Il sogno tra la pittura di Magritte e la psicoanalisi di Jung

Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna: è arte allo stato puro.

Il sogno è necessario all’equilibrio biologico e mentale quanto il sonno stesso, l’ossigeno ed una sana alimentazione. Serve a liberare gli impulsi repressi nel corso della giornata, fa emergere problemi da risolvere, suggerisce nel suo svolgersi alcune soluzioni.   Il sogno secondo Magritte Dapprima avvicinatosi al futurismo e al cubismo, Rene Magritte divenne in seguito uno dei maggiori esponenti del Surrealismo, ”la corrente del sogno”, che sviscera l’onirico riportandocelo alla realtà e che allo stesso tempo mantiene quel gusto e quell’aura di mistero che è sempre presente nel mondo dei sogni. Magritte si rivela l’artista che, spostando di senso i più comuni oggetti, li riporta ad una realtà altra, mostrandoceli nelle loro forme meno banali possibili e invitandoci a guardare sempre con un diverso appiglio le varie situazioni. Ma quando i suoi oggetti si trasformano, si associano e perdono la loro funzione abituale e rassicurante, allora l’osservatore si ritrova di colpo in una nuova realtà, che comincia a sfuggirgli di mano, che non riesce più a controllare. Quando Magritte utilizza la “chiave dei sogni” per spalancare le porte dell’immaginazione, allora le foglie diventano degli alberi le punte delle scarpe si trasformano in piedi umani e il paesaggio rimane definitivamente impresso sui cocci di vetro di una finestra, caduti per terra. Il surrealismo di Magritte è un surrealismo emblematico e nello stesso tempo poetico, fatto di immagini banali e inverosimili, semplici e sconcertanti, che sorprendono la mente e accendono la fantasia. La pittura esplora l’inconscio e il mondo dei sogni, oltrepassando il “regno della logica”, per spiegare il vero funzionamento del pensiero”. L’interpretazione jungiana dei sogni  Per Jung il sogno non poteva essere semplicemente un “appagamento camuffato di un desiderio nascosto”, ma era qualcosa di più complesso: secondo lo scienziato gli oggetti e le persone di un sogno non erano sempre investiti di un desiderio ( sessuale o non ) mancato.
Per quanto riguarda l’interpretazione, Jung sviluppò anche una sua definizione di oggettivo e soggettivo. Si parla di interpretazione a livello soggettivo quando nel sogno, sono presenti elementi che possono essere ricondotti al soggetto stesso, ovvero “le figure del sogno sono certi aspetti della personalità del sognatore”. Nell’ interpretazione oggettiva invece, il protagonista del sogno è casuale e questo è l’ immagine di un’ altra cosa o persona, ma ciò non ha nulla a che vedere con la teoria del travestimento di Freud. Infatti approfondendo il pensiero di Jung si capisce che il contenuto di un sogno, seguendo l’ interpretazione a livello oggettivo, viene scomposto per essere visto nelle sue più parti che rimandano a elementi esterni al soggetto. Occorre sottolineare che le due modalità di interpretazione sono entrambe necessarie per arrivare alla spiegazione totale del sogno, il problema nasce quando in una interpretazione intervengono le mani dell’ analista, creando una tensione tra il sogno e la sua spiegazione. Per riuscire a sciogliere questa tensione che si crea l’emerito psicologo dice: “Dobbiamo maneggiare i sogni con sfumature, come un lavoro di arte, non logicamente o razionalmente. La libido è esclusivamente sessuale?  Il termine “libido” è reso noto da Sigmund Freud, il quale lo utilizza in psicoanalisi per designare la pulsione sessuale. La libido, che ciascuno ha in dotazione dalla nascita può essere investita, verso se stessi o verso oggetti esterni, sia per condizioni congenite (temperamento), sia ambientali. Secondo Freud, la pulsione, che spinge l’individuo verso una meta, vede la sua origine in un eccitamento somatico, la sua meta nel sopprimere tale tensione, il suo oggetto nel mezzo che permette il raggiungimento del fine. La pulsione tende spontaneamente al piacere e solo l’impossibilità di raggiungere l’appagamento qui e ora (‘principio di piacere’) la sottomette alle mediazioni del ‘principio di realtà’. La libido è originariamente contenuta nell’Es, che è la sede di tutte le pulsioni, e solo col tempo investe altre funzioni dell’apparato psichico. Ciò che è importante sottolineare è che dunque, Freud, malgrado i diversi cambiamenti da lui stesso apportati alla sua teoria, considerò sempre irrinunciabile il fatto che la libido avesse una matrice esclusivamente sessuale e la sua intransigenza gli valse la rottura con Jung. Secondo quest’ultimo infatti  il termine ‘libido’ fa riferimento all’energia psichica generale, presente in tutto quello che è ‘appetitus’ o ‘spinta vitale’, non necessariamente sessuale. Il desiderio suscitato dalla libido non è controllato da alcun tipo di autorità, morale o altro: è l’appetito nel suo stato naturale, un bisogno del corpo come la fame, la sete, il sonno, il sesso, oppure gli stati emotivi e affettivi. Per lo psicoanalista svizzero, la libido si esprime solo attraverso i simboli, che mediano fra la parte conscia e la parte inconscia dell’essere umano. In un secondo momento Jung rinunciò al termine “libido”, preferendogli quello di “energia psichica” per intendere ciò che riesce a motivare l’individuo a livello spirituale, intellettuale e creativo.                                                                                                                                                                        Elvisa Pinto

 

 

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