Le storie di tre scienziate che ci hanno insegnato ad abbattere i pregiudizi e le discriminazioni: ecco come

 

Che il fuoco eterno della conoscenza possa bruciare e condannare l’unica causa di fallimento e discriminazione: l’ignoranza.

Libertà che fulmina con lo scettro della Ragione Ignoranza e Fanatismo

Quante volte da piccoline volevamo giocare al piccolo chimico ma non era abbastanza femminile e veniva subito rimpiazzato con un cucinino di plastica o con delle barbie da pettinare? Ci vestivano di rosa, ci insegnavano la storiella di Adamo e di Eva, iniziavano a forgiare con questi piccoli gesti la nostra immaginazione e soprattutto la nostra ambizione. Nel 2020 vorrei poter dire che gran parte dei genitori hanno preso coscienza di quanto sbagliato e rischioso sia discriminare l’immaginazione e i sogni del proprio figlio a seconda del sesso, ma la triste verità è che molte bambine vengono ancora private dei loro desideri unicamente a causa di pregiudizi troppo saldamente radicati nella società patriarcale di cui sono vittime. Il passato è intriso di strazianti storie di donne che hanno dato la propria vita per ciò in cui credevano, che sia la patria, la famiglia, l’emancipazione o un Nobel ci hanno insegnato a lottare e a non demordere per ottenere ciò che ci spetta ed è per questo che vanno ricordate ed onorate per sempre.

Rita Levi Montalcini

Rita Levi Montalcini

«L’umanità è fatta di uomini e donne e deve essere rappresentata da entrambi i sessi». Montalcini ha dedicato tutta la vita allo studio e alla ricerca, per questo il suo nome rivivrà per sempre negli annali scientifici e la porterà ad ottenere il premio Nobel nel 1986 grazie alla scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF) avvenuta nel 1953; è una proteina indispensabile per lo sviluppo umano, indirizza e permette la crescita degli assoni, i quali sono parti dei neuroni in cui si propaga l’impulso nervoso. Il fattore di crescita nervoso viene ancora studiato per trovare la cura di alcune malattie come: Alzeheimer e sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Nel 1938 a causa della proclamazione delle leggi razziali le viene vietato di continuare gli studi universitari, ma continua la propria ricerca imperterrita e  temeraria  in un laboratorio privato prima in Belgio poi a Torino. Nel 1986 Rita Levi Montalcini ottenne il premio Nobel per la medicina con lo statunitense Stanley Cohen. Tra le motivazioni per l’assegnazione del Nobel si legge: “La scoperta del NGF all’inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”.

Rosalind Franklin

Dopo la seconda guerra mondiale si specializzò nella tecnica di diffrazione dei raggi X . Nel 1951 utilizzò a Londra un dispositivo che sfruttava tale principio per ottenere immagini di filamenti di DNA, rivelandone per la prima volta la doppia elica. Mauric Wilkins, suo superiore si impossessò dei dati ottenuti per poi consegnarli ai celebri Watson e Crick. I due scienziati elaborarono la teoria del DNA a doppia elica e Franklin se ne rallegrò immaginando che tale risultato fosse stato ottenuto per via sperimentale, ignara del misfatto. I ricercatori non riconobbero l’importanza della sua ricerca, neanche negli annali scientifici venne mai nominata. Rosalind Franklin morì di tumore nel 1958, studiando fino all’ultimo istante il virus della poliomelite e nel 1962 Watson e Crick ottennero il premio Nobel per la scoperta della struttura del DNA.  Ne “La doppia elica” di Watson, la scienziata viene descritta in modo così sprezzante da creare dissenso e disapprovazione per mancanza di etica e professionalità da diversi esponenti della comunità scientifica. Nonostante il Nobel venga assegnato solo a persone in vita, non è stata nominata neanche nel discorso di ringraziamento dei due ricercatori.  A scuola, a liceo e all’università ci viene insegnato e ripetiamo passivamente che la doppia elica del DNA è stata scoperta da Watson e Crick, solo le nuove edizioni dedicano un mini-paragrafo per spiegare l’inganno di cui sono complici. Dopo quasi sessant’anni il nome e la scoperta di Rosalind Franklin devono essere necessariamente riscattate, è impensabile continuare ad assecondare l’oltraggio subito dalla donna che ha rivoluzionato per sempre lo studio del genoma e del DNA.

Ipazia

Ipazia nacque ad Alessandria nel 370, fu istruita dal padre Teone, matematico e stronomo, nonchè direttore della più antica e famosa accademia. Divenne insegnante di matematica e filosofia, divulgatrice ed esponente culturale dell’epoca per la sua bellezza ma soprattutto per la sua saggezza, nonostante fosse ammirata e adulata da tanti personaggi illustri, decise di non sposarsi mai perché “sposata alla verità“. Ipazia si occupò nel corso della sua breve vita anche di astronomia,  meccanica e tecnologia applicata, e si devono a lei alcune invenzioni come:

  • idroscopio: un tubo cilindrico con degli intagli per misurare il peso dei liquidi
  • astrolabio: strumento astronomico per calcolare la posizione dei corpi celesti e per misurare il tempo
  • aerometro: oggetto usato per misurare il grado di condensazione o rarefazione dell’aria

Ipazia era pagana e sostenitrice della netta distinzione tra conoscenza e religione, idea altamente provocatoria che la portò ad una tragica morte nel 412. Fu assassinata da una setta di cristiani, scarnificata ed in seguito bruciata.

Jocelyn Bell Burnell fu un’astrofisica che scoprì  la ripetizione di impulsi di onde radio,  conosciuta come pulsar, peccato che il Nobel sia stato assegnato al suo supervisore Antony Hewish nel 1974. Katherine Johnson è stata una matematica e informatica statunitense,calcolò sia la traiettoria per il primo volo spaziale che   la traiettoria per la missione sulla Luna dell’ Apollo11 del 1969. Entrò a far parte di un team di ricerca maschile della NASA, per questo non ottenne la paga ma chiese in cambio di essere inclusa nelle riunioni di redazione nelle quali nessuna donna aveva preso parte. Personalmente ritengo che nel XXI secolo bambini e bambine siano estremamente sottoposti a giudizi e discriminazioni.  Le tre scienziate citate hanno lottato per il loro ingegno e per ciò in cui credevano, non limitandosi al sesso, culto, colore della pelle o pregiudizi, nessuno ne parla e sono inesistenti nei programmi scolastici ma hanno rivoluzionato per sempre la scienza e l’umanità, rincuorando altre donne a lottare e a riscattare il proprio ingegno.

2 thoughts on “Le storie di tre scienziate che ci hanno insegnato ad abbattere i pregiudizi e le discriminazioni: ecco come

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.