Potrà mai il mondo essere salvato dalla crudeltà? Ungaretti e Brunori ci hanno provato con le parole

Ungaretti prova a salvare il mondo dalla crudeltà della Prima Guerra Mondiale con un pugno di poesie. Brunori ancora oggi non riesce a smettere di credere che il mondo possa essere migliore di com’è.

Ungaretti è uno dei poeti più apprezzati del Novecento, ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale come soldato, infatti, la sua è una ”poesia nata sul fronte” dove, tra le atrocità del conflitto, trova spazio la sua poetica capace di dare speranza all’umanità. Anche Brunori SAS nel suo disco A casa tutto bene, in cui affronta tematiche d’attualità piene di paure e ansie del mondo presente, trova in una canzone il modo per esprimere la sua fiducia in un futuro migliore.

L’amore come risposta alla morte

Giuseppe Ungaretti sceglie di arruolarsi come volontario durante la Grande Guerra, ma la vita da soldato non rispecchia le sue aspettative e gli mostra una vita insensata fatta di violenza, morte e poco eroismo. Infatti, sceglie la poesia  come mezzo per testimoniare le condizioni disumane degli uomini al fronte, ma, non solo: questa diventa anche strumento per riuscire a guardare oltre il conflitto, per riflettere sulla bellezza della vita. Tra le varie poesie, una in particolare racconta del poeta che riesce, difronte alla morte, a credere ancora nell’amore: Veglia.

Il testo:

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

La poesia descrive uno dei momenti della vita al fronte: la veglia per un compagno morto. Nella prima parte viene descritto il cadavere dell’uomo con la bocca aperta e lo sguardo rivolto verso la luna. La descrizione non risparmia i dettagli più crudi, dando la possibilità al lettore di immaginare con realismo la scena e di fare i conti con lo strazio della morte. È possibile però dividere la poesia in due parti: se nella prima il tema è la brutalità della guerra, nella seconda parte c’è un elogio alla vita. Infatti, il poeta riesce a scrivere, nonostante la situazione, lettere piene d’amore e dichiara di non essere mai stato così tanto attaccato alla vita. Ungaretti al silenzio della morte e all’insensatezza del conflitto risponde con l’amore che ci rende vivi anche difronte al nulla, che ci fa credere negli esseri umani anche quando attorno a noi c’è solo distruzione.

La magia di Brunori SAS

Brunori SAS prova a dare colore ad un mondo in bianco e nero con la sua canzone Il costume da torero. Il brano fa parte di un disco che ha come tema la paura nelle sue varie forme e in particolare quella verso l’altro, sempre visto come nemico da cui difendersi perché considerato ”diverso da noi”. Il cantautore descrive la realtà come ”una merda” e denuncia, anche lui come Ungaretti, l’insensatezza della vita (scrive: ”Tutto quello che mi passa per la testa sembra avere senso quando penso che la vita forse un senso non ce l’ha”) ma non si arrende allo scorrere delle cose. Nelle strofe della canzone si traveste prima da mago, provando a cambiare il mondo con una magia, poi da poeta cercando di salvare il mondo con un pugno di poesie, e prova in ogni modo a ”dare una forma più bella alla realtà”. Il brano sembra quasi una filastrocca e in alcuni momenti della canzone sono proprio i bambini a cantare, con la loro voce Brunori vuole alludere a quelll’innocenza infantile incapace di immaginare un mondo grigio, come ad esempio quello della guerra. Ma non si può passare tutta la vita a fantasticare una realtà perfetta, purtroppo, lontana da noi, ”non si può nemmeno stare tutto il giorno a disegnare una casetta con il sole quando il sole se ne va”. Cercare la bellezza, quando questa sembra essere svanita, e rincorrerla è ciò che propone Brunori.

Nella parte finale della canzone canta:

Non sarò mai abbastanza cinico

da smettere di credere

che il mondo possa essere

migliore di com’è

 Ma non sarò neanche tanto stupido

da credere che il mondo

possa crescere se non parto da me

Queste parole ci obbligano a metterci in gioco, e, anche se può sembrare banale, l’unica arma che noi abbiamo, per rendere il nostro mondo migliore, perfino contro la guerra, è l’amore. Solo l’amore, e non il disincanto sterile, ci darà la possibilità di riconoscere (e salvare) ciò che di bello la vita ha da offrirci. È stupido arrendersi, è necessario amare.

Colorare il mondo con le parole

Ungaretti e Brunori SAS, dopo aver fatto esperienza del dolore, diffondono messaggi di speranza per l’umanità intera. Ci si domanda spesso se le parole possono davvero salvare il mondo, loro, come tanti altri, ci hanno provato. È necessario testimoniare la crudeltà della guerra, denunciare l’ingiustizia dei propri tempi, ma un poeta o un cantante salvano il mondo quando con un testo riescono a far credere nella bellezza di una vita a colori, a diffondere fiducia in un futuro migliore. Credere nell’amore, come forza capace di cambiare la realtà, è l’unica risposta al mistero della vita, Brunori scrive che ”non bisogna mai essere così cinici da smettere di credere che il mondo possa essere migliore di com’è”.

0 thoughts on “Potrà mai il mondo essere salvato dalla crudeltà? Ungaretti e Brunori ci hanno provato con le parole

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.