Fuori dal coro: la complessità linguistica da Noam Chomsky a Willie Peyote

“C’è chi morirebbe per le proprie idee” dice Willie Peyote nel suo ultimo album e dello stesso avviso è Noam Chomsky sul tema della complessità del linguaggio

Il 25 ottobre è uscito “Iodegradabile”, l’ultimo lavoro del rapper torinese Willie Peyote. Le sue canzoni sono un inno alla complessità nella sua forma più pura ed è un album che potrebbe idealmente piacere a Noam Chomsky, noto linguista americano.

Intro

Un minuto e diciannove secondi. Questa è la durata di “Intro”, il pezzo che apre il nuovo album di Willie Peyote: “Iodegradabile”. Ci accoglie una voce calda e rassicurante, introducendoci agli argomenti che andrà via via a sciorinare nel corso di tutta la durata del disco: “Il tema portante della puntata di oggi è il tempo e il rapporto dell’uomo con esso, cercando di rispondere alla domanda: “Sapessimo il tempo che resta, sapremmo davvero usarlo meglio?”. Il rapper torinese ci introduce in questo mondo speciale e così veritiero, in una contemporaneità degradata con uomini degradabili. Già l’artwork della copertina esprime bene questo concetto: siamo tutti impacchettati in un mondo, miseri e in cattività. Ciò che più sorprende, però, di “Iodegradabile” è la sua complessità. L’ultima fatica di Willie Peyote è un album contro la semplicità, ma soprattutto contro le semplificazioni, che tanto piacciono al nostro tempo, ma che in realtà fanno diventare il mondo solamente poco intellegibile.

Il prossimo febbraio Willie Peyote inizierà il suo nuovo tour nei più importanti club italiani (tra le tante città: Napoli, Milano, Bologna, Roma e Firenze)

Qualità linguistica

Come per Willie Peyote la complessità è una cifra stilistica del suo ultimo disco, così lo è anche per Noam Chomsky, linguista attento agli studi proprio sulla complessità del linguaggio umano. Chomsky definisce il linguaggio umano come quanto di più complesso e qualitativamente diverso rispetto a quello animale e che rendono l’essere umano un essere speciale, diverso da tutte le altre specie esistenti sul globo. Il linguista americano nel 1975 scriveva: “Il linguaggio umano è un sistema di rilevante complessità. Guadagnare la competenza del linguaggio è un traguardo irraggiungibile per una creatura non progettata a eseguire il compito in modo specifico.” Com’è noto, Chomsky ha da sempre utilizzato il tema della complessità per andare contro le teorie della selezione naturale. In altre parole, Chomsky ritiene che una facoltà specifica come quella del linguaggio nasca tutta insieme senza alcun tipo di gradualità, refutando così, per forza di cose, le teorie darwiniane sull’evoluzione delle specie. La domanda particolare chomskiana è legata soprattutto ad un fatto: “Qual è il vantaggio comunicativo per un essere umano di possedere solamente una parte, anche esigua, di linguaggio?”. Per il linguista non c’è vantaggio alcuno ed è per questo, quindi, che il linguaggio non può essere evoluto per selezione naturale. È un particolare dispositivo che potremmo definire tutto-o-nulla. O il linguaggio lo si dà tutto insieme, o non esiste affatto, non ci sono mezze misure.

Il linguista Noam Chomsky è professore emerito di linguistica al MIT (Massachusetts Institute of Technology)

Willie e Noam: fuori dal coro

Evitando di fare paragoni azzardati, possiamo, però, compiere, col sorriso, una similitudine: il rapper torinese Willie Peyote e il linguista americano Noam Chomsky sono due personalità fuori dal coro. In “Mango”, Peyote canta: “Io mi sento responsabile di ciò che scrivo” e in “Cattività” attacca: “Ubbidiente e composto mentre cova il suo mostro, lo tiene nascosto. Lo ciba col vuoto, lo cresce, ogni giorno è più grosso. Ma è privo di idee, è privo di forma a seconda chi c’è. È privo di slanci, pensieri più grandi né stima di sé. Ma poi stima di che?”. Per il cantante bisogna tirar fuori il “Mostro” (altro suo brano presente in “Iodegradabile”, ndr.) che c’è in ognuno di noi, non tanto con ferocia, ma più con raziocinio e lealtà. Stesso discorso lo potremmo articolare per Chomsky, il quale si scaglia contro un caposaldo della teoria scientifica come l’evoluzionismo, favorendo un’idea più di stampo innatista. Non solo due personalità, ma anche due voci potenti che sfuggono ad ogni tipologia di catalogazione. Facendo un passo indietro: “C’è chi morirebbe per le proprie idee”. Ecco, da una parte Noam, dall’altra Willie. Due caratteri differenti che vivono in mondi discordi ma con una fermezza encomiabile nel dire la loro, sempre.

 

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