Progresso e persona: fra i Pokémon e il pensiero di Kant

A breve sarà disponibile il nuovo gioco Pokémon. La tecnologia corre e l’uomo resta indietro. Cosa possiamo dire su tutto questo?

Pokémon Spada e Scudo sono i nuovi arrivati in casa Nintendo, non sono ancora disponibili ma fanno già parlare di sé: nuovi pokémon, una nuova mappa esplorabile a trecentosessanta gradi sin dall’inizio ed una grafica che non avremo neanche potuto sognare vent’anni fa. Cosa succede però alle persone in tutto questo? Il progresso arriverà a vertici talmente alti da dimenticarsi dell’uomo?

Un passo indietro: i giochi Pokémon

Nel 1996 la Nintendo lancia sul mercato giapponese i giochi Pokémon. Nel 1998 questi escono dai confini nipponici per conquistare il mondo e restare nella memoria collettiva di tutti. Sin dalla sua prima apparizione su Game Boy Color, il mondo dei ‘Mostriciattoli Tascabili’ (Pocket Monsters, contratto appunto con Pokémon) ha offerto un’esperienza di gioco coinvolgente e gratificante, in cui il player poteva esplorare una mappa sapientemente calibrata, incontrando via via mostriciattoli più forti da far sconfiggere dal proprio Pokémon. Lo schema di gioco è stato sempre lo stesso nei videogiochi principali (vi sono anche altri giochi, come la serie di Pokémon Mistery Dungeon che sono considerabili come Spin-off): il giocatore veniva introdotto a quel mondo dal professore pokémon della propria regione, gli veniva affidato un pokémon iniziale con cui partire all’avventura, la mappa veniva scoperta gradualmente mano a mano che ci si potenziava e l’obiettivo era diventare il campione della propria regione, sconfiggendo tutti i Capipalestra e nel mentre completando il Pokédex della propria regione. Questo schema si è sempre ripetuto in modo invariato, fino ad ora. I nuovi giochi di ottava generazione offriranno un’esperienza di gioco senza precedenti, eliminando l’intro del professore, inserendo da subito misteri e intrighi da risolvere e soprattutto permettendo al giocatore l’esplorazione completa della mappa sin dall’inizio in compagnia (in tempo reale, online) di altri giocatori in tutto il mondo.
Tutto questo è, per un giocatore di vecchia data come me, un sogno che si avvera. Ma il player che c’è in me fa spazio anche al filosofo, che si chiede: dove arriverà tutto questo? Siamo sicuri che l’uomo terrà il passo della tecnologia? Che valore ha la persona all’interno di questa grande prospettiva?

La persona ed il suo valore secondo Kant

Recentemente, a seguito dei due grandi conflitti mondiali, il mondo si è svegliato in un cumulo di macerie, senza più nessun punto fermo a cui appigliarsi, come da un brutto sogno. È dopo questo shock che la riflessione filosofica si è concentrata sulla persona e sull’affermazione dei suoi diritti perché crimini del genere non avessero più a ripetersi. Nonostante in questo periodo ed in questi giorni ci siano stati degli eventi davvero infelici per la nostra storia, la filosofia continua ad interrogarsi sul valore della persona del nostro tempo, persa all’interno del web, come intrappolata in una ragnatela. In tutto ciò le persone sono perse, spaesate, e la tecnologia incentiva ancor di più questo distacco dalla vera essenza della persona che è il vivere concreto. Kant a fine ‘700 aveva scritto centinaia e centinaia di pagine sul pensiero e sull’Io trascendentale ma non si dimenticò della persona, anzi, dedicò innumerevoli scritti all’impiego pratico della ragione, il più famoso dei quali la Critica della Ragion Pratica. Per Kant, l’individuo sa cos’è giusto fare in virtù del proprio imperativo categorico interno, un comando interiore simile concettualmente alla voce della coscienza che però ordina (è imperativo) ciò che bisogna fare, senza però essere condizionato da altro. A sostegno dell’imperativo Kant pone anche la Prova dell’universabilità, cioè bisogna chiedersi “Se l’azione che voglio compiere fosse compiuta da tutti gli altri, che conseguenze si avrebbero?”. Con ciò ci si domanda che conseguenze avrebbero le azioni compiute.
In questo senso la persona ha la certezza di poter progettare il proprio agire perché fondato su premesse certe ed indubitabili, è la persona ad essere metro di misura. Su questi presupposti si fonda la libertà umana e la capacità di progettarsi come esseri attivi nel mondo.

Il filosofo di Königsberg, Immanuel Kant (1724-1804)

E dunque?

Ora sicuramente vi starete domandando “Ma che diavolo centra Kant coi Pokémon?”. Il filosofo di Königsberg non ha nulla a che fare coi Pokémon, ma può farci riflettere sul valore delle nostre azioni in quanto persone che agiscono in un mondo che si allarga ogni giorno di più, in cui la tecnologia arriva dove mai avremmo potuto immaginare, come appunto nel caso dei videogiochi di casa Nintendo. Purtroppo è sempre più evidente che il mondo della tecnologia mette tra parentesi la persona, la rende succube e schiava, fa leva sulla meraviglia (in questo caso verso un nuovo gioco) per catturare l’individuo. Le persone, a differenza di Kant, non sanno più cosa fare, non hanno certezze inamovibili nell’agire come l’imperativo categorico, corrono a seguito del progresso lasciando indietro o dimenticando l’individuo stesso. I videogiochi hanno sempre delle persone che li giocano e il ricordarsi di questo pone i riflettori sulla cosa più importante per un player: se stesso.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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