.
Nel caso dell’artista il problema principale era la scarsa integrazione, come affermava lo stesso Durkheim, fattore scatenante il suicidio. Ciò mette in luce il ruolo preponderante che la società odierna, caratterizzata da uno spiccato consumismo ed una omologazione degli individui, ricopre e come essa influenzi le scelte dell’uomo.
L’integrazione sociale, tema spesso ignorato, è sempre stato, è e continuerà ad essere espressione di convivenza pacifica. Un organismo in cui tutti sono ben inseriti va a contrastare il suicidio egoistico di Durkheim e magari chissà, avrebbe forse anche evitato quello dello stesso Luigi Tenco.