Il Pride month, Over the rainbow e la psicologia ci insegnano ad amare

 

Giugno è il mese del Pride, della ricerca del proprio “mondo arcobaleno” e della lotta per una famiglia, se non biologica, scelta.

Padova Pride, instagram, fotografa Alice Lotto

Il sesto mese dell’anno si tinge di sei colori: anche il 2020, nonostante la pandemia, ha continuato la tradizione del Pride. Manifestazioni, per quanto possibili, strade e monumenti sono diventati di color arcobaleno: si pensi a Milano, alle strade di Padova e, perché no, alla Reggia di Caserta!

Gilbert Baker con la bandiera da lui ideata

Somewhere over the rainbow

Cosa c’è oltre l’arcobaleno?

La bandiera della comunità LGBTQ ( Lesbian Gay Bisexual Transgender Queer) nasce da un’idea di Gilbert Baker. Del perché abbia scelto questi colori non si ha certezza, eppure molti attribuiscono un’associazione a Judy Garland, la Dorothy del Mago di Oz. Icona del mondo gay, la donna è ricordata soprattutto per la ballata “Somewhere over the rainbow” di Harold Arlen, il cui testo canta di un “luogo oltre l’arcobaleno”, un locus amoenus fittizio, dove è possibile ritrovare pace, serenità e la libertà di sentirsi a proprio agio.

Ed è per questo che ogni giugno si ritorna a indossare i sei colori (sarebbero dovuti essere otto, ma si racconta che per l’insufficienza della stoffa, ne siano stati scelti solo 6, eliminati il rosa e il turchese). Ogni giugno si ritorna a indossare i simboli dei valori della vita: si lotta e si gioisce per la natura, la sessualità, la spiritualità, la serenità, la libertà e l’amore.

Striscioni durante manifestazione Pride 2020, pagina Instagram Pride

And the dreams that you dare to dream really do come true

Il mese di giugno non è un mese a caso. La storia lo lega ai moti di Stonewall, i violenti scontri tra gruppi omosessuali e la polizia nel giugno del 1969 a New York. Il 27 giugno 1969, per la prima volta, la comunità gay non rimase a guardare: la leggenda vuole che fu Sylvia Rivera a scagliare il primo colpo levandosi la scarpa col tacco e lanciandola contro un poliziotto.

Oggi non c’è violenza, ma solo il desiderio di mostrare con orgoglio e passione, attraverso scritte su striscioni, cartelloni, bandiere e maglie che:

Non sono nata per condividere l’odio, ma l’amore (Sofocle, Antigone)

L’amore sboccia tra persone e non tra i sessi

L’amore sarà sempre dalla parte giusta della storia

Perché è di amore che si parla, di libertà di amare, essere amati ma soprattutto lasciar amare.

Il Gay Pride non è nato per la necessità di celebrare l’essere gay, ma il NOSTRO diritto di esistere senza persecuzione! Esistere ed essere liberi di scegliere anche la famiglia in cui amare: che sia la famiglia tradizionale del padre e della madre biologici o la famiglia di genitori dello stesso sesso o la famiglia con il singolo genitore o la famiglia adottiva poco importa.

Babies, Netflix

Modern family

Il Gay Pride diventa l’occasione per mostrare il proprio orgoglio gay, ma anche per lottare per i diritti civili e legali. Quali? Quello di essere famiglia: essere genitore è una scelta, e anche la psicologia ce lo dimostra!

La docuserie Babies su Netflix ci mostra i recenti studi sul legame affettivo che si crea tra un genitore e il proprio figlio. Ruth Feldman, direttrice del centro di sviluppo delle neuroscienze sociali in Israele, attraverso studi su campioni di madri, ha scoperto che il legame tra madre e figlio si sviluppa attraverso un aumento dell’ormone ossitocina durante la gravidanza e i mesi successivi alla nascita. Come se il cervello trasmettesse al corpo una profonda gratificazione che aumenta quando madre e figlio sono in contatto. Successivamente si è scoperto che il picco di ossitocina attivi un primitivo complesso cerebrale, l’amigdala. È proprio per questo che sono le madri a non riuscire a dormire quando il figlio rientra tardi la sera, qualsiasi sia l’età, a sentire per prime il pianto dei propri figli nel letto, a mostrare, almeno all’esterno, ansia e preoccupazione maggiore.

Ma i padri? Nel 2000 lo studio effettuato sui padri ha rivelato che, nonostante l’assenza di gravidanza, il livello di ossitocina nella figura paterna raggiungeva lo stesso livello della madre nei mesi successivi alla nascita. Dal semplice cambio del pannolino al diventare figure presenti e attive le azioni rendono la paternità biologica quanto la maternità. Eppure l’amigdala, invece, continua a essere di un quarto più piccola di quella delle madri.

E nelle famiglie in cui non ci sono madri? Nessuno ha uno sviluppo maggiore dell’amigdala? Nel 2010 lo studio effettuato attraverso analisi biologiche e osservazioni di comportamenti ha dimostrato che quando i padri sono i tutori primari l’attivazione dell’amigdala è del tutto uguali alle madri. Ne consegue che la differenza tra genitore biologico e affettivo è totalmente ininfluente: diventare genitore di un bambino è una scelta!

Le famiglie e non la famiglia

Si parla e si deve parlare al plurale! Eppure ci sono persone che ancora pensano ci sia un unico modo di essere famiglia, dove l’uomo è quello che ha lo stipendio più alto e la donna si accontenta di fare un lavoro part-time…Ma che cos’è una famiglia? Per me è tutto ciò che ti fa sentire protetta, tutto ciò su cui puoi contare sempre, e se questa cosa io l’ho vista in tante forme diverse non oso immaginare quante altre ce ne siano. L’ho vista nelle due padrone di casa che avevo a Manchester che vivono insieme da trent’anni…l’ho vista nelle famiglie allargate dei villaggi aborigeni che studia mia madre. Io non sto dicendo che una famiglia sia migliore dell’altra, dico solo che dovremmo accettare l’idea che l’amore possa accettare forme diverse e che dovremmo essere capaci di riconoscerle e accettarle (Eleonora, Skam Italia).

E la prima volta in cui tutti lo comprenderemo, amando senza forma, sarà rivolta!

pagina Instagram Pride

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