Il postumanesimo e Patricia Piccinini celebrano l’unione etica di naturale e artificiale

Le opere della Piccinini sconvolgono, ma mostrano come la scintilla della sensibilità umana brilli anche negli occhi delle altre (nuove) specie. Il postumanesimo, più direttamente, stabilisce l’intrinseca pluralità dell’essere.

Kindred, 2018

Come può la tecnologia integrarsi nelle nostre vite? Resteremmo umani modificando in modo sistematico il nostro corpo? L’eventualità di nuove formazioni ibride e di cyborg non può essere negata, e in tal caso urge un atteggiamento etico attento al pluralismo.

Uno degli scopi dell’arte non è forse quello di sconvolgere?

Siamo soliti relegare l’arte all’aspetto spontaneo e istintivo della vita, opponendola alla razionalità e all’oggettività. La prima si nutre di sentimenti ed emozioni inspiegabili, le seconde sono capaci di essere intese da tutti in quanto rappresentanti della realtà, scevre dalle esperienze e dai pensieri privati di ciascuno. Ogni tanto, affaticati dal lavoro o dallo studio, troviamo riparo nelle bellezze dell’arte, che pare ci parlino direttamente, facendo capo ad un linguaggio in cui non esistono le categorie di vero e falso, giusto e sbagliato. La flessibilità e la docilità con cui l’estetica entra nelle nostre vite ci fa credere che essa sia facilmente decifrabile, tuttavia non è sempre così. Ce lo spiega Patricia Piccinini, le cui opere sono tutt’altro che semplici da comprendere o anche solo da ammirare: “It takes a while to get to the idea. It’s not easy.”. La scaltrezza con cui l’artista rappresenta forme agghiaccianti e realistiche al contempo, la bellezza dell’eccessivo e dell’assurdo, è capace di catturare l’attenzione di spettatori ormai abituati a un susseguirsi di stimoli visivi: per un attimo il corso delle loro vite si blocca, perché ci si trova costretti a cercare i motivi che animano tali forme artistiche. Le visibili parvenze animali si trovano omogeneamente intrecciate ad evidenti sagome umane, per cui sorge immediatamente l’intuizione di una sorta di ibridazione interspecie. L’interesse della Piccinini, di origini australiane, è quello dell’incontro della tecnologia con la vita umana e la natura in generale: dove può portare lo sviluppo tecnico applicato alla modifica di ciò che la natura ha predisposto?

The Naturalist, 2017

Il postumanesimo diffonde una nuova eticità caratterizzata dalla pluralità

Gli stessi temi vengono affrontati da una vera e propria corrente di pensiero che prende il nome di postumanesimo. Come il termine lascia intendere, essa mette in discussione e supera quelli che sono i caratteri di un umanesimo che pone al centro dei suoi interessi la valorizzazione dell’uomo e delle sue potenzialità. Ci si chiede ora come l’informatica e le biotecnologie possano rapportarsi con l’essere umano: toglierlo dal piedistallo su cui era stato posto significa scoprirne i punti deboli e le manchevolezze, al fine di superarle grazie alle nuove tecnologie. Basta giustificare la sensibilità e le debolezze, secondo i postumanisti è necessario agire integrando la natura con i frutti di ciò che essa stessa ha donato all’uomo: la razionalità e l’inventiva. In questo senso si prospetta un intervento della tecnologia in quello che è il corso naturale del corpo umano, ma migliorarlo significa anche modificarlo: la non completa conoscenza del funzionamento della biologia potrebbe tradursi in esiti inaspettati e incontrollabili, portare alla formazione di ibridi e nuove specie. Il postmodernismo risponde anche a questa eventualità con l’affermazione del valore del diverso, inteso come parte integrante dell’essere stesso, pertanto inconciliabile con istinti di esclusività e intolleranza. Stando così le cose, diventerà impossibile anche solo immaginare un modello al quale rifarsi nella costruzione della propria vita: lo scegliere un particolare elemento come punto di riferimento rappresenta già di per sé la formazione di una gerarchia, sulla quale basarsi per concepire l’uguale e il diverso.

La Piccinini fa prendere coscienza dell’istintività della cura

Scardinando i concetti tradizionali di identità e alterità, il postumanesimo si sobbarca l’onere di una visione ontologica pluralistica, in cui ogni essere rappresenta l’identità con e solamente con se stesso, viene considerato in quanto unico e accettato dalla comunità in quanto tale. La fattibilità pratica di una simile concezione, che diventa dunque politica, deve rendere conto della difficoltà di mantenimento dell’ordine sociale. Certo, considerando l’uomo ormai in consonanza con gli strumenti tecnologici con cui vive in simbiosi, probabilmente basterebbe aggiornare qualche applicazione in modo che ci fornisca indicazioni su come comportarci in base alle necessità economiche e sociali del momento. Tuttavia appare evidente il bisogno di una riconfigurazione etica dell’uomo, poiché l’unico principio di tolleranza nei confronti di tutto e tutti porterebbe necessariamente ad un ordine nuovo, se di ordine si può parlare. La questione rimane aperta, ma le riflessioni più concrete sono proprio quelle messe in campo dall’arte, un’arte che riflette su questi temi, che va oltre il sentimentalismo e prevede alcune possibili derive biotecnologiche. In questo senso le opere di Patricia Piccinini mostrano dei corpi deformati, anomali e inquietanti, i cui sguardi sono tuttavia umani: in certi casi si prova nei loro confronti un sentimento di tenerezza e dolcezza. In tal modo la Piccinini riesce perfettamente a rendere spontaneo ciò che per il postumanesimo è un imperativo morale: l’accoglienza del diverso.

The Long Awaited, 2008

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